Federdoc: la deregulation prevista dall’Ocm mette a rischio la qualità

No alla pericolosa deregulation produttiva prevista dall’Ocm Vino comunitaria a partire dal 31 dicembre 2015 con la liberalizzazione dei diritti di impianto e la richiesta al governo italiano di intervenire a difesa delle produzioni di qualita’, sulla scia di quanto gia’ fatto da Francia e Germania. La richiesta arriva dal presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro. La liberalizzazione degli impianti senza alcuno strumento di gestione della produzione rischia di destabilizzare l’economia di molte regioni viticole in Europa – osserva Ricci Curbastro – in particolare nelle zone di produzione a Denominazione di Origine piu’ importanti. La nuova misura avrebbe conseguenze drammatiche per il vino a DO, che sarebbe investito da fenomeni destabilizzanti come sovrapproduzioni, cadute dei prezzi, speculazioni, perdita dei valori patrimoniali dei vigneti. Il pericolo della proliferazione dei vigneti e delle produzioni e’ dietro l’angolo, osserva Federdoc. La superficie vitata della Cotes-du-Rhone, ad esempio, potrebbe salire da 61.00 a 120.000 ettari, quella del Chianti da 17.000 a 35.000 ettari, quella della Rioja da 60.000 a 200.000. Secondo le proiezioni di Winenews, considerato che nel Chianti Classico ci sono attualmente 2.500 ettari vitati a Igt e ponendo il caso che 1.500 siano piantati a Sangiovese, questo nuovo impianto metterebbe sul mercato 7,5 milioni di bottiglie in piu’ di Chianti classico. I diritti di impianto – ricorda Federdoc – sono risultati finora uno strumento efficace per gestire le produzioni, stabilizzare i prezzi e contrastare la sovrapproduzione. ”Siamo convinti – commenta Ricci Curbastro che e’ anche presidente di Efow, federazione europea dei vini a IG (indicazione geografica) -che, pur in prospettiva di un regime di liberalizzazione degli impianti, possano esserci le possibilita’ di controllare e gestire le produzioni dei vini europei, anche di quelli non IG, solo che i Paesi produttori lo vogliano e decidano di gestire la situazione singolarmente al proprio interno, naturalmente nell’ambito di nuove norme eventualmente ottenibili anche dalla nuova Pac”.(ANSA).

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