Federalimentare: il boom delle commodity pesa sui prezzi. Rincari del 3-4%

L’impennata delle materie prime agricole, protagoniste a febbraio di nuovi record sui mercati internazionali, preoccupano Federalimentare che lancia l’allarme sulle inevitabili ricadute sui prezzi allo scaffale, con aumenti in vista del 3-4%. Gli effetti negativi del caro-commodity – sottolinea Filippo Ferrua, presidente di Federalimentare, illustrando presso la sede di Confindustria i dati economici 2010 e le prospettive del settore – gia’ si vedono e hanno portato a un aumento a febbraio del 5% dei prezzi alla produzione. ”Sicuramente – osserva Ferrua – ci sara’ un allineamento dei prezzi degli alimentari ai livelli dell’inflazione attesa nel range di +2,7-3%, ma forse arriveremo anche al +4%”. Non a caso l’inflazione alimentare ha gia’ segnato un +1% a gennaio nel confronto sul pari mese 2010. Come reagire a questa situazione? Per Ferrua la ricetta e’ ”ripetere in tutte le sedi che ci vuole un ritorno all’agricoltura. Il settore va rilanciato, dobbiamo produrre di piu’ e recuperare anche il troppo spazio lasciato ai biocarburanti”. Anche perche’ il caro-cibo scoraggia i consumi che gia’ languono e che anche nel 2011 si preannunciano in sofferenza dopo il -1,2% delle vendite alimentari gia’ registrato a gennaio. Federalimentare sottolinea peraltro la tendenza low cost della spesa degli italiani con la crescita dell’incidenza dei discount nell’ambito dei canali di vendita. Proprio la spesa low cost – nota Federalimentare – e la pressione ”spesso esasperata” della Gdo su promozioni e prezzi alla produzione delle aziende ha portato a un costante calo negli ultimi anni del valore aggiunto dell’industria alimentare. Non a caso negli ultimi anni industria e agricoltura, ovvero i primi due anelli della filiera – rimarca l’organizzazione confindustriale -, hanno registrato una perdita di dieci punti della catena del valore a vantaggio degli altri tre segmenti, ovvero distribuzione, trasporti e servizi. Ferrua sottolinea quindi la necessita’ di riequilibrare meglio la filiera e in particolare nota la necessita’ di ”una messa a punto” con la Gdo. Intanto quello che non si consuma in patria va pero’ forte all’estero, con l’export alimentare che nel 2010 ha segnato +10,5%, con performance di rilievo per formaggi (+23,6%), vino (+12,2%) e dolci (+11,2%). Cifre che soddisfano Federalimentare, con l’ambizione tuttavia di rilanciare sui mercati emergenti, quelli asiatici in testa, dove, dice Ferrua, ”possiamo fare di piu”’. (di Cristina Latessa) (ANSA)

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