Expo 2015: Africa Milk Project selezionato come migliore Best Practice

africa milk projectNjombe-5Erano 800 i progetti in gara, esaminati da una commissione di cui facevano parte personaggi del calibro del fotografo Sebastiao Salgado, del Principe Alberto di Monaco, del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina e Andrea Illy, Presidente di Illy Caffè.
Africa Milk Project si è classificata prima nella sua categoria: “Sviluppo sostenibile nelle piccole comunità rurali in aree marginali” (www.feedingknowledge.net). Sarà dunque uno dei 5 progetti che verranno presentati come Best Practice sulla sicurezza alimentare a livello mondiale all’interno del Padiglione Zero, lo spazio sviluppato in collaborazione con le Nazioni Unite che avrà il compito di introdurre i 20 milioni di visitatori attesi al tema dell’esposizione universale di Milano. Il progetto sarà presentato attraverso un film, che Expo realizzerà, e sarà proiettato per sei mesi nel Padiglione Zero: racconterà la storia degli “eroi” di questo piccolo miracolo.
“Le ‘Best Practices’ vincitrici”, ha detto Giuseppe Sala, commissario unico delegato del Governo per Expo Milano 2015, “saranno protagoniste all’interno del Padiglione Zero, insieme agli autori dei progetti che assumeranno il ruolo di testimoni di Expo Milano 2015. E’ un’iniziativa che ha avuto un successo straordinario e ne siamo lieti, a dimostrazione, ancora una volta, dell’importanza del tema dell’esposizione universale in ogni parte del pianeta”.
“Sarà importante raccontare ai milioni di visitatori di Expo la straordinarietà di questo progetto: una latteria sociale che è “modello di sviluppo inclusivo” perché ridistribuisce reddito a più membri di una comunità: gli 800 allevatori che conferiscono ogni giorno il latte, che altrimenti non avrebbero un mercato dove venderlo, e i lavoratori della latteria-caseificio e le loro famiglie”, ha spiegato Paolo Chesani, direttore di Cefa Onlus. “La razionalità economica avrebbe consigliato di ritirare il latte da un’unica grande stalla con qualche centinaia di capi di bestiame, ma abbiamo scelto, invece, di coinvolgere 800 piccole imprese familiari contadine – che coinvolgono oltre 5000 persone – con 2-3 vacche ciascuna, ed è stata una bella sfida, ma siamo convinti che non esiste vero sviluppo, in un paese come la Tanzania, se i benefici della crescita non vengono ridistribuiti nel modo più ampio possibile. Grazie a questo circolo virtuoso, la latteria oggi è passata da progetto finanziato a una società i cui azionisti sono anche i partner-beneficiari”, conclude Chesani. “In questo modo le realtà locali coinvolte sono state messe in grado di prendere autonomamente in carico le attività progettuali dando vita a una sostenibilità di lungo periodo”.
“Abbiamo sostenuto un progetto che replica il modello cooperativo sul quale Granarolo stessa si fonda, in una delle zone più povere della Tanzania. Lo abbiamo sostenuto nel tempo con la tenacia di chi vuole arrivare a farlo decollare, ispirati dal senatore Giovanni Bersani, storico fondatore di Cefa Onlus (che ci ha recentemente lasciati) e dal suo team, costante nell’esserci vicino, nello spronarci a compiere missioni, ben al di là di logiche di mero assistenzialismo”, spiega Gianpiero Calzolari, Presidente di Granarolo, l’azienda che dal 2004 crede e sostiene attivamente questo progetto. “Oggi la latteria-caseificio di Njombe cammina con le proprie gambe grazie agli africani (tanti) della latteria, alle donne del distretto, che sono quelle che curano le stalle e gli animali, ai cooperanti di Cefa e ai lavoratori di Granarolo, sempre partecipi con le loro competenze. Siamo convinti che si potrà esportare questo modello per dare concrete opportunità lavorative ad altri allevatori e casari e una produzione di latte pastorizzato e quindi sicuro a tanti bambini nel mondo”.
“Il premio ad Africa Milk Project, co-finanziato dalla Cooperazione Italiana, è un importante riconoscimento delle capacità degli attori del Sistema Italia di individuare soluzioni efficaci alle sfide dell’alimentazione”, ha commentato Giampaolo Cantini, Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri. “Si tratta di un valido esempio di come sia possibile promuovere lo sviluppo creando alleanze tra mondo non-profit, settore privato – in particolare il mondo cooperativo – e istituzioni pubbliche”.

IL PROGETTO IN BREVE
La Njombe Milk Factory riceve ogni giorno 3200 litri di latte da 800 allevatori della zona che possiedono per lo più 2 o 3 vacche da latte. Una volta consegnato “a mano” o raccolto con un furgone, il latte è pastorizzato. Una volta la settimana e a prezzo contenuto, una certa quantità è distribuita in 58 scuole del distretto di Njombe (sud della Tanzania), raggiungendo un bacino di utenza che oggi è di 28 mila scolari. Il calcio contenuto nel latte è alimento fondamentale della dieta dei bambini. In parte il latte è venduto, e, in piccola quantità, donato a ospedali e orfanotrofi nei dintorni. Il rimanente diventa yogurt – distribuito nei mercati locali – e vari formaggi. Caciotta, provolone e specialmente mozzarella sono venduti nelle città più importanti della Tanzania e nell’isola di Zanzibar. Se all’inizio il progetto voleva migliorare la vita delle comunità rurali e sviluppare l’economia del distretto, oggi è un’impresa che comincia a fare utili.

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