ER: troppe esche avvelenate, testo di legge Sel-Verdi

“Lotta agli avvelenamenti di animali domestici e selvatici provocati dall’utilizzo di esche avvelenate”: la propongono, in un progetto di legge regionale, i consiglieri di Sel-Verdi, Gabriella Meo prima firmataria e il capogruppo Gian Guido Naldi. “La legge quadro nazionale 157/1992 – ricordano – vieta espressamente l’uso di questi mezzi e prevede sanzioni penali per chi contravvenga a questo divieto. Nel tempo sono state emanate una serie di Ordinanze ministeriali”, ma una legge regionale aggiungerebbe misure specifiche e “anche un regime sanzionatorio, più agile e immediato” rispetto al percorso penale. In questi anni il fenomeno sta assumendo proporzioni preoccupanti in Italia e anche in Emilia-Romagna c’é “una certa tendenza all’aumento, sia nei centri urbani sia negli ambiti rurali e boschivi. Migliaia di animali domestici – si legge nella relazione – hanno perso la vita” e “la stima di quelli selvatici è difficile”, contribuendo a ridurre il numero di “specie rare o in via di estinzione”. Danni anche all’ambiente per l’incontrollata dispersione dei veleni che, non annullandosi nel tempo (come la stricnina) causano morti a catena: le carcasse di animali avvelenati “provocano la morte dei carnivori che se ne cibano (rapaci diurni e notturni, aquile, lupi e altri)”. Cani, gatti e altri animali domestici e selvatici sono spesso vittime del controllo indiscriminato dei randagi o dei predatori (volpi, uccelli rapaci, corvidi, mustelidi), peraltro fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi; anche in aree vietate alla caccia o in Istituti faunistici venatori, soprattutto in occasione di ripopolamenti di fauna cacciabile (fagiani, lepri) e nel periodo riproduttivo primaverile, per impedire la predazione dei piccoli. Vittime anche di lotte tra cercatori di tartufi con l’uccisione, ad esempio, del cane del rivale per procurarsi la zona migliore. Il progetto di legge prevede sanzioni (da 500 a 3.000 euro) in aggiunta a quelle nazionali, indicando le azioni da attivare per bonificare le aree colpite, e affida compiti al veterinario in caso di avvelenamento, individuando la struttura sanitaria, elencando le analisi di laboratorio e la lista delle sostanze velenose da sottoporre a vendita controllata. (ANSA).

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