Un marchio europeo no biotech: la richiesta delle regioni ogm-free


Le regioni europee della rete ogm-free reclamano un marchio europeo che offra al consumatore garanzie sulle produzioni libere da organismi geneticamente modificati.
I rappresentanti delle cinquantuno regioni associate al network, nato nel 2003 per iniziativa di Toscana e Alta Austria, hanno confrontato le loro diverse esperienze in due giorni di convegno a Bruxelles. Se le filiere di produzione non ogm sono riuscite a conquistare un sempre maggior numero di consumatori, e’ ora necessario, sostengono le regioni, offrire un’indicazione chiara ed univoca con un marchio comune che, in futuro, consenta di superare anche quelli ‘ogm free’ gia’ lanciati a livello locale o nazionale.
Al tavolo del confronto europeo, hanno portato le loro proposte anche i rappresentanti delle regioni Marche, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna e Toscana, che insieme ad Abruzzo, Molise, Liguria, Calabria, Sardegna e Umbria, nonche’ la provincia autonoma di Bolzano, hanno scelto di aderire al network ogm-free. La rappresentanza italiana, insieme a quella francese, e’ una delle piu’ numerose della rete.
Un marchio europeo, spiegano i tecnici di Toscana e Piemonte presenti al convegno, servira’ anche a fare chiarezza su cosa si intende per ‘ogm free’ e soprattutto ad usare le stesse regole
in tutta l’Ue per dare al consumatore indicazioni sempre piu’ chiare. Deciso sostenitore del’etichettatura anche il ministro dell’Alta Austria Rudi Anschober, che nel suo intervento di
apertura della sessione della conferenza dedicata alla nascita di un marchio Ue, ha richiamato con forza la prossima Commissione europea al mantenimento dei suoi impegni per il diritto degli Stati alla liberta’ di scelta sugli organismi geneticamente modificati.
Non tutti i Paesi europei, tuttavia, come emerso dagli interventi, mostrano la stessa sensibilita’ di Italia o Austria verso le produzioni non ogm. Pareri piu’ sfumati sono, ad
esempio, quelli evidenziati in Irlanda o Germania dove pure e’ forte tra molti produttori la volonta’ di immettere sul mercato alimenti non modificati geneticamente. Nella rete delle regioni ogm-free inoltre non figurano rappresentanti dell’est Europa.
Nel corso del convegno, apertosi ieri, e’ stata infine ribadita la necessita’ di garantire l’intera filiera e di reperire sul mercato mondiale mangimi non biotech: solo il Brasile ha un potenziale per soddisfare il 50% della domanda Ue di soia non ogm. (ANSA).

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