Etichetta: Coldiretti, stop ‘semaforo’ salva 60%made in Italy

prosciuttiLa bocciatura dell’etichetta a semaforo salva le esportazioni delle principali denominazioni Made in Italy, dal Prosciutto di Parma al Parmigiano Reggiano e Grana Padano, ma anche gli oli extravergine di oliva, la mozzarella o le nocciole, tra le vittime illustri della normativa adottata dal Regno Unito che colpisce il 60% delle produzioni italiane. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare il parere del Parlamento europeo. Fino ad ora – denuncia Coldiretti -, la Commissione Ue ha di fatto tollerato la decisione della Gran Bretagna di far adottare tale sistema dal 98% dei supermercati inglesi, “con un ostacolo alla libera circolazione delle merci che sta mettendo in pericolo alcuni settori cardine dell’export Made in Italy”. Si tratta – spiega Coldiretti – di una informazione visiva sul contenuto di nutrienti con i bollini rosso, giallo o verde ad indicare il contenuto di nutrienti critici per la salute. La segnalazione sui contenuti di grassi, sali e zuccheri – osserva Coldiretti – non si basa sulle quantità effettivamente consumate, ma solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze. Il sistema finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e promuovere, al contrario, le bevande gassate senza zucchero, fuorviando i consumatori rispetto al reale valore nutrizionale. Il risultato è che, secondo i dati Nomisma, è il prosciutto di Parma con il bollino ‘incriminato’ a soffrire di più, registrando una perdita dell’84% fra maggio e luglio 2015 rispetto agli stessi mesi del 2014, mentre quello non etichettato cresce del 40%. Nel caso del Parmigiano Reggiano preporzionato, quello senza bollino fra dicembre e febbraio 2014 ha aumentato le vendite del 70%, mentre lo stesso prodotto con il bollino è calato del 4%. “Si tratta di un primo passo per porre fine ad una ingiustificata discriminazione dei prodotti italiani su mercati esteri che non trova alcun riscontro sul piano scientifico” – ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, nel sottolineare che “una classificazione semplicistica di cibi buoni o cattivi, basata su singoli nutrimenti non promuove una corretta informazione ai consumatori ma si pone anche in contrasto con la politica dell’Unione europea rivolata a tutelare le denominazioni di origine che sono risultate le più danneggiate”. (ANSA9

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