Etichettatura d’origine: nuovo passo in avanti


Un altro passo avanti per il ddl etichettatura: l’ufficio di presidenza del Senato con il parere positivo di tutti i capigruppo ha concesso la deliberante alla commissione Agricoltura che potra’ votare il testo sull’etichetta d’origine dei prodotti agroalimentari. Lo ha detto all’ANSA il presidente della Commissione Paolo Scarpa Bonazza. Nei prossimi giorni due emendamenti del governo avranno i pareri della commissione Bilancio e Affari costituzionali e quindi, ha detto Scarpa, passeremo alla votazione.
”Non possiamo che esprimere la nostra soddisfazione per il via libera, in Senato, alla deliberante in Commissione Agricoltura sul ddl etichettatura, che rappresenta una misura molto attesa e che tutela sia i consumatori che gli agricoltori”. Lo ha sostenuto il presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi, sottolineando che “è prevalso il senso di responsabilità. Ora bisogna operare con rapidità affinché questa importante misura possa divenire al più presto una concreta realtà. Con un’etichetta più trasparente si fornisce una prima importante risposta alle esigenze espresse più volte dal mondo agricolo italiano. In questo modo” – ha aggiunto Politi – “si completa un deciso passo avanti nell’azione per far sì che l’etichetta d’origine sia obbligatoria per tutti i prodotti agroalimentari, così come richiesto più volte dagli agricoltori. Il ddl permette di riconoscere la provenienza e salvaguarda l’agricoltura di qualita”’.
”L’autorizzazione a portare la discussione sul provvedimento contenente le norme sull’etichettatura in sede deliberante è un atto di buon senso bipartisan: questo è il Parlamento che funziona e ne diamo atto alla maggioranza ed all’opposizione, apprezzando l’impegno del Presidente Scarpa.”. Questo invece il commento del presidente della Copagri, Franco Verrascina. ”Ora – ha aggiunto Verrascina – auspichiamo una rapida traduzione in legge, che significherebbe un passo in avanti fondamentale per la tutela dei consumatori e la valorizzazione delle produzioni nazionali. Questo strumento consentirà di tutelare non solo i redditi prodotti con la qualità e contro le contraffazioni alimentari, ma permetterà anche ai consumatori di scegliere in maniera ragionata e consapevole quello che viene portato in tavola”.
Soddisfazione per la decisione di discutere in sede deliberante della Commissione Agricoltura del Senato il disegno di legge è stata espressa anche dalla Confeuro, che ha voluto ringraziare e complimentarsi con il presidente della Commissione, Paolo Scarpa Bonazza, “per l’impegno e la tenacia dimostrati”. In questa vicenda, secondo Confeuro, sarebbe “prevalso il buon senso”. “Siamo certi – ha concluso l’associazione – che il Senatore Paolo Scarpa Bonazza otterrà al più presto i pareri delle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio, in modo da concludere l’esame del Provvedimento entro la prima decade di dicembre.”.
Dal canto suo, il presidente di Fedagri, Maurizio Gardini, comunica di essere a favore di “un’etichettatura di trasparenza assoluta dell’origine della materia prima”. “Il made in Italy non è frutto solamente della manifattura di un prodotto”, ha aggiunto il presidente, che ha precisato di non essere “assolutamente d’accordo con Guido Barilla, secondo il quale si può fare la pasta made in Italy con grano canadese e trasformazione italiana”. “In Italia ci siamo montati la testa pensando che una votazione bipartisan sull’etichettatura di origine obbligatoria avrebbe potuto risolvere tutto, senza fare i conti con il via libera dell’Unione Europea”.
Critico anche il commento di Confagricoltura: ”Accelerare i tempi va bene, ma ciò non deve diminuire l’attenzione sui dettagli e sulla portata della legge che si sta approvando”. ”Sono tanti gli aspetti di questa proposta di legge che devono essere ancor più approfonditi proprio nell’ottica della trasparenza – afferma Confagricoltura -. A partire dal fatto che si tratterebbe di un provvedimento applicato solo in Italia e non a livello europeo. Vanno anche chiariti i passaggi sull’individuazione dei prodotti a cui applicare l’obbligo di indicazione dell’origine, sulla definizione di ‘ingrediente’ contenente Ogm e, soprattutto, sulla definizione di ‘materia prima prevalente”’. ”Non vorremmo trovarci – conclude Confagricoltura – con un provvedimento che, invece di favorire, pregiudichi la competitività delle nostre imprese agricole”. (ANSA).

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