Energia pulita. Vecchioni “Un quadro certo sugli incentivi per farla decollare”

L’agricoltura in Italia può ambire ad un ruolo di primo piano nello sviluppo delle energie rinnovabili, infatti può fornire, grazie alle biomasse, almeno 3 dei 17 punti percentuali richiesti all’Italia dalla Direttiva 20-20-20 (un contributo prossimo al 20%). Già oggi, nel solo settore del biogas di origine agricola sono operativi circa 300 impianti con più di 150 Mw installati, Cifra che potrebbe raddoppiare a partire da quest’anno e raggiungere al 2020 i 650-800 MW. A questi occorre aggiungere più di 400 impianti (di cui poco più della metà in fase progettuale) che riguardano le biomasse solide e gli oli vegetali che utilizzano biomasse provenienti dall’agricoltura e dalla forestazione. Per questi motivi in proiezione futura bisogna tenere in maggiore considerazione le bioenergie agricole (colture dedicate, residui zootecnici e residui colturali), viste le notevoli possibilità di sviluppo: circa 8,3 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio).
Dopo aver tracciato questo quadro della situazione, nel suo intervento al convegno “Una nuova agricoltura”, organizzato dalla Fondazione Cisifin-Alberto Predieri e dall’Accademia dei Georgofili, il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, ha proseguito: “Incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili da parte delle imprese agricole è essenziale perché garantisce il mantenimento di un tessuto produttivo sul territorio con un’agricoltura pluriattiva, che diversifica con la produzione di energia il proprio reddito e che può continuare a fornire il potenziale multifunzionale di tutela del paesaggio e dell’ambiente, ma anche perché, nella misura in cui queste filiere agricole sono alimentate da materie prime nazionali, possono aumentare il grado di autosufficienza energetica del Paese. Senza contare la forte valenza ambientale”.
In merito al rapporto “food – no food” il presidente di Confagricoltura ha sottolineato che attualmente in Italia non esistono elementi che ne evidenzino una competizione. Difatti, vi sono circa un milione di ettari di superficie agricola non utilizzata che potrebbe essere vantaggiosamente destinata a scopi energetici.
“In questo contesto – ha sottolineato Vecchioni – va individuato un quadro stabile del sistema di incentivazione indispensabile per consentire agli operatori la programmazione delle iniziative e l’accesso al credito. Poi, considerato il fatto che per le biomasse ed il biogas la tariffa omnicomprensiva ed il sistema del coefficiente moltiplicatore dei certificati verdi sono scattati con notevole ritardo sul previsto causando un brusco rallentamento degli investimenti, è essenziale che gli attuali livelli di incentivo siano mantenuti per almeno tre anni e che il valore dell’incentivo riconosciuto all’impianto rimanga fisso per tutto il periodo previsto. Infine è opportuno che la revisione periodica del sistema di incentivazione abbia una cadenza triennale ed entri in vigore non prima di 12 mesi dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale”
“Sul sistema dei Certificati Verdi, invece, occorre procedere ad una riflessione più profonda – ha concluso Federico Vecchioni -, visto che non sembra essere più in grado di garantire lo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili, soprattutto a causa dell’eccessiva volatilità dei prezzi che rischia di rallentare fortemente gli investimenti e contemporaneamente di creare pesanti oneri di sistema”.

Un Commento in “Energia pulita. Vecchioni “Un quadro certo sugli incentivi per farla decollare””

  • miro scritto il 28 novembre 2010 pmdomenicaSundayEurope/Rome 14:14

    probabilmente bisognerebbe fermarsi un attimino e riflettere più profondamente sul reale beneficio che porta la produzione di energia con questi benedetti biodigestori.
    Alcune riflessioni:
    come si può chiamare energia pulita l’energia prodotta da questi impianti se per farli funzionare
    devo coltivare,raccogliere,insilare i prodotti aricoli,devo gestire giornalmente l’impianto caricando e svuotando vasconi, devo smaltire i residui il tutto utilizzandon trattori e macchinari vari tutti funzionanti a gasolio, in pratica brucio circa 1.000 quintali di gasolio per produrre gas. Come posso chiamarla energia pulita?
    -quanto costa al contribuente questo tipo di energia se devo essere incentivato con 28cent.per ogni kilovat prodotto,percepisco contributo sui terreni coltivati e sul gasolio che utilizzo per i macchinari vi è una notevole agevolazione?
    -Ha senso distruggere prodotti agricoli diversamente destinati all’alimentazione sia animale che umana a fronte di una grave carenza alimentare a livello planetario?
    -Non è troppo rischioso spingere aziende agricole ad avventurarsi in investimenti da 3 o 5 milioni di euro sapendo che il tutto si fonda su possibilità di contributo pubblico che oggi c’è
    ma domani chissà?

    riflettiamo ragazzi, riflettiamo.

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