E’ tempo di ripensare il sistema alimentare mondiale

Soluzioni urgenti ai problemi strutturali della fame in vista della diminuzione della produzione alimentare dovuta ai cambiamenti climatici, a comportamenti di consumo non sostenibili e a regimi commerciali ingiusti, affinché si possa garantire il diritto al cibo per tutti gli esseri umani.E’ quanto chiedono FOCSIV e CIDSE (la rete internazionale di agenzie di sviluppo cattoliche legate alle Conferenze Episcopali di Europa e Nord America) come priorità nelle politiche nazionali e internazionali ai Governi in occasione della 37° sessione del Comitato ONU sulla Sicurezza Alimentare (CFS, 17-22 ottobre 2011) e della Giornata Mondiale dell’Alimentazione (16 ottobre) attraverso le pagine del nuovo documento di posizione sul price volatility in cui si analizza l’andamento della volatilità dei prezzi dal 2007-2008 approfondendone le conseguenze sulle popolazioni ed in particolare sulle famiglie povere dei Sud del mondo. “Il cibo costituisce una fetta importante dei bilanci delle famiglie povere. Di conseguenza, i prezzi più elevati colpiscono i poveri in maniera sproporzionata aggravando ulteriormente l’ineguaglianza – dice Sergio Marelli, Segretario Generale Focsiv, membro italiano della CIDSE -. Ecco allora che nei paesi in via di sviluppo dove ben il 70% della spesa delle famiglie va in cibo rispetto al 10-20% di quella delle famiglie dei paesi ricchi, la questione assume proporzioni drammatiche. I picchi nei prezzi, inoltre, sono dannosi non solo per i consumatori ma anche per i produttori. Sebbene un prezzo elevato in alcune circostanze può essere vantaggioso per i coltivatori, la volatilità dei prezzi rimane pericolosa sia per loro che per gli altri attori della catena alimentare in quanto aumenta il rischio di perdita degli investimenti in caso di caduta dei prezzi”. “Il nostro sistema alimentare è come un secchio che perde acqua. Non ha senso continuare a rifornirlo senza prima riparare la perdita”, commenta Bernd Nilles, Segretario Generale della CIDSE.
Per questo motivo, in vista della riunione del CFS delle Nazioni Unite la prossima settimana, CIDSE e FOCSIV fanno appello ai Governi affinché agiscano urgentemente sulla volatilità dei prezzi del cibo e la corsa all’accaparramento di grandi appezzamenti di terra (il cosiddetto fenomeno del land grabbing) nei paesi in via di sviluppo. “Dobbiamo tutti mangiare, ma miliardi di persone in tutto il mondo non sono in grado di pagare di più per il cibo se i prezzi continuano ad aumentare. Per una famiglia povera, che spende la maggior parte delle proprie entrate in cibo, la volatilità dei prezzi diventa una questione di vita o di morte. Abbiamo bisogno di politiche agricole e commerciali coerenti che permettano di stabilizzare i prezzi, rigide regole sulla speculazione e la creazione di riserve di cibo utili in caso di emergenze e necessarie per stabilizzare i mercati” afferma Nilles. “Il CFS è nella posizione giusta per negoziare soluzioni tra i governi e sovrintendere e coordinare l’azione globale sul cibo. Favorendo accordi tra paesi sulla governance della terra mostrerebbe prima di tutto che l’approccio multilaterale funziona. Inoltre, le linee guida sono cruciali nella lotta contro la fame poiché proteggerebbero i diritti dei piccoli produttori la cui terra e risorse naturali sono bersaglio degli investitori” spiega Marelli.La FAO stima che le impennate dei prezzi hanno incrementato il numero delle persone denutrite portandole dagli 850 milioni del 2007 al miliardo del 2009, e che nonostante un calo dei prezzi tra il 2009 e il 2010, di fatto, il livello dei prezzi non è mai sceso al di sotto di quello del 2007 e fluttua ancora adesso intorno al doppio del prezzo medio del periodo 1990-2006.
In questo contesto, il Comitato ONU sulla Sicurezza Alimentare affronta un test importante sulla sua autorità come organo legittimo di coordinamento globale sulla governance alimentare poiché ha intenzione di adottare le Voluntary Guidelines for the Responsible Governance of Tenure of Land, Fisheries, and Forests.

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