Estate nera per le angurie, male i consumi e l’80% del prodotto resta nei campi


L’anguria è un po’ il frutto simbolo dell’estate conviviale, di divertimento e cocomerate. Il frutto vive però profonde difficoltà di mercato, con quotazioni crollate ai minimi storici e che non ripagano agli agricoltori neppure i costi di produzione”. Lo sottolinea Confagricoltura preoccupata per l’ennesima crisi di mercato che sta investendo i produttori agricoli.

Da giugno a settembre una fetta di anguria fresca, dolce e succosa, ha sempre costituito un refrigerio naturale contro il caldo. “E’ proprio in questo periodo che i cocomeri dovrebbero essere raccolti e venduti a ritmo incessante per soddisfare le richieste dei consumatori, invece – fa presente Confagricoltura – c’è il fermo pressoché totale che mette in pericolo anche l’occupazione dei tanti lavoratori extracomunitari, abitualmente impiegati nelle operazioni di raccolta”.

Gli ordini – spiega l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – sono arrivati in forma ridottissima già da giugno e ora l’invenduto ha costretto i produttori a lasciare le angurie in campo; in alcune aree vocate come quelle pugliesi l’80% del prodotto non è stato nemmeno raccolto. “Non era mai successo prima, ma c’è un gravissimo e inspiegabile calo di richieste del prodotto sia sul mercato interno sia su quelli esteri di paesi abitualmente acquirenti come Francia, Germania, Danimarca, Polonia e Repubblica Ceca, eppure, mai come quest’anno il frutto è buono e di altissima qualità”.

E non può essere un fatto di noia, perché l’anguria è un frutto che si è andato rinnovando nel tempo più di tanti altri. Conta ben 1200 varietà, anche se in commercio si trovano solo quelle più selezionate, e molte novità: come le miniangurie per i single e poi i cocomeri quadrati per facilitare il confezionamento e il trasporto, come quelli piramidali e quelli multicolor non solo rossi ma anche rosa, arancio, gialli.

Quali i motivi della crisi? Probabilmente i consumatori stranieri, allarmati dall’E.Coli si vanno disaffezionando dai consumi di ortofrutta. E poi c’è il problema delle importazioni di grandi quantitativi di prodotto dalla Grecia ed altri Paesi mediterranei. Il calo dei consumi e l’affollamento dei mercati è un cocktail micidiale per i produttori.

Il calo dei consumi è davvero notevole e apparentemente incomprensibile. “Forse il consumatore, in questa situazione di crisi economica, non ha molta voglia di far festa – conclude Confagricoltura -. E a farne le spese è l’anguria, il frutto festaiolo per eccellenza”.

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