Direttiva nitrati: Confagricoltura Pc, decisione indifendibile nel momento della crisi

stallaCompito della politica è risolvere i problemi del proprio Paese e non interpretare norme comunitarie dal punto di vista della loro ineludibilità, perché se questo fosse il ruolo, potremmo tranquillamente farne a meno. Così Confagricoltura Piacenza ribadisce la sua posizione nei confronti della decisione assunta dall’Assessore Regionale all’Ambiente di non recepire il decreto nazionale che sospende, per il tempo massimo di un anno, la distinzione tra zone vulnerabili ai nitrati e non. Distinzione non da poco, visto che implica una diversa gestione agronomica e costi aziendali più elevati per chi è in zona vulnerabile. “Non si possono assumere decisioni affrettate – commenta Enrico Chiesa, presidente di Confagricoltura Piacenza – è necessario entrare nel merito delle questioni e considerare l’utilizzo dei sottoprodotti come apporto di sostanza organica ai terreni, non solo e semplicisticamente come fonte d’inquinamento delle acque. Se non inizia a passare il concetto che l’attività agricola determina un’azione positiva e si pensa che l’attività zootecnica sia solo una fonte d’inquinamento si perseguirà l’unico risultato di ammazzare le imprese senza migliorare l’ambiente”.
“La direttiva nitrati – spiega il Direttore dell’Associazione, Luigi Sidoli – ha sin dalla sua origine causato gravi danni alla zootecnia italiana e la sua riscrittura è ineludibile, anche per togliere il dubbio che specifici strumenti in campo ambientale possano nascondere, in realtà, strategie economiche per riposizionare determinate produzioni a livello continentale”. “Prima di tutto noi non danneggiamo l’ambiente – sottolinea Filippo Gasparini, Presidente della Sezione Lattiero-casearia di Confagricoltura Piacenza – in secondo luogo sono in corso studi per ridefinire le zone vulnerabili in modo più razionale senza trasgredire la direttiva. La posizione dell’Assessore è incomprensibile. Con le aziende in crisi nera, il Governo di larghe intese ci stava dando una mano per il bene del Paese e, a livello regionale, si sarebbero dovuti valutare tutti gli aspetti, compresi quelli afferenti la sfera dei bisogni e delle attività umane, fino a prova contraria aventi ogni ordine di priorità, prima di partire a spada tratta con posizioni dal sapore ideologico. La decisione causerà solo la chiusura delle imprese”. “Le delimitazioni sono eccessive – ribadisce Chiesa – chiediamo una definizione più razionale delle arre vulnerabili ai nitrati. La norma europea, inoltre, impone che vengano individuate queste aree, ma non si occupa di delimitarle a livello locale. La sospensiva del Decreto Sviluppo non è tesa all’elusione della direttiva”. Nel maggio 2011 è stato raggiunto un accordo sotto l’egida dei Ministeri dell’Agricoltura e dell’Ambiente e delle Regioni del bacino padano, con l’obiettivo di adeguare le delimitazioni delle zone vulnerabili alla realtà attuale e di considerare anche le altre fonti di apporto di sostanze azotate, tra le quali gli scarichi civili e quelli industriali: è quello l’obiettivo a cui lavorare. “Siamo sull’orlo del baratro con la disoccupazione che cresce ogni giorno – evidenzia Gasparini – reclamiamo a gran voce una politica che agisca per il bene del Paese, e non, come talvolta appare, in modo sistematico contro gli interessi delle imprese”.

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