È trend “politeista” con mix bio, fast food, etnico

Nel corso degli anni 2000 i consumi alimentari sono calati in un decennio del 4,3%. Parallelamente i consumi fuori casa sono arrivati a pesare quasi la metà del totale. Due dati che secondo gli analisti sono spia, da un lato, di una maggiore attenzione alla qualita’ piuttosto che alla quantita’ e dall’altro del fatto che per gli italiani c’e’ sempre meno tempo, e meno voglia, di cucinare. E’ l’immagine, tratteggiata attraverso i dati del Censis, che emerge da una tavola rotonda sul tema organizzata a Fieramilano nell’ambito del salone Tuttofood da Fipe, la federazione dei pubblici esercenti, e da Autogrill. ”La tendenza principale che emerge dalle nostre rilevazioni – spiega Francesco Maietta del Censis – e’ sempre piu’ quella di un politeismo alimentare: ciascuno ormai effettua una miscela assolutamente originale di alimenti e luoghi di acquisto e consumo. La stessa famiglia compra il surgelato e il prodotto del farmer market, il biologico e il fast-food o l’etnico, rivolgendosi magari ai prodotti a basso costo per poi togliersi alcuni sfizi”. Un identikit confermato dagli organizzatori del convegno. ”Per quanto riguarda i consumi fuori casa non siamo ancora tornati ai livelli ante-crisi – sottolinea Giuseppe Cerroni, vicepresidente di Fipe e direttore generale di Autogrill – ma non e’ vero che il consumatore italiano e europeo sia meno maturo di quello americano rispetto alle nuove forme di consumo”.

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