Export: i pelati scalzano la pasta. Calano anche vino e olio

E’ l’industria alimentare a farla da padrona nella bilancia degli scambi commerciali del settore agroalimentare italiano: sul fronte export il peso dell’industria nel 2009 è cresciuto, sfiorando quota 80%. Nello specifico il prodotto italiano agroalimentare più esportato all’estero è la conserva di pomodoro, che ha scalzato dal primo gradino del podio la pasta all’uovo. Tale avvicendamento è in realtà imputabile alle variazioni dei prezzi, cresciuti nel caso delle conserve di dell’11,7% (compensando la lieve contrazione di quantità esportate) e calate di oltre quattordici punti percentuali per la pasta all’uovo. Il dato si evince dall’Annuario Inea sull’agricoltura italiana. Contrazioni significative nel valore dell’export si riscontrano anche per due dei principali prodotti del made in Italy: i vini rossi e rosati confezionati (-7%) e l’olio di oliva vergine ed extravergine (-11,4%). Sembrano tenere meglio, invece, le vendite di prodotti dolciari a base di cacao, che registrano una contrazione vicina all’1%, anch’essa imputabile al fattore prezzo. Dei primi cinque comparti di esportazione, che rappresentano oltre il 55% dell’export agroalimentare del paese, quello degli ortaggi trasformati è l’unico a mostrare un andamento positivo delle vendite nel 2009 (mentre nel 2008 erano cresciuti tutti). Per tutti gli altri principali comparti si evidenziano invece contrazioni, anche notevoli: è il caso della frutta fresca, le cui vendite sono scese di oltre 20 punti percentuali. Più contenute, sebbene consistenti, le riduzioni per il comparto delle bevande (-5,8%), dei derivati dei cereali (-5,4%) e degli altri prodotti dell’industria alimentare (-4,4%). Mediamente più alte, invece, le contrazioni per i flussi in entrata dei prodotti agroalimentari. Per tre dei cinque principali comparti di importazione (prodotti lattiero-caseari, olii e grassi e cereali) si evidenziano contrazioni superiori al 15%. Restano invece al di sotto del 6% le riduzioni degli acquisti per “carni fresche e congelate” e per il “pesce lavorato e conservato”, rispettivamente primo e terzo comparto di importazione. Da evidenziare il crollo dell’import per l’olio vergine ed extravergine, sceso di oltre 20 punti percentuali (anche in questo caso il dato è influenzato dalla marcata contrazione dei prezzi).(ANSA).

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