Fattoria a colori nell’ azienda green

“Valore artistico di una mucca”. Questo il titolo di un bell’articolo dedicato all’Azienda Agricola Castelbosco di Gianantonio e Tina Locatelli in cui Bettina Bush, sul settimanale supplemento di Repubblica uscito il week-end scorso, racconta come l’imprenditore di Gragnano sia riuscito nel progetto di costruire un’azienda agricola completamente green, che è divenuta anche un museo all’aperto. L’azienda, 400 ettari coltivati e un allevamento di quasi 2000 vacche, ha ricevuto un premio speciale all’ultima edizione di Bioenergy Expo per l’efficienza dell’impianto di biogas, il primo digestore è stato avviato nel 2008, e valorizza gli effluenti zootecnici aziendali generando energia. Non ultimo il virtuosismo che recupera il calore prodotto dall’impianto stesso. Il calore dei motori, infatti, è immesso in un impianto di cogenerazione e serve per essiccare il digestato, cioè il residuo derivato dalla fermentazione nelle vasche di biogas. Il ricavato delle deiezioni è diviso in una macchina che produce materiale secco e vapori, che vengono raccolti per produrre un concime liquido, il solfato ammonico. Si tratta di un sistema naturale per fertilizzare, che riduce al minimo l’acquisto di azoto. L’ultimo residuo, formato dalla parte solida, serve sua volta come concime, oppure come materiale da ardere: si tratta della frazione non digerita dal biogas, la lignina. Castelbosco è un progetto di economia sostenibile che genera benessere, ordine, equilibrio, in cui le strutture di servizio sono divenute, oltretutto, un’opera d’arte. Nessun cartello, all’arrivo. Si capisce che si sta per entrare in un posto speciale quando si passa accanto a un vecchio traliccio, simbolo dell’energia passata, sospeso nel nulla in quel pezzo di pianura. Quel traliccio era il mezzo per portare l’energia elettrica alla vecchia azienda. Oggi è un simbolo e trasmette poche parole, la formula magica di Castelbosco: “Perché buttarla se puoi riusarla”. Vicino al traliccio c’è una cabina elettrica “vestita” da un’ondata di colori, poi una vecchia stalla, trasformata e recuperata con ordine: è un’altra cabina elettrica. Questo microcosmo di attività legate alla terra crea energia. “Alla base c’è il pensiero di non buttar via niente – spiega Gianantonio Locatelli – quello che c’è scritto sul traliccio è un po’ il nostro verbo, visti i tempi che corrono, alla base di tutto c’è questo messaggio. Sono partito con quell’idea di fare energia in modo virtuoso senza utilizzare tanto mais e valorizzando le deiezioni della stalla. L’arte è l’aspetto veicolante di tutto il pensiero e serve a dare evidenza, a rendere fruibile la nostra concezione anche da parte delle persone esterne”. Gianantonio Locatelli, che conduce Castelbosco dal 1995, ha voluto che il suo mondo fosse raccontato da un grande artista: David Tremlett, poeta viaggiatore, grande interprete degli spazi (monumentali i suoi disegni sui muri della scalinata della Tate Britain di Londra). Oggi Castelbosco oltre ad essere un’azienda che con i suoi capi di bestiame produce quasi 300 quintali di latte al giorno, nel rispetto del benessere animale, è un progetto artistico in continuo sviluppo. “Non possiamo che essere orgogliosi di poter rappresentare aziende come queste – commenta Enrico Chiesa, Presidente di Confagricoltura Piacenza, cui Castelbosco è associata –sono un esempio di tenacia, spirito imprenditoriale e acume intellettuale anche in momenti difficili come questo”.

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