Cia: è sempre crisi per il pomodoro da industria

E’ sempre emergenza per il pomodoro da trasformazione. Una situazione complessa determinata da molteplici cause che vanno affrontate al piu’ presto, sostenendo, in primo luogo, il reddito degli agricoltori che si sono visti rifiutare il prodotto (o accettarlo a prezzi stracciati) da parte di molte industrie meridionali. E questo nonostante i contratti firmati la scorsa primavera. E’ quanto evidenziato oggi dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori durante l’audizione presso la Commissione Agricoltura della Camera. Tra i motivi che hanno provocato l’attuale difficile situazione del settore ci sono – rimarca la Cia- le conseguenze della sovrapproduzione del 2009 (sia a livello nazionale che mondiale), che hanno comportato problemi di smaltimento delle giacenze di prodotto presso le industrie. Contemporaneamente, il mercato al consumo per il pomodoro trasformato, al pari degli altri prodotti agricoli, risente della crisi e registra prezzi decrescenti per tutti i suoi derivati. Fondamentale nel calo dei prezzi e’, anche in questo comparto, il ruolo della Gdo (Grande distribuzione organizzata) che gestisce a suo piacere listini e promozioni del prodotto.
Uno scenario, dunque, pieno di ombre e di grandi incertezze per i produttori. Per questo la Cia -come e’ stato rilevato durante l’audizione parlamentare- propone di rafforzare gli strumenti di regolazione del mercato per la prossima campagna, tenendo conto, tra l’altro, che nella prossima annualita’ non vi sara’ piu’ l’aiuto comunitario parzialmente accoppiato e verranno a mancare cosi’ una serie di obblighi e adempimenti comunitari. Per tale motivo dovra’ essere posta la massima attenzione ai contenuti del contratto-quadro che dovra’ essere stipulato entro il prossimo mese di gennaio dalle rappresentanze della filiera con l’importante supporto istituzionale del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.
Comunque, per la Cia le sanzioni (oggi in parte mancanti) alle industrie che non rispettano i contratti, dovranno essere chiaramente specificate dal contratto-quadro e rese obbligatorie per la stipula dei singoli accordi bilaterali.
La Cia chiede, inoltre, che non venga applicato in alcuni casi il decreto ministeriale che pone dei vincoli (minimo 70 per cento) rispetto alle rese medie regionali affinche’ i produttori possano percepire l’aiuto accoppiato. Il decreto prevede, solo casi di eccezionalita’ e forza maggiore e, quindi, si dovra’ lavorare su questo versante. Altro punto fondamentale e’ che il governo italiano si impegni in tempi brevi a far adottare dalla Commissione europea il testo di regolamento sull’origine della materia prima per i derivati del pomodoro, che e’ in Comitato di gestione gia’ da 15-16 mesi. Con questa etichettatura il pomodoro trasformato italiano potra’ essere maggiormente difeso da truffe sia in Italia che all’estero.
E proprio riguardo all’import massiccio di prodotto dalla Cina, e’ importante che il ministero attui un monitoraggio continuo su tutti i campioni per controllare adeguatamente il mercato e individuare prontamente le irregolarita’.
Certamente sono molte le perplessita’ sul futuro, soprattutto sul 2011, quando il sistema dovra’ operare in un regime di disaccoppiamento totale. Il primo, elementare obbligo della filiera -sottolinea la Cia- sara’ quello di non sgretolarsi. Prima della navigazione a mare aperto e’ auspicabile, quindi, che essa tenda autonomamente a rinsaldare i propri vincoli, eliminando alcune sacche di arretratezza che ancora persistono, soprattutto in ambito industriale e, in particolare, nel Mezzogiorno. (AGI)

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