Etichetta semaforo costa caro eccellenze Italia

L’etichetta ‘a semaforo’ adottata in Gran Bretagna penalizza le eccellenze alimentari italiane, come prosciutto di Parma e Parmigiano Reggiano, ma anche gioielli francesi, come il formaggio Brie. A mettere per la prima volta nero su bianco dei dati è una ricerca di Nomisma, commissionata da Federalimentare, portata sul tavolo del Consiglio dei ministri dell’agricoltura dei 28 dall’Italia e da altri sei Paesi. Visti i danni per questi prodotti, il sistema “è in contraddizione con una scelta strategica europea, che è quella di spingere sulla qualità dell’agroalimentare rafforzando Dop e Ig” ha spiegato il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, sottolineando che “non è solo un tema italiano, ma un grande tema europeo”. Il sistema britannico prevede un bollino di colore rosso, giallo o verde a seconda del contenuto di grassi, grassi saturi, sale o zuccheri, che si basa su ogni ‘pezzo’ di prodotto, non sulla quantità effettivamente consumata. Secondo i dati, è il prosciutto di Parma con il bollino ‘incriminato’ a soffrire di più, registrando una perdita a quota 84% fra maggio e luglio 2015 rispetto agli stessi mesi del 2014, mentre quello non etichettato cresce del 40%. Nel caso del Parmigiano Reggiano preporzionato, quello senza bollino fra dicembre e febbraio 2014 ha aumentato le vendite del 70%, mentre lo stesso prodotto con il bollino è calato del 4%. Secondo Luigi Scordamaglia di Federalimentare, “un sistema che si basi su una classificazione semplicistica di cibi buoni o cattivi, basata su singoli nutrimenti e che cerchi di influenzare i consumatori, non promuove una corretta alimentazione”. “Qualsiasi etichettatura addizionale – ha aggiunto Scordamaglia – deve essere obiettiva, non discriminatoria”. Alla fine, ad essere vittima di indicazioni sbagliate e fuorvianti “è il 60% delle produzioni italiane” rincara Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti. A schierarsi con l’Italia, riferisce il ministero delle Politiche agricole, sono 15 Paesi: Croazia, Belgio, Cipro, Spagna, Grecia, Slovenia, Portogallo, Lussemburgo, Bulgaria, Polonia, Irlanda, Romania, Germania, Slovacchia, Lettonia. “Chiediamo ancora una volta alla Gran Bretagna di rivedere questa scelta e alla Commissione Ue di intervenire per rimuovere questo elemento distorsivo del mercato” è l’appello di Martina. A Bruxelles però non c’è fretta: per ora il dossier risulta ‘congelato’, in attesa del referendum di giugno sulla possibile Brexit. (di Chiara Spegni – ANSA)

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