Export agroalimentare supera 8,7 mld euro in 3 mesi

parmigiano 2“I dati dell’Istat ci dicono che l’agroalimentare italiano continua a conquistare il mondo. Da gennaio a marzo abbiamo esportato agroalimentare per più di 8,7 miliardi di euro, con un trend sostanzialmente in linea con l’obiettivo di 36 miliardi di euro che ci siamo dati per il 2015”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, commenta i dati sull’export di marzo resi noti dall’Istat. “Expo – aggiunge Martina – può essere un ulteriore volano per il Made in Italy, un’occasione che non vogliamo perdere, e per questo il Governo è in campo con un Piano straordinario per l’internazionalizzazione che aiuti le aziende a crescere ancora all’estero. Il 27 maggio a Milano presenteremo il segno unico distintivo per l’agroalimentare italiano, uno strumento che ci aiuterà a fare sistema e comunicare al meglio il Made in Italy fuori dai nostri confini”.

”Il positivo trend dell’export italiano è una buona notizia per l’economica italiana ma non bisogna sottovalutare i dati dell’export in Russia”. Così Dino Scanavino, presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta i dati sull’andamento del commercio estero dell’Istat, da cui emerge che l’alimentare rappresenta una delle attività economiche più dinamiche con una crescita di oltre il 13% rispetto allo scorso anno. ”Accanto alle notizie positive -aggiunge il presidente – non possiamo sottovalutare gli effetti dell’embargo che continuano a farsi sentire: tra gennaio e marzo le esportazioni delle aziende agricole italiane hanno registrato -83% sul mercato russo, così come quelle dei prodotti alimentari con -45%”. Secondo Scanavino, crisi come quella russo-ucraina, oltre a causare perdite di reddito rischiano di ripercuotersi negativamente sui prezzi agricoli in seguito all’aumento di eccedenze di produzione. ”Da qui la necessità di rivedere le misure per gestire le crisi di mercato e per minimizzare i rischi delle imprese – conclude il presidente- un’azione che deve essere attuata su due fronti: in sede europea, dove l’ultima riforma della Pac è stata deficitaria sul tema, e in ambito nazionale attraverso iniziative che prevedano sia la messa a sistema degli attuali strumenti sia nuovi e più efficaci interventi”.

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