Energia: E-R, ecco i limiti per impianti a biogas e biomasse


Arrivate in commissione Territorio e ambiente le Linee guida della Giunta regionale per la definizione dei siti dove poter realizzare impianti di produzione di energia da biogas e da combustione di biomasse. Approvati oggi alcuni emendamenti dell’assessore Alfredo Peri, domani tocca ai limiti per gli impianti eolici e idroelettrici, prima che venga esaminato in Aula a fine mese l’intero provvedimento per le energie rinnovabili, atteso dopo l’anticipo nelle scorse settimane delle Linee guida per il fotovoltatico a terra. Luoghi non idonei sono, ad esempio, “all’interno di coni visuali la cui immagine è storicizzata e identifica i luoghi”. Oppure, vicino a parchi archeologici e in aree confinanti con “emergenze di interesse culturale, storico e religioso”. Non lo sono poi le aree naturali protette, zone umide di importanza internazionale, aree della Rete Natura 2000 e Iba (Important Birds Areas) o che svolgono funzioni determinanti per la conservazione della biodiversità; aree agricole interessate da produzioni di qualità (biologiche, Dop, Igp, Stg, Doc, Docg); e neanche le aree colpite da dissesto o rischio idrogeologico. Previste norme di transizione: sono esclusi dai nuovi limiti i procedimenti di autorizzazione già conclusi al momento della pubblicazione delle Linee guida sul Bollettino ufficiale della Regione (Bur), e quelli prima “formalmente avviati” dall’istanza di autorizzazione unica; esclusi anche gli impianti nelle Aree produttive ecologiche che siano già ammessi a finanziamento pubblico e quelli degli Enti locali già finanziati con delibera di Giunta. Esclusi, ma devono rispettare le prescrizioni tecniche, gli impianti per i quali, alla data di pubblicazione sul Bur sia stata presentata domanda di finanziamento pubblico, o che siano previsti dalla riconversione degli zuccherifici, come l’impianto delle polemiche a Russi (Ravenna). La delibera prevede poi che si valuti l’adeguamento delle prescrizioni al rinnovo delle autorizzazioni previsto dalla legge. Entro 60 giorni dall’approvazione di queste linee guida, la Giunta approverà una delibera sulle caratteristiche tecniche degli impianti autorizzabili: a differenza del fotovoltaico a terra, gli impianti a biomasse e biogas presentano profili di rilevanza non solo rispetto alla localizzazione urbanistica, ma anche nella costruzione e nella conduzione, per il loro impatto con il contesto sociale e ambientale. Tra i 24 emendamenti approvati oggi, ci sono l’obbligo di un piano di monitoraggio delle ‘emissioni odorigene’ non solo per i nuovi impianti, ma anche per quelli già attivi. Inoltre, per non aggravare l’inquinamento atmosferico da polveri sottili (Pm10) e anidride solforosa (NO2), si prevede che i nuovi impianti possano essere autorizzati solo se il ‘saldo emissivo’ sia zero o positivo, riducendo nella stessa area le emissioni da combustibili fossili. Arrivano poi norme più restrittive (no al ‘silomais’ e altri vegetali insilati) nel comprensorio del Parmigiano Reggiano, per le aree destinate a colture foraggere di elevata qualità. Estese poi le regole in quota oltre i 1.200 metri: se sono per impianti “in regime di autoproduzione”, verranno accolte le domande anche di richiedenti diversi dalle aziende agricole (come del resto per le Zone di protezione speciale-Zps e i Siti di interesse comunitario-Sic, se il richiedente è già insediato alla pubblicazione Bur. Ai Comuni la Regione chiede di individuare nel proprio Regolamento urbanistico ed edilizio (Rue) le norme per localizzare gli impianti a biogas (eventuali distanze minime dalle abitazioni), compatibili “con l’attuazione dei programmi energetici, regionali e locali”. (ANSA).

4 Commenti in “Energia: E-R, ecco i limiti per impianti a biogas e biomasse”

  • micheke scritto il 21 luglio 2011 pmgiovedìThursdayEurope/Rome 14:26

    avete tagliato l gambe alle rinnovabili in emilia romagna.coa c’entra il parmigiano col biogas?
    prchè se uno possiede una stalla da latte e produce parmigiano non può costruire un impianto che usa insilati?? in nquesto modo si ferma lo sviluppo e la possibilità per molte aziende di integrare il reddito,reddito che poi viene reinvestito in azienda,quindi anchea vantaggio del parmigiano reggiano.non sono le norme restrttive a tutelare un prodotto di qualità,ma la serietà degli operatori unita ai controlli che devono essere effettuati. se il problema sono le spore,basta interrare i liquami immediatamente durante lo spandimento e non ci sarà nessun contaminazione dei foraggi destinati alle bovine.

  • mauro scritto il 23 luglio 2011 pmsabatoSaturdayEurope/Rome 19:27

    è una cosa ridicola
    e se sei uno zuccherificio invece queste regole non valgono
    ma fatemi il piacere
    sono daccordo con micheke al 100%
    e poi, se io non sono un produttore di parmigiano, ma ho l’azienda in area parmigiano, perchè non posso fare un biogas. non ho chiesto io che la mia azienda fosse in area parmigliano
    questa cosa è una pagliacciata

  • micheke scritto il 28 luglio 2011 pmgiovedìThursdayEurope/Rome 12:08

    esatto.anzichè incitare lo sviluppo in un momento di crisi nera,si tagliano le gambe all’unico settore che in questo momento ha vita felice.ma avete idea di quanta gente lavori nel solo settore del biogas???
    costruzione-manutenzione-opere accessorie-tecnici-sementi-contoterzisti…… in germania siamo a quota 6000 impianti,e il governo ha annunciato nuovi incentivi per spingere ancora di più la più efficiente delle tecnologie in ambito rinnovabile. e noi per contro mettiamo ogni ostacolo ed ogni vincolo possibile

  • Maxwell scritto il 21 gennaio 2013 pmlunedìMondayEurope/Rome 13:34

    Considerato il boom di escherichia coli avvenuto di recente in Germania, queste limitazioni mi paiono dovutissime. L’impatto di un impianto a biogas è abnorme: i resti della centrale sono ottimo fertilizzante, che, se reimpiegato per concimare terreni foraggeri, ne eleva la carica batteriologica, con ripercussioni su carni e latte. Bene l’Emilia Romagna, sia d’esempio.

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