Ecomafie: un business da 17 miliardi di euro

incendio
Un fatturato di 16,7 miliardi di euro, 34.120 reati accertati, 28.132 persone denunciate, 8.286 sequestri. E come se non bastasse, aumenta il numero dei ‘clan’ criminali che si spartiscono la torta, passando da 296 a 302, e quadruplicano i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose che passano da 6 a 25, salgono gli incendi boschivi, cresce l’incidenza dell’abusivismo edilizio e soprattutto la piaga della corruzione con il raddoppio delle denunce e degli arresti. E’ una fotografia impietosa quella scattata dal ventesimo rapporto sull’illegalità ambientale ‘Ecomafia 2013’ realizzato da Legambiente con il contributo delle Forze dell’Ordine. “Va sviluppata la più attenta vigilanza da parte delle istituzioni – afferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – affinché, attraverso il ricorso a tutti i più efficaci mezzi di indagine e coordinamento investigativo, sia assicurato il massimo contrasto delle attività illecite contro l’ambiente”. Per il capo dello Stato è poi necessario “far crescere, specie tra le giovani generazioni, la cultura del rispetto e della difesa dell’ambiente”. Intanto il Governo, con il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, dichiara lotta serrata alle ecomafie. Orlando, che guarda a “un coordinamento delle Forze dell’Ordine”, annuncia un gruppo di lavoro presso il ministero dell’Ambiente – coordinato dal magistrato Raffaele Piccirillo – che affronterà il tema degli eco-reati, con l’obiettivo di dare strumenti adeguati alla Magistratura per combattere i crimini contro l’ambiente. Il 45,7% dei reati è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa: la Campania è prima sia nel ciclo del cemento che nei rifiuti; seguono Sicilia, Calabria e Puglia; poi il Lazio, con un numero di reati in crescita. La prima regione del nord Italia è la Liguria. Il comando dei reati nel settore rifiuti è in mano alla Campania, seguita da Calabria e Puglia. Anche in questa filiera illegale la provincia di Napoli è al primo posto, seguita da Vibo Valentia (più 120% di reati). Il ministro Orlando parla di un Piano per bonificare le discariche abusive ed evitare le sanzioni europee; un tema su cui “ho chiesto una mano al Mef per individuare le risorse” e su cui “il ministro Saccomanni è stato propositivo”. Nel ciclo del cemento la Puglia, per numero di persone denunciate, è la prima regione d’Italia; la leadership tra le regioni del nord tocca alla Lombardia, mentre in Trentino Alto Adige gli illeciti sono quasi triplicati. Tra le nuove opportunità colte dalla criminalità c’è l’estero. La roba che ‘salta’ il ciclo legale finisce in Corea del Sud, Cina e Hong Kong, Indonesia, Turchia e India. La corruzione, definita come una vera e propria “piaga”, viaggia a gonfie vele in Campania (195 persone denunciate e arrestate), in Calabria (prima per arresti con 280), e in Lombardia (prima per inchieste con 20). Sotto scacco finisce anche il made in Italy (nel 2012 più di 11 reati al giorno per l’agroalimentare) e il patrimonio artistico (che costa un punto di Pil). Per il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, “l’economia delle ecomafie continua a proliferare nonostante la crisi”; Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente, chiede “l’introduzione dei delitti ambientali nel nostro codice penale”. Molti d’accordo su questa linea, dal presidente della commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci al governatore della Puglia Nichi Vendola al sottosegretario Erasmo D’Angelis.

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