Fanciulle da marito e fedeltà tra amanti nel Lunario della settimana

Agri 954_20130216_Tranche 02-1Oggi una santa molto particolare: Margherita da Cortona. Per inquadrare il personaggio vi dico solo che è la patrona delle prostitute pentite. E ora vi spiego come ha fatto a guadagnare un così singolare patronato. Margherita nacque nel 1247 vicino a Perugia. Povera, orfana di mamma, e un po’ Cenerentola, venne allevata da una matrigna gelosa che come nella fiaba di disneyana memoria la maltrattava per ogni quisquilia. Margherita era però bellissima e corteggiata da tutti, e un bel giorno – ad appena 18 anni – trovò il principe, un nobile di Montepulciano (e non sto parlando del vino) che la portò al castello e la amò per nove anni. Il principe però, che non era proprio uno stinco di santo, evitò il matrimonio pur mettendo al mondo un figlio con Margherita e spesso pare si concedesse distrazioni con altre fanciulle. L’amore finì una volta per tutte con l’assassinio del nobile amante (forse per mano di qualche marito cornuto), e da quel momento la futura santa iniziò il suo personale e tristissimo calvario. Ripudiata dalla famiglia del nobile spasimante e dalla propria, si rifugiò a Cortona, dove per mantenersi e dare un tetto al giovane figlio, decise di vendere il proprio corpo. Non per molto pare, ma almeno fino a quando trovò lavoro come ostetrica e poi come infermiera. Un’impresa non da poco, perché a quei tempi, sul finire del ‘200, donne del genere di Margherita venivano spesso additate come streghe e messe sul rogo. Va da sé che Margherita, dopo aver chiesto perdono per i peccati commessi, fondò con alcune volontarie un servizio di assistenza medica a domicilio che prese il nome di «Poverelle», per poi fondare addirittura un ospedale. Amata dal popolo e dai nobili di Cortona, morì a soli 50 anni già in odore di santità. La sua festa è il 22 febbraio.
Già che abbiamo parlato di amanti e giovani fanciulle da marito, il mondo della superstizione su questi temi è ricchissimo di credenze a dir poco singolari.
La maggior parte di queste si riferiscono ai sistemi grazie ai quali le ragazze cercano di scoprire la fedeltà del proprio innamorato o l’identità del futuro marito. Il più celebre è il classico “m’ama, non m’ama”, fatto coi petali di margheritina o con altre erbe come la coda cavallina, l’asparago selvatico, il finocchio e la gramigna. Un ottimo sistema per ottenere la mano dell’innamorato, e quello di andare a trovarlo varcando la soglia di casa sempre con il piede destro. Guai, invece, andarne in cerca quando piove, magari bagnando l’orlo della gonna: è matematico che si sposerà un ubriacone. E guai anche toccare cibo mentre ci si fa la treccia: il tradimento è in agguato. Di sicura efficacia è invece bagnarsi il sedere nudo sull’erba madida di rugiada la mattina della festa di san Giovanni Battista. Sempre per questa festa si usa il sistema delle 3 fave per conoscere il proprio futuro di coppia. Per farlo, si mettono tre fave sotto il guanciale: una intera, una sbucciata per metà e una sbucciata completamente. Alla mattina se ne prende una senza guardare: se è pelata, presagio di una vita felice; se pelata a metà, gioie e dolori; se integra, unione infelice e sfortunata. Da come andò, credo che a Margherita da Cortona toccò la fava con la buccia.
andrea malossini

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