E’ straniero il 6,5% dei lavoratori della pesca

Senza i 2.500 lavoratori extracomunitari residenti in Italia, molte imbarcazioni di tante marinerie non potrebbero salpare perche’ non raggiungerebbero il numero minimo legale previsto per l’equipaggio che varia in base alla lunghezza e al tipo di pesca. Lo afferma in una nota la Federcoopesca-Confcooperative, a proposito dei dati Istat sulla presenza degli immigrati, precisando che rappresentano circa il 6,5% del totale degli occupati nel settore della pesca, percentuale raddoppiata negli ultimi sei. Si tratta di persone provenienti sopratutto da Tunisia, Marocco, Algeria e Senegal, concentrate sopratutto nei porti dell’Adriatico dove si pratica lo strascico, da Porto Garibaldi, a Fano, Rimini, Termoli, Molfetta e naturalmente a Mazara del Vallo in Sicilia in cui e’ presente la piu’ grande comunita’ tunisina in Italia, in gran parte impiegata nella pesca. In base al codice di navigazione, precisa Federcoopesca, nella pesca gli stranieri possono svolgere solo mansioni di bassa forza, cioe’ non possono essere ne’ armatori ne’ comandanti, perche’ non possono sostenere l’idoneita’ per qualifiche professionali riservata solo ai lavoratori comunitari. ”E’ un lavoro di fatica e le giovani generazioni di italiani non lo vogliono piu’ fare anche se la paga e’ buona – sottolinea il presidente Federcoopesca, Massimo Coccia – spesso si esce all’alba, si sta in mare fino a 12 ore e si riparte anche dopo quattro giorni di fila; ci vuole grande determinazione e capacita’ di adattamento”.(ANSA).

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