Emilia Romagna: a rischio chiusura gli allevamenti di maiali

Prodotti Dop e Igp che hanno reso famosa l’Emilia Romagna nel mondo, come il prosciutto di Parma, i salumi piacentini e lo zampone di Modena, in futuro non saranno più prodotti con carni di maiali allevati in Emilia Romagna? A porre l’interrogativo è Coldiretti Emilia Romagna che rileva come gli allevamenti emiliano romagnoli sono passati dai 4.500 del 2000, agli attuali 1.500. La causa – afferma l’organizzazione agricola – va ricercata nella profonda crisi degli allevamenti suinicoli non solo regionali, ma nazionali, che da anni si trovano a far fronte a prezzi dei suini in costante calo, al punto che il prezzo attuale della carne di maiale, 1,25 euro/Kg, è inferiore all’1,45 euro (2.880 lire) pagato agli allevatori una decina di anni fa. “Nello stesso periodo – commenta il presidente regionale di Coldiretti, Mauro Tonello – i costi di produzione sono quasi raddoppiati a causa degli aumenti energetici e dei mangimi. Il problema grave è che ad una diminuzione del prezzo alla produzione non ha corrisposto nessuna diminuzione del prezzo pagato dai consumatori”.
Tutto ciò è l’effetto – secondo Coldiretti – anche delle importazioni di carne suina, che ha ormai raggiunto il 40% del fabbisogno nazionale, con prodotti che provengono spesso da Paesi che non hanno le nostre stesse garanzie di qualità e sanità. Visto che certi costi, come quelli dei mangimi – commenta Coldiretti – sono aumentati in tutto il mondo, non si comprende come possa continuare ad arrivare in Italia carne di suino a prezzi così concorrenziali, a meno di pensare a vicende come i mangimi alla diossina emersi in Germania. In assenza di qualsiasi indicazione dell’origine delle carni di maiale – sottolinea Coldiretti – fino ad oggi non c’è stata nessuna informazione al consumatore rispetto al luogo di produzione e macellazione delle carni.
“E’ necessario – afferma Tonello –che venga dato il via al più presto all’applicazione della recente legge italiana sull’etichettatura obbligatoria, per evitare che il consumatore si ritrovi a comprare salumi che dietro a nomi tipo ‘prosciutto nostrano’ nasconda carni provenienti da chissà dove. Nell’attesa che entri in vigore la normativa – conclude il presidente Tonello – consigliamo a tutti i cittadini di acquistare solo prodotti a denominazione d’origine, che prevedono l’uso di carni provenienti da allevamenti italiani”.
Per far fronte alla grave situazione delle aziende, il comitato di crisi di Coldiretti riunito a Mantova, ha proposta un serie di interventi che prevedono accordi di sospensione delle rate bancarie per un anno, la produzione di maiali più leggeri per carni da consumo fresco, un prezzo della carne che tenga conto dei costi di produzione, interventi specifici nel piano regionale di sviluppo rurale, l’innalzamento dei controlli alle frontiere sulle carni di importazione.

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