E’ arrivata la “galaverna”

galaverna3Non si vede spesso, ma oggi in molte aree della pianura padana e nelle colline, e’ tornata, si tratta della “galaverna”, uno dei fenomeni meteorologici piu’ spettacolari, e piuttosto rara. Ecco quel che fu scritto di una famosa “ondata” di galaverna che arrivo’ in Polesine all’inizio del 2000 : “ La Galaverna ha bisogno di determinate caratteristiche non sempre così facili da ottenere, prima tra tutte ci deve essere nebbia, quindi nuvolosità di tipo basso, in secondo luogo c’è bisogno di una temperatura negativa, in terzo luogo ma questa condizione è la meno importante, ci vuole una certa bava di vento, avendo queste tre caratteristiche si può dare il via allo spettacolo bianco; le microscopiche goccioline d’acqua che formano la nebbia, sospinte dal vento impattano contro gli oggetti che si trovano davanti ad esempio, alberi, rami, foglie ecc…, e grazie alla temperatura negativa si depositano cristallizzandosi, questo deposito di ghiaccio aumenta fino a che le condizioni di temperatura e umidità lo consento, naturalmente maggiore è la durata e maggiore sarà lo spettacolo.”
Il dizionario “Sabatini Coletti” ne da questa definizione: Ghiaccio che si forma su alberi, foglie e oggetti rimasti all’aperto. E in effetti la galaverna è un deposito di ghiaccio in forma di aghi e scaglie che si produce quando la temperatura e’ sotto lo zero e nell’aria aleggia la nebbia. Un rivestimento cristallino e opaco che si forma attorno alle superfici(rami,alberi, fiori, ma anche panchine o pali della luce!) , e si forma in le goccioline d’acqua in sospensione nell’atmosfera possono rimanere liquide anche sotto zero (il cosiddetto stato di sopraffusione) . Uno stato instabile tanto che appena le gocce toccano una superficie solida si trasformano appunto in galaverna. Questo passaggio dallo stato liquido allo stato solido richiede piccole dimensioni delle gocce di nebbia, temperatura bassa,ventilazione scarsa o assente , accrescimento lento e dissipazione veloce del calore latente di fusione. La galaverna non va confusa con la brina, che si forma invece per il brinamento del vapore sulle superfici raffreddate a causa della perdita di calore per irraggiamento durante la notte. Per questo la brina e’ molto piu’ diffusa rispetto alla galaverna, un fenomeno atmosferico che addirittura pareva scomparso negli ultimi anni, fatto imputato ai mutamenti climatici.
Tra gli altri effetti suggestivi abbiamo le Gelate: formazioni di ghiaccio, simili alla galaverna, che si producono in assenza di nebbia con temperature molto basse e un’alta umidita’ relativa dell’aria, superiore al 90% .
La calabrosa invece è un deposito di ghiaccio che si produce in caso di nebbia sopraffusa , cioe’ con temperatura inferiore a 0°c, generalmente tra -2 e -8, e si produce per la solidificazione rapida di gocce grosse di nebbia sopraffusa. La differenza e’ di carattere estetico rispetto alla galaverna: non aghi di ghiaccio, ma una crosta di ghiaccio granulosa simile a una spugna gelata, e questo a causa delle bolle d’aria all’interno. La densità è maggiore della galaverna, per cui è molto dannosa per i cavi elettrici e rami di alberi.
Si tratta comunque di differenze non cosi’ sostanziali, tanto che il termine “calabrosa” deriva dal dialetto bresciano e significa appunto in genere “grande brinata” o sostituisce nel gergo comune proprio la “galaverna”
Abbiamo poi il ghiaccio chiaro, detto anche ghiaccio vitreo : un deposito di ghiaccio liscio , compatto e molto aderente ,che si forma per congelamento di grosse gocce di nebbia sopraffusa sulle superfici rialzate , con una temperatura compresa tra 0 e -3 °C, senza bolle d’aria ne’ impurità. Può formare accumuli molto pesanti. Si sostiene anche che solo la galaverna di pioggia (o il gelicidio) può determinare grossi problemi. La galaverna di nebbia, invece, risulta solo un fenomeno molto bello a vedersi e assolutamente innocuo.

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