Emilia Romagna : 70 progetti di filiera

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Settanta progetti in tutti i principali settori produttivi, con un importo complessivo di spesa di 300 milioni di euro, a fronte di 114 milioni di euro di contributi pubblici, la partecipazione di 2.018 imprese di cui oltre 1.600 aziende di conduzione agricola. Sono i risultati del bando per i progetti di filiera del Piano regionale di sviluppo rurale, chiusosi nei giorni scorsi. “Terminiamo un anno molto difficile per l’agricoltura emiliano-romagnola con una buona notizia che può segnare l’inizio di un anno migliore – ha detto oggi a Bologna l’assessore regionale Tiberio Rabboni – Abbiamo lanciato al mondo agricolo questa sfida ad organizzarsi meglio nella filiera e il mondo agricolo ha risposto. E’ un successo che rivela la vitalità del nostro sistema, pur in questa fase di crisi”. Il bando rappresenta la misura più innovativa del Piano regionale di sviluppo rurale e un’iniziativa unica nel panorama nazionale. L’obiettivo è quello di promuovere l’aggregazione, intorno a un progetto comune, dell’intera filiera agricola, mettendo insieme chi produce, chi trasforma e chi commercializza. L’eccessiva frammentazione “dalla terra alla tavola” – male storico dell’agricoltura italiana – penalizza infatti sia chi produce, sia il consumatore finale e riduce la competitività sui mercati internazionali dell’intero sistema. Proprio per promuovere questo nuovo “gioco di squadra”, che rafforzi in particolare l’azienda agricola, il bando prevede come condizione stessa per accedere agli aiuti pubblici l’esistenza di un accordo formale e su un piano di reciprocità tra i diversi attori della filiera. Tale accordo, prevede ancora il bando, dovrà restare in vita per almeno 3 anni dopo la fine dell’investimento. L’importo medio delle iniziative proposte è di 4 milioni 285 mila euro, un dato significativo che dimostra l’effettiva capacità di aggregazione del sistema regionale. Le domande sono distribuite in tutte il territorio regionale e in tutti i settori, a partire da quello lattiero-caseario, per il quale sono stati presentati ben 21 progetti di filiera e da quello dell’ortofrutta con 14 progetti. Oltre la metà dei contributi sono andati all’ammodernamento aziendale, ma significativo il successo riportato anche dalla ricerca e dagli interventi di promozione.
I limiti minimi e massimi di spesa del singolo progetto di filiera variano da un minimo di 200 mila euro per settori minori, quali quello forestale e quello dei prodotti biologici, ad un massimo di 10 milioni di euro per i settori principali, quali il lattiero-caseario, l’ortofrutticolo, il vitivinicolo, carni bovine e suine. I contributi pubblici oscillano tra il 40-50% e il 70%. Per quanto riguarda le forme aggregative, sono tre le tipologie prevalenti: rafforzamento di aggregazioni già costituite (cooperative, organizzazioni di prodotto); allargamento di aggregazioni già costituite a nuovi soggetti attraverso rapporti di tipo economico-commerciale; creazione di nuove aggregazioni, come raggruppamenti temporanei di impresa.

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