Dozza : Arzdôre in festa per celebrare la tradizione della famiglia contadina

La famiglia era il cardine dell’intera società, in genere molto numerosa, perché per poter lavorare la terra (allora non c’erano mezzi meccanici) occorrevano molte braccia. E sotto lo stesso tetto convivevano più generazioni, guidate tutte dall’uomo più esperto ed anziano, l’arzdôr (il reggitore), che dirigeva il podere ed intratteneva i rapporti col proprietario terriero o col fattore, secondo il contratto di mezzadria. Accanto a lui la moglie, l’arzdôra, guidava l’economia domestica, aiutata da nuore e figlie, provvedendo a tutte le necessità della numerosa famiglia. Si lavorava da bur a bur (da buio a buio), cioè dalle ore precedenti l’alba fin dopo il tramonto del sole; si cercava di andare d’accordo e di collaborare nell’interesse di tutti. Una figura quella dell’ arzdora , su cui si e’ scritto molto e che rimane punto di riferimento anche in alcune famiglie contadine di oggi, tanto che Forli’ nel 2006 ha inaugurato un monumento all’emblematica figura della donna romagnola nella quale possono identificarsi tutte le donne”. E Dozza, antico borgo medievale sulle colline imolesi , ripropone ogni anno la Festa delle Arzdôre , che in questo 2011 festeggia la 21 a edizione nel primo week end di settembre.
Venerdì 2 settembre 2011 tutti a tavola a Dozza con la tradizionale Festa della Arzdôre, promossa dal Comitato Arzdôre in collaborazione con il Comune di Dozza e la Fondazione Dozza Città d’Arte. Gli stand gastronomici, con cucina tipica romagnola, apriranno ai buongustai venerdì 2 settembre alle ore 18, l’appuntamento proseguirà poi sabato 3 dalle ore 18, e si concluderà con il doppio appuntamento di domenica 4: l’apertura degli stand alle ore 12 e alle ore 18.Il successo della Festa, dicono le Arzdôre, è dovuto al coinvolgimento di tutto il paese, oltre allo scopo benefico dell’iniziativa; negli anni le Arzdore sono riuscite a dare un consistente aiuto finanziario a varie Associazioni locali.Durante la manifestazione sarà aperta e visitabile, presso la sala Parrocchiale, l’esposizione sulla tradizione del cucito e del ricamo:Filare, tessere, cucire…Strumenti tradizionali di lavoro dalla Raccolta Piersanti. Domenica 4 settembre, nel centro storico di Dozza vi sarà l’esposizione del coltello costruito a mano e alle ore 16 si esibirà in Piazza Zotti il Corpo Bandistico Folcloristico Dozzese.
Arzdôra che rappresenta un mito di Romagna , insieme agli ottimi piatti che preparava complice il suo matterello. Alla reggitrice della casa , il cui compito testuale era “provvedere al mantenimento del pollame e dei maiali”, venderli al mercato e col ricavato di questi commerci comprare olio, sale, e quanto poteva servire alla famiglia, sono state dedicate dicevamo libri, brani, poemetti , citazioni e poesie:
Nel poemetto “La Cerere della Romagna” di Giuseppe Mengozzi si legge: “… all’azienda interna qual regina presiede, ed al pollaio, cui nutrimento da’, vige, governa; l’ova raccoglie, e al fin di febbraio porle a covar; cucina e rigoverna, cura la biancheria, spazza il solaio, tesse, fila e cuce abiti, rammenda, tosa, munge, fa il cacio e la polenta…”
In un ammonimento della saggiaesperienza del popolo:
Quand che l’arzdôra la va ala campâgna
la perd piò che la ‘n guadâgna.
(ovvero Quando la massaia va a lavorare nei campi è un danno per la casa).

Alla reggitrice, anche una dedica poetica in dialetto romagnolo
La dôna rumagnola l’è l’arzdôra
e tôt e’ dé par ca’ li la lavôra,
da la maténa prèst a nòta fônda
l’è sémpr’ in muvimént cumpâgna a l’ônda.
Dla ca’ la j è la sérva e la padrôna,
quéla ch’la râgna e sôbit la pardôna,
parchè se int una ca’ u n’gn’è l’arzdôra
tôt la faméja la j andrà in malôra.
Néca se e’ rumagnol l’è ad tèsta dura
l’ha vôja ad dì’ dal fol, e’ cmânda fura,
parchè se j ôman j vô’ fér i dur
s’la s’instizéss la ciapa int e’ s-ciadur.
Ma e’ mônd u s’è cambié mì vecia arzdôra
al zôvni fura ad ca’ in cù al lavôra
e cun e’ fat d’andér a lavurê’
in ca’ a gli a n’spiâna piô gnânch da magné.
Icè t’cì incôra tè, mì vecia arzdôra,
quéla che par la ca’ la fa incôra,
néca s’t’cì vecia e straca t’a t’cunsul
d’èssar la mâma incôra di tu fiul.
Cun la malincunì de’ témp passé
t’a t’guérd atôrna a e’mônd ch’u s’è cambié
e déntr’ad tè t’suspir, ma t’cì cunténta
d’èssar la mâma incôra dla tu zénta
e par e’bé’ dla ca’ e di tù fiul
t’cì sémpar tè incôra che t’lavur:
de’ tu lavôr, ad tôt al tu virtô
j s’n’adarà quânt t’a gni saré piô.

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