Fauna selvatica: Agrinsieme alla Camera, ”risarcire non basta”

“In vent’anni le popolazioni di animali selvatici presenti sul territorio é profondamente cambiata, facendo registrare un incremento considerevole, in particolare, degli ungulati (cinghiali, daini, caprioli). I danni che questa crescita dimensionale della fauna selvatica produce sul territorio sono di carattere ambientale, forestale, agricolo e faunistico”. Lo ha sottolineato Franco Postorino della Confagricoltura che è intervenuto, per Agrinsieme (Cia, Confagricoltura, Alleanza delle Cooperative), all’audizione odierna presso la Commissione Agricoltura della Camera sui provvedimenti in materia.
cinghiale 1Agrinsieme ha ricordato come la crescita delle popolazioni selvatiche sul territorio provoca un forte depauperamento dell’habitat e delle foreste, ingenti danni diretti ed indiretti (anche commerciali) alle aziende agricole e impatta notevolmente pure sulla fauna minore e sugli allevamenti.
“Il problema è grave e la legislazione attuale nazionale e regionale – ha posto in rilievo il rappresentante di Agrinsieme – è assolutamente carente ed inadatta a fronteggiare quella che è diventata una vera e propria emergenza”.
Agrinsieme ha sollecitato congrui e tempestivi indennizzi per i produttori. Ma occorre soprattutto svolgere attività di prevenzione, per impedire che proseguano situazioni insostenibili; vanno definiti “indici di portanza” ovvero va individuata la capacità di un ambiente, e delle sue risorse, di sostenere un determinato numero di soggetti selvatici. E vi deve essere una compatibilità tra attività ambientale ed economica.
Al di là del numero ammissibile, gli animali selvatici in surplus vanno eradicati dal territorio nelle forme più opportune, scientificamente ormai individuate e note.
Agrinsieme ha quindi auspicato un monitoraggio attento pure della presenza degli orsi, dei lupi, dei cani inselvatichiti e delle nutrie, che molti problemi stanno creando in determinate aree.
“Insomma – ha concluso il rappresentante di Agrinsieme – servono norme nuove, un monitoraggio scrupoloso delle specie selvatiche e del loro impatto, interventi diretti a ridefinire i piani di crescita delle specie che compromettono l’agroecosistema”.

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