Dopo Expo, più innovazione e internazionalizzazione per l’agroalimentare dell’Emilia-Romagna

IMG_9171 L'eredità di EXPO per agricoltura E.R. foto Dell'Aquila Fabrizio“Qualità, innovazione, internazionalizzazione. La direttrice di marcia è questa e va  perseguita velocemente, insieme al Governo e alle imprese. A partire dall’agroalimentare, che è la seconda voce del nostro export. A fine 2016 saranno già emessi bandi per circa 1 miliardo di euro (dei complessivi 2,5 miliardi di fondi europei a disposizione da qui al 2020), perché vogliamo agire con velocità, per superare definitivamente la crisi e creare posti di lavoro, a partire dall’agricoltura, un settore il cui valore aggiunto nel 2015 è cresciuto del 3%”.
Lo ha detto il presidente della Regione Stefano Bonaccini, aprendo questa mattina a Bologna i lavori del convegno “L’eredità di Expo per l’agricoltura dell’Emilia-Romagna”. Bonaccini nei prossimi giorni sarà, come presidente della Conferenza delle Regioni, in Kazakhstan nell’ambito di una missione istituzionale del Governo italiano, in vista dell’ appuntamento di Expo 2017 nel Paese asiatico.
A Milano l’Emilia-Romagna e il suo sistema agroalimentare sono stati tra i protagonisti. Il convegno bolognese, che ha chiamato a raccolta il mondo dell’agricoltura e dell’agroalimentare emiliano-romagnolo , è servito per fare il punto su progetti e strategie. Con un obiettivo: valorizzare al meglio l’esperienza dell’Esposizione milanese, per sostenere la propensione all’export e all’innovazione del sistema produttivo emiliano-romagnolo.
Un impegno questo che è stato ribadito anche dal ministro delle Politiche agricole e forestali Maurizio Martina in un intervento video. Tra i temi su cui il Governo è impegnato – ha spiegato il Martina– l’internazionalizzazione, forte di un export che nel 2015  ha superato i 36 miliardi di euro, il ricambio generazionale in agricoltura e la questione organizzativa con  la nascita del Ministero  dell’ agroalimentare. “Credo che la collaborazione tra Regione Emilia-Romagna e Governo sia cruciale – ha detto Martina – e ci sono le condizioni per attuarla”.
Nel mondo il made in Emilia-Romagna è sinonimo di qualità dei prodotti, attenzione all’ambiente, sicurezza alimentare, distintività. Con una filiera  agroalimentare che da sola vale circa il 20% del totale nazionale, l’Emilia-Romagna è prima in Europa per prodotti Dop e Igp (42 con il recente ingresso del Pampapato ferrarese). Le prime quattro indicazioni geografiche emiliano-romagnole (Parmigiano Reggiano Dop, Prosciutto di Parma Dop, Aceto balsamico Igp e Mortadella Bologna Igp) rappresentano oltre il 40% del valore complessivo nazionale. Elevata  la propensione all’export con un valore di  5,5 miliardi di euro.

L’impegno della Regione
“A fronte di una domanda interna sostanzialmente stabile, la nostra prospettiva è sui mercati esteri e qui il potenziale è enorme – ha detto l’assessore regionale all’agricoltura Simona Caselli nella sua relazione introduttiva –  a fronte di un buon andamento dell’export complessivo, sono però ancora tante le aziende che non vanno all’estero. Al mondo produttivo chiediamo di condividere una strategia comune, perché se ci muoviamo come sistema, all’interno di una prospettiva nazionale, saremo più forti.” Caselli ha sottolineato l’impegno della Regione, sia intensificando l’attività di “diplomazia agroalimentare” e le relazioni istituzionali; che spingendo forte sull’innovazione,  un settore per il quale  sono a disposizione, da qui al 2020, 50 milioni di euro  grazie al Psr. Destinatari i Goi, ovvero i Gruppi operativi per l’innovazione, inedite alleanza tra mondo della ricerca e aziende agricole. Oltre12,6 milioni di euro sono già stati stanziati e  il termine per presentare le domande scade il 31 marzo.
Tra i settori su cui Caselli ha rivendicato l’impegno della Regione  il sostegno all’identità del territorio e dei suoi prodotti e dunque “il presidio della reputazione che è ciò che ci precede quando affrontiamo un nuovo Paese”.
Per quanto riguarda il sostegno più diretto all’export, oltre alle risorse del Psr per la promozione sui mercati europei e le nuove strategie di commercializzazione, anche con un approccio di filiera, ci sono per il 2016  17 milioni di euro destinati all’internazionalizzazione, anche del settore agroalimentare. Come ha spiegato l’assessore regionale alle attività produttive Palma Costi verranno finanziati  bandi di promozione dell’export, sia sui mercati europei che extraeuropei, anche per piccole e medie imprese non esportatrici oltre che consorzi export e partecipazioni fieristiche. “C’è un bacino di 20 mila imprese che solo occasionalmente esportano”, ha spiegato Costi ed è lì che deve concentrarsi l’azione della Regione.
Il supporto  della Regione passa anche attraverso la fornitura di servizi, quale quelli di Ervet (scouting, analisi Paese, ricerca finanziamenti e progettazione interventi) e del servizio Fitosanitario per il superamento di quelle barriere non economiche che rappresentano uno dei principali ostacoli per la penetrazione dei prodotti agroalimentari sui mercati extraeuropei.
Dall’Europa è in arrivo il “Pacchetto promozione” che metterà a disposizione 200 milioni di euro all’anno.  Lo ha ricordato l’europarlamentare Paolo de Castro, che ha sottolineato la necessità di un maggior impegno come  sistema Paese sul fronte degli accordi internazionali, a partire dalla tutela delle indicazioni geografiche nel TTP, il trattato di libero scambio tra Stati Uniti ed Unione Europea.
Tra le attività di sostegno all’export, su cui si è soffermato il presidente di Unioncamere Maurizio Torreggiani, il programma Deliziando in collaborazione con la Regione. Usa, Canada, Cina, Hong Kong, oltre all’Europa le aree verso cui si concentrerà nel 2016 l’attività di incoming, formazione e  promozione, oltre alle missioni e alla partecipazione a fiere internazionali di settore a New York e a Parigi. Nel 2015 l’attività di Deliziando ha coinvolto 128  aziende, 46 buyer esteri e si è tradotta in 534  incontri b2b.

Il convegno, è stata anche l’occasione per promuovere un confronto diretto con il mondo delle imprese e del no profit. A portare la loro esperienza diretta sui mercati esteri  Luigi Scordamaglia (Inalca), Maurizio Gardini (Conserve Italia), Gianpiero  Calzolari (Granarolo), Sara Roversi (Future food institute),  Tommaso Lo Russo ( Romagna Coop food), Stanislao Fabbrino (Mulino alimentare) Giovanni Beccari (Cefa), Lucio Cavazzoni (Alce Nero). 
“Quella di Expo  è stata una sfida vinta – ha detto il segretario generale di Padiglione Italia Fabrizio Grillo chiudendo i lavori – ora bisogna insistere puntando su ricerca, tecnologia, educazione e valorizzazione delle  tradizioni alimentari del nostro Paese”. 

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