Dop e doppioni: il san Daniele sfida la sua imitazione canadese

DOPeIGPOgni anno le imitazioni danneggiano l’export agroalimentare italiano per milioni di Euro, minacciando soprattutto i prodotti Dop e Igp del nostro paese che rappresentano da soli il 38% in valore delle produzioni tutelate dalla Comunità Europea e un fatturato di 6 miliardi. Un danno da cui è difficile difendersi, perché spesso perpetrato con mezzi ai confini con la legalità, ad esempio registrando marchi che ammiccano al prodotto italiano di qualità.
Il Consorzio del Prosciutto di San Daniele in collaborazione con AICIG (Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche) ha avuto però un’idea originale per dare al consumatore la percezione esatta del problema, organizzando una degustazione comparata tra il prosciutto originale e una sua imitazione. E’ nato così, l’incontro per la stampa e gli operatori del settore dal titolo DOP e DOPPIONI che si è tenuto ieri pomeriggio nella sede romana della AICIG di via XX Settembre 98/g e che ha messo a confronto la celebre DOP Friulana con un prosciutto canadese che viene commercializzato come “San Daniele”.
“Il caso del Prosciutto di San Daniele è particolarmente significativo – ha commentato il Presidente di AICIG Giuseppe Liberatore al termine dell’incontro – perché è un esempio di come all’estero, in assenza di adeguati strumenti legislativi di tutela per i nostri prodotti, si renda possibile produrre e commercializzare qualcosa che non solo sfrutta l’italiansounding ma addirittura si appropria dei loghi che lo identificano. Uno degli obiettivi principali di AICIG è proprio quello di contrastare questi fenomeni, e lo fa battendosi quotidianamente anche in sedi internazionali perché venga riconosciuta la massima tutela alle eccellenze rappresentative del made in Italy agroalimentare. Questo incontro è servito non solo a mettere al centro dell’attenzione l’importanza della denominazione, ma ha altresì ribadito la necessità di lavorare insieme per garantirne la protezione”.
Il caso della nazione nord americana è dunque un buon esempio delle problematiche che incontrano le DOP italiane in giro per il mondo. Dagli anni ’70 infatti la St. Maria Foodsltd di Brampton utilizza la denominazione “San Daniele” grazie a una registrazione del marchio in Canada che viene apposto su prosciutti crudi, mortadelle e speck, tutti però prodotti localmente. Un’attività che contribuisce per circa il 50% al giro di affari dell’azienda stimato in 1 miliardo di dollari canadesi (ca 748 mln di Euro). Ma non è soltanto il nome a essere fuorviante: loghi e immagini che compaiano sulle pagine web dell’azienda, e tutto il contesto grafico, evocano in maniera inequivocabile la vera città di San Daniele con la raffigurazione dei luoghi fisici come le colline, il paese e le Alpi che si trovano in provincia di Udine.
“E’ importante realizzare iniziative come questa – ha affermato il Direttore del Consorzio del Prosciutto di San Daniele Mario Emilio Cicchetti – perché consentono di portare a conoscenza dei media la problematica facendo toccare con mano le differenze. La produzione italiana di DOP e IGP costituisce un asset della produzione industriale del nostro paese oltre che un importante comparto per le esportazioni. Tutelare i marchi e le denominazioni italiane all’estero costituisce un primo importante passo per sostenere il settore ed incentivare l’export”.
Durante l’incontro di ieri, la differenza l’ha fatta soprattutto il gusto. Per la prima volta, infatti, si è resa possibile in Italia una degustazione comparata dei due prodotti nelle stesse condizioni e si è potuto apprezzare come in realtà l’origine geografica della produzione dia risultati anche organolettici molto differenti.
Problematiche simili a quella del Prosciutto di San Daniele in Canada si riscontrano un po’ per tutte le DOP italiane nel mondo e questo incontro ha rappresentato il primo passo per una serie di confronti simili, destinati a educare il consumatore e a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tutela di quello che è un inestimabile patrimonio italiano.

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