Export in crescita per i distillati italiani


Vendite all’estero in crescita e buona capacità di tenuta del settore sul mercato interno. Per AssoDistil, l’Associazione Nazionale degli Industriali Distillatori di alcoli ed acquaviti, la fine del 2011 si chiude, per così dire, con il bicchiere mezzo pieno. Nonostante la crisi, che ha influito sui consumi, l’industria della distillazione può guardare con cauto ottimismo al futuro.

L’occasione per fare il punto sull’andamento del settore è stata la presentazione, a Roma, del Gruppo Giovani di AssoDistil. Sul fronte interno, la crisi si fa sentire, ma il settore dimostra di saper rispondere al momento poco felice dell’economia italiana, mantenendo sostanzialmente stabili produzione e volumi.

In particolare, mentre il canale Ho.re.ca (alberghi e ristorazione) appare in affanno, la GDO recupera posizioni e, di conseguenza, è in ripresa anche il consumo domestico. In vista delle festività natalizie le stime degli imprenditori sono comunque promettenti. “La grappa resta il distillato preferito dagli italiani grazie ad un legame profondo, maturato nel tempo e tramandato tra le generazioni all’interno delle famiglie italiane. “Quello con la grappa è un rapporto che noi italiani abbiamo nel DNA – spiega Italo Maschio, presidente del Comitato Acquaviti – è per questo motivo che la nostra acquavite, anche per il 2011, si conferma un prodotto-simbolo del Made in Italy”.

Inoltre, ricalcando l’andamento dell’export agroalimentare, anche i distillati italiani hanno visto aumentare l’interesse degli acquirenti stranieri. “Rispetto allo scorso anno, abbiamo registrato un significativo balzo in avanti – osserva il presidente Maschio – pur dovendo confrontarci con gli enormi volumi di Paesi come la Francia e la Spagna”. In particolare, secondo le ultime rilevazioni dell’Istat, nei primi otto mesi dell’anno le esportazioni italiane di grappa a livello mondiale si sono attestate su un valore di quasi 22 milioni di euro, superando l’ammontare complessivo dell’export nel 2010 di oltre il 5%.

Per il 2012, le previsioni sono improntate a grande cautela, a causa della difficile congiuntura internazionale. “I dati dell’export ci dicono che, a fronte della crisi dei consumi, dobbiamo puntare ad essere ancora più competitivi – sottolinea il presidente del Comitato Acquaviti –. In tal senso, occorre affrontare una serie di questioni ancora aperte, come la difficoltà di reperimento della materia prima, il pagamento anticipato delle accise, le contraffazioni, che vedono penalizzare soprattutto la nostra grappa e, in vista del 2015, la complessa riforma dell’OCM vino”.

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