E’ tempo di lambrusco : nasce il simposio

Pederzana, Villa di Corlo, Fiorini, Ca’ Berti, Paltrinieri, Fattoria Moretto, Podere il Saliceto, Francesco Vezzelli: otto vignaioli uniti da una passione comune quella della produzione di Lambrusco di qualità . Produttori ma prima di tutto amici che hanno sentito la necessità di confrontarsi, esprimersi, dialogare, ritrovarsi sull’argomento Lambrusco a tutto tondo, dalle migliorie in vigna, alle innovazioni in cantina fino alla valorizzazione del territorio. Lo spirito che li accomuna è quello di un moderno concetto di Simposio in grado di potere cogliere tutte le sfumature che portano alla qualità totale.Una filosofia che parte dall’ apprezzamento e dalla valorizzazione del territorio affinchè il vino Lambrusco sia sempre più identificato e riconosciuto come riferimento di tipicità del modenese. Otto realtà di medie dimensioni che coprono l’intero territorio vocato, dalle dolci colline di Castelvetro con il suo Grasparossa, passando per Sorbara e il suo omonimo lambrusco arrivando a Santa Croce per la produzione del Salamino. Imprenditorialità e serietà produttiva ma anche voglia di innovazione. E’ così che tra gli obiettivi del SIMPOSIO compare quello importante di sviluppare studi varietali e ricerche vitivinicole ed enologiche con il preciso intento di favorire un sempre maggiore livello qualitativo dei Lambruschi.
Sono questi i presupposti su cui si fonda l’attività dell’associazione con il preciso scopo di portare all’attenzione del consumatore un vino di qualità dalle caratteristiche uniche.
In un bicchiere di Lambrusco troviamo un compendio di terre, clima, carattere, freschezza, generosità, schiettezza a rispecchiare le genti che lo lavorano.
UN PO’ DI STORIA
La storia del Lambrusco arriva da lontano e una fra le ipotesi più accreditare è che le uve derivino da specie spontanee che crescevano nella Valle Padana fin dalla Preistoria.
La “VITIS LABRUSCA” era conosciuta oltre che dai Latini anche dagli Etruschi e dai Galli Ligures. Testimonianze dirette arrivano dal poeta Virgilio il quale cita dell’esistenza della Vitis Labrusca nella sua “Quinta Bucolica”. Anche Catone, così come Varrone nel “De Rustica” e Plinio il Vecchio documentano le caratteristiche della “Vitis vinifera le cui foglie, come quelle della Vitis Labrusca diventano di colore sanguigno prima di cadere”. Pur essendo conosciuta, la Vitis Labrusca non veniva però vinificata in modo certo.
E’ solo nel 1300 che il bolognese Pier De Crescenzi, nel suo trattato di agricoltura, per la prima volta suggerisce di prendere in considerazione l’allevamento della Vite Labrusca per poi ottenerne vino. Nel 1560 Andrea Bacci, medico del Papa Sisto VI rilevava che “sui Colli sottostanti l’Appennino di Modena si coltivano Lambrusche, uve rosse, che danno vini piccanti, odorosi, spumeggianti per auree bollicine, qualora si versino nei bicchieri”Ancora , negli archivi storici della casa ducale d’Este ritroviamo una preziosa distinta del 29 ottobre 1693 che annovera tra le uve consegnate alla cantina una importante partita di “Labrusca”.Nel diciottesimo secolo si ha poi una innovazione fondamentale per la conservazione delle caratteristiche peculiari di questo vino ossia l’introduzione della bottiglia in vetro e del relativo tappo in sughero. Probabilmente affonda qui le sue radici anche il famoso spago che tratteneva il sughero che ancor oggi, qualche fedele agli insegnamenti tramandati, è solito pazientemente mettere al collo delle bottiglie appena tappate in proprio, in rigorosa luna calante di marzo.
Durante tutto l’Ottocento e fino ai primi del ‘900 il Lambrusco era considerato un prodotto molto pregiato infatti mentre la maggior parte del vino veniva venduto sfuso il Lambrusco era commercializzato e servito in bottiglia ad un prezzo elevato.
E’ del 1867 ad opera di Francesco Agazzotti, prezioso descrittore anche dell’Aceto Balsamico, una prima suddivisione marcata ed esauriente delle tre tipologie prevalenti dei vitigni coltivati: il Lambrusco della viola o di Sorbara, il Lambrusco Salamino, il Lambrusco dai Graspi Rossi dai quali si ricaveranno, mischiati con altre e diverse varietà, tutti i tipi di Lambrusco delle province
I LAMBRUSCHI DELLA PROVINCIA DI MODENA
Sono tre fratelli ma tutti diversi tra loro: Lambrusco Grasparossa, Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Salamino di Santa Croce. L’elemento comune è che fanno parte di un’unica famiglia ma ciascuno ha una fisionomia distinta che proviene da peculiarità naturali, dai vitigni impiegati, dalle zone di origine differenti per microclima e composizione dei terreni.
LAMBRUSCO GRASPAROSSA DI CASTELVETRO
Il Grasparossa prende il nome dal colore rosso acceso tipico del raspo e dei pedicelli del vitigno. È la produzione più piccola e di collina nel panorama variegato della famiglia dei Lambruschi modenesi.
Il grappolo è spargolo, di forma conica con acini piccoli e scuri. La buccia è spessa e dura. L’acino è ricco di vinaccioli e poco succoso. Il Grasparossa matura tardi godendo appieno dei preziosi raggi di sole dell’ultima decade di settembre per esser raccolto ad ottobre come da consolidata tradizione centenaria. Si coltiva con indiscutibile successo nelle assolate colline Castelvetresi e nelle zone limitrofe.
Il vino che si ottiene risulta di colore rosso rubino intenso con decisi riflessi violacei e spuma cremosa della stessa tonalità. Al naso esprime fragranza e vinosità, con nitide note di marasca e frutti rossi a caratterizzare la struttura organolettica della cultivar. Grande armonia ed equilibrata acidità caratterizzano l’impatto al palato; piacevolmente frizzante, stempera nel finire asciutto e appena tannico l’iniziale impressione amabile.
LAMBRUSCO DI SORBARA
Comprende il territorio di 12 Comuni della provincia di Modena tra cui la frazione Sorbara. Il Lambrusco di Sorbara si ottiene quindi dal vitigno omonimo (minimo 60%) e dal Lambrusco Salamino (massimo 40%).
Il vitigno trova la sua massima espressione nella zona compresa tra i fiumi Secchia e Panaro dove i terreni sono sciolti, sabbiosi e naturalmente fertili. E’ il più antico e blasonato della famiglia dei lambruschi ed è conosciuto anche come Lambrusco della Viola per il suo particolare sentore floreale.
Il grappolo e’ spargolo, a forma conica con acini sferoidali, ed inoltre presenta, più o meno evidente a seconda delle annate, il fenomeno della acinellatura dovuto ad una malformazione floreale. Questo se da una parte può provocare una sensibile riduzione in termini di quantità, dall’altra risulta marcare in modo ancora più deciso le caratteristiche proprie di questo vino: la tonalità tenue del colore e la spiccata acidità.
Il vino si presenta di un bel colore rosso rubino chiaro con spuma leggermente rosea. Al naso è fresco con una spiccata nota di viola e frutti rossi mentre al gusto è delicato, sapido e morbido.
LAMBRUSCO SALAMINO DI SANTA CROCE
La coltivazione del vitigno si estende nei territori di 13 comuni dalla parte settentrionale della provincia di Modena. Il suo nome è legato ad una frazione del comune di Carpi, Santa Croce, dove troviamo terreni fertili ed equilibrati.
Il grappolo è piuttosto piccolo, lungo una decina di centimetri, di forma cilindrica e compatta che lo fa assomigliare ad un piccolo salame. Gli acini hanno una buccia spessa e una polpa molto succosa e maturano attorno alla prima decade di ottobre.
Il vino è di colore rosso rubino carico con spuma dagli orli violacei. Il profumo è fresco, fruttato, fine, persistente oltre che vinoso intenso, ha una buona acidità ed il corpo è di media struttura.
Il Simposio dei Lambruschi, la neo nata associazione che vede come protagonisti otto firme d’eccellenza del panorama vinicolo modenese, si presenta alla 44esima edizione del Vinitaly. Una sede prestigiosa per una Degustazione di Vini Lambrusco d’eccezione, pura espressione del terroir modenese, che si terrà Domenica 11 Aprile a partire dalle
ore 15.00 presso la Sala Eventi del Padiglione 1 Emilia Romagna.

Scrivi un commento

Utilizza gravatar per personalizzare la tua immagine

Copyright © 2009 Con I Piedi Per Terra . All rights reserved.
Copyright © GTV s.r.l.
Sede legale V.Bonazzi, 51 - 40013 Castelmaggiore (Bo) - Sede opertiva v. L.Manara, 6 - 40128 Bologna
tel: 051 63236 - fax 051 6323602 - fax redazione 051 6323609
P. Iva 01607481205 - C.F 01161880388 - R.E.A. 347487 - R.I.BO 01161880388 - C.S. € 1.550.000,00 Vers. € 1.445.375,00
Concessionaria per la Pubblicità Publivideo2 Srl.