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	<title>Con i piedi per terra</title>
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	<description>Notizie e attualità dal mondo dell&#039;agricoltura</description>
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		<title>Api: Galan, ulteriore sospensione degli insetticidi per la concia del mais</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 15:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
&#8220;Allo scopo di salvaguardare il patrimonio apistico nazionale e la sicurezza per gli operatori, ho chiesto al Ministero della Salute di confermare la sospensione dei neonicotinoidi e del fipronil, insetticidi utilizzati per la concia del mais. Tale richiesta nasce dal fatto che le modifiche apportate alle macchine seminatrici non hanno fornito sufficienti garanzie per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/api-1.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/api-1-300x199.jpg" alt="" title="api 1" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-17939" /></a><br />
&#8220;Allo scopo di salvaguardare il patrimonio apistico nazionale e la sicurezza per gli operatori, ho chiesto al Ministero della Salute di confermare la sospensione dei neonicotinoidi e del fipronil, insetticidi utilizzati per la concia del mais. Tale richiesta nasce dal fatto che le modifiche apportate alle macchine seminatrici non hanno fornito sufficienti garanzie per la salvaguardia delle api, le quali hanno manifestato una serie di effetti non letali, come disorientamento e perdita di memoria olfattiva, soprattutto in corrispondenza della semina di ampie superfici di mais&#8221;.<br />
Lo ha dichiarato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan che ha commentato i risultati ottenuti dal progetto di ricerca Apenet, finanziato dal Ministero ed attuato da una serie di istituti di ricerca coordinati dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA).<br />
Il progetto Apenet ha infatti confermato una serie di evidenze sperimentali, emerse gia&#8217; nel corso del 2009, i cui elementi essenziali possono essere cosi&#8217; riassunti: la rete di monitoraggio nazionale istituita grazie ad Apenet non ha rilevato, nella primavera 2010, anomali fenomeni di mortalita&#8217; delle api;i test di polverosita&#8217; sul seme conciato hanno confermato i progressi compiuti con le piu&#8217; moderne tecniche di concia; la modifica apportata alle seminatrici di mais attraverso l&#8217;istallazione di un &#8220;deflettore&#8221; ha generato un abbattimento medio delle concentrazioni delle sostanze attive rilevate del 50% circa rispetto alle macchine tradizionali; le prove con le macchine seminatrici in pieno campo hanno evidenziato che con l&#8217;aumentare dell&#8217;estensione della superficie seminata, aumenta anche il livello di contaminazione delle zone limitrofe.<br />
I dati di Apenet hanno dunque evidenziato che le modifiche apportate alle seminatrici per ridurre la dispersione delle polveri durante la fase di semina non hanno fornito sufficienti garanzie per la salvaguardia delle api &#8211; che, come e&#8217; noto, rappresentano delle vere cartine di tornasole sulle condizioni reali dell&#8217;ambiente -, le quali hanno manifestato una serie di effetti non letali, soprattutto in corrispondenza della semina di ampie superfici di mais. &#8220;Proprio per intervenire con maggiore efficacia sulle macchine seminatrici, ho chiesto al CRA &#8211; conclude il Ministro Galan &#8211; di potenziare la parte ingegneristica della ricerca, in modo da ridurre al minimo il rischio di contaminazione a seguito della dispersione delle polveri durante la semina&#8221;.(AGI)</p>
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		<title>Tabacco: Uila, serve un tavolo di filiera Ue</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 15:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Un &#8216;tavolo&#8217; di filiera a livello europeo per affrontare la crisi del settore del tabacco. E&#8217; la richiesta al termine della Conferenza europea sul tabacco di Bruxelles alla quale hanno partecipato le organizzazioni sindacali iscritte all&#8217; Effat, la Ceccm, rappresentante delle maggiori industrie manifatturiere di tabacco (Bat, Japan Tobacco e Imperial Tobacco) e il gruppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/tabacco.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/tabacco-300x225.jpg" alt="" title="tabacco" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-17936" /></a><br />
Un &#8216;tavolo&#8217; di filiera a livello europeo per affrontare la crisi del settore del tabacco. E&#8217; la richiesta al termine della Conferenza europea sul tabacco di Bruxelles alla quale hanno partecipato le organizzazioni sindacali iscritte all&#8217; Effat, la Ceccm, rappresentante delle maggiori industrie manifatturiere di tabacco (Bat, Japan Tobacco e Imperial Tobacco) e il gruppo Philip Morris. Durante il suo intervento Pietro Pellegrini, segretario nazionale della Uila, ha sottolineato la difficile situazione italiana. &#8220;Siamo particolarmente allarmati&#8221; ha dichiarato Pellegrini &#8220;perche&#8217; al managment di Bat Italia e&#8217; stato richiesto di rivedere i risultati competitivi in termini di costi di produzione dello stabilimento di Lecce produttore delle Ms. Se non si dovessero trovare soluzioni accettabili ci potrebbero essere ripercussioni a livello occupazionale che aggraverebbero una situazione gia&#8217; difficile.&#8221; Tra gli argomenti all&#8217;ordine del giorno nella conferenza ci sono state anche le Linee Guida definite dall&#8217;Oms sulla convenzione quadro sul controllo del tabacco, che vietano l&#8217;utilizzo degli ingredienti nella produzione di sigarette.<br />
&#8220;Questi provvedimenti&#8221; ha spiegato Pellegrini &#8220;avrebbero delle gravissime ripercussioni occupazionali nel settore del tabacco che coinvolge in totale 200 mila lavoratori. Verrebbe infatti bandito il tabacco Burley, una delle tipologie principali di tabacco in Italia, e si impedirebbe la produzione di sigarette con le miscele American Blend che rappresentano oltre il 95% del mercato finale italiano, e che nel 2009, tramite le accise e le tasse hanno portato nelle casse dello Stato oltre 13 miliardi di euro&#8221;.<br />
Pellegrini ha poi proposto la convocazione, a livello europeo, di un tavolo di filiera del tabacco che veda coinvolti imprenditori agricoli, imprese di prima trasformazione, industria e sindacato per fare valere le ragioni di questo settore vittima di un accanimento ingiustificato nonostante i suoi prodotti siano legali e arricchiscano le casse degli stati membri con miliardi di euro all&#8217;anno.(AGI) </p>
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		<title>Incidenti in campagna: è allarme rosa</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 15:24:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Sempre piu&#8217; incidenti &#8220;in rosa&#8221; in agricoltura. Le donne rappresentano ormai &#8211; secondo i dati Istat &#8211; piu&#8217; del 39% della forza lavoro impiegata nell&#8217;agricoltura italiana, e complessivamente il 30% delle aziende agricole e&#8217; gestito da imprenditrici, con percentuali particolarmente elevate in alcune Regioni come la Valle d&#8217;Aosta (44,7%) o la Liguria (42,5%). Il numero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/donne-agricoltura.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/donne-agricoltura-300x200.jpg" alt="" title="donne agricoltura" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-17933" /></a><br />
Sempre piu&#8217; incidenti &#8220;in rosa&#8221; in agricoltura. Le donne rappresentano ormai &#8211; secondo i dati Istat &#8211; piu&#8217; del 39% della forza lavoro impiegata nell&#8217;agricoltura italiana, e complessivamente il 30% delle aziende agricole e&#8217; gestito da imprenditrici, con percentuali particolarmente elevate in alcune Regioni come la Valle d&#8217;Aosta (44,7%) o la Liguria (42,5%). Il numero delle donne che lavorano nel settore agricolo e&#8217; un esercito di lavoratrici efficienti e motivate &#8211; secondo quanto emerge dalle indagini dell&#8217;Osservatorio sull&#8217;imprenditoria femminile in agricoltura dell&#8217;Unioncamere &#8211; ma esposte piu&#8217; degli uomini ai fattori di rischio. Danni alle braccia e al collo, causati dai lavori agricoli, si riscontrano nelle donne piu&#8217; frequentemente che negli uomini &#8211; secondo quanto contenuto nelle linee guida dell&#8217;Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU OSHA) &#8211; e a questi si aggiungono i danni all&#8217;apparato riproduttivo causati da pesticidi e agenti biologici, e tutti i rischi derivanti dall&#8217;uso di mezzi e attrezzi meccanici &#8211; dal trattore all&#8217;aratro, dalle macchine per la raccolta a un&#8217;infinita gamma di attrezzature &#8211; spesso pesanti e poco ergonomici per le lavoratrici. Nel calcolo dei fattori di rischio le caratteristiche fisiche femminili non vengono nemmeno considerate &#8211; avverte l&#8217;OSHA &#8211; come se uomini e donne avessero una struttura fisica identica e la stessa fisiologia.<br />
Di questi temi si parlera&#8217; a Roma il 24 settembre prossimo nell&#8217;ambito del 2010&#8243;, dall&#8217;Ente nazionale meccanizzazione agricola ENAMA, che &#8211; grazie anche alla presenza della presidente dell&#8217;Osservatorio Nazionale per l&#8217;Imprenditoria e il Lavoro Femminile in Agricoltura (Onlilfa) Veronica Navarra &#8211; dedica una sessione proprio alla definizione di criteri e strategie per tutelare la componente femminile operante in agricoltura. Tra i fenomeni da valutare con particolare attenzione quello degli incidenti che coinvolgono lavoratrici stagionali, spesso senza contratto, oppure donne che eseguono lavori agricoli in quanto mogli del titolare e quindi senza la necessaria copertura assicurativa. Nel Regno Unito il problema e&#8217; stato affrontato con decisione: il Governo ha stabilito di trattare tutte le donne che a vario titolo operano in azienda come lavoratrici dipendenti, imponendo, anche in presenza di un rapporto di parentela, tutti gli obblighi e le tutele di legge&#8221;.(AGI) </p>
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		<title>E-R: nel weekend riparte il Wine Food Festival</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Dopo aver &#8220;messo a tavola&#8221;, nella sua prima edizione, oltre 1 milione di turisti, torna l&#8217;appuntamento con il Wine Food Festival, il calendario enogastronomico regionale di eventi autunnali legati alle produzioni Dop, Doc e Igp dell&#8217;Emilia Romagna e alle sue piu&#8217; antiche tradizioni culinarie (www.winefoodfestival.it). Ad aprire, nel weekend del 3-5 settembre, il cartellone di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/assaggi2.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/assaggi2-198x300.jpg" alt="" title="assaggi2" width="198" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-17928" /></a><br />
Dopo aver &#8220;messo a tavola&#8221;, nella sua prima edizione, oltre 1 milione di turisti, torna l&#8217;appuntamento con il Wine Food Festival, il calendario enogastronomico regionale di eventi autunnali legati alle produzioni Dop, Doc e Igp dell&#8217;Emilia Romagna e alle sue piu&#8217; antiche tradizioni culinarie (<a href="http://www.winefoodfestivalemiliaromagna.com/">www.winefoodfestival.it</a>). Ad aprire, nel weekend del 3-5 settembre, il cartellone di oltre 40 appuntamenti, tra fiere, sagre e mostre mercato, distribuiti tra settembre e fine novembre 2010, saranno la &#8220;Tre giorni del Sangiovese&#8221; a Predappio (Fc), la 54a &#8220;Festa della Coppa Piacentina Dop&#8221; a Carpaneto Piacentino (Pc), il &#8220;Valtidone Wine Festival&#8221;, interamente dedicato al patrimonio vitivinicolo della Valtidone, con la prima tappa a Borgonovo (Pc) e l&#8217;apertura dell&#8217;&#8221;Autunno Valtarese&#8221;, ospitato nei sei comuni dell&#8217;Alta Val di Taro (Pr). &#8220;L&#8217;Emilia Romagna e&#8217; tra le regioni italiane che piu&#8217; si &#8220;viaggiano&#8221; e si apprezzano una volta seduti a tavola &#8211; spiega Andrea Babbi, Amministratore delegato di APT Servizi Emilia Romagna-. E&#8217; infatti assaporando una fetta di prosciutto di Parma, piuttosto che bevendo un sorso di Sangiovese, che si entra in contatto con la storia, le tradizioni, l&#8217;atmosfera e la gente della nostra terra. E questo e&#8217; anche lo spirito del Wine Food Festival: fare turismo in punta di forchetta&#8221;. &#8220;A testimonianza dell&#8217;alta qualita&#8217; della tavola emiliano romagnola &#8211; sottolinea Tiberio Rabboni, Assessore regionale all&#8217;Agricoltura &#8211; crescono di anno in anno le certificazioni da parte dell&#8217;Unione Europea e attualmente il paniere di prodotti Dop e Igp regionali conta ben 33 voci. Il Wine Food Festival rappresenta un&#8217;importante &#8220;vetrina&#8221; di queste tipicita&#8217; &#8211; conclude Rabboni &#8211; offrendo l&#8217;opportunita&#8217; unica di scoprirle nel modo migliore: assaporarle direttamente nei loro luoghi di origine e produzione&#8221;.</p>
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		<title>Cereali: Italmopa, problemi per il settore molitorio</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:19:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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La recente evoluzione dei mercati cerealicoli internazionali, e del frumento tenero in particolare, sta determinando pesanti difficolta&#8217; e sofferenze nel settore molitorio italiano&#8221;. Lo denuncia Italmopa &#8211; Associazione Industriali Mugnai d&#8217;Italia, aderente a Federalimentare e a Confindustria &#8211; in rappresentanza dell&#8217;Industria italiana della prima trasformazione del grano per la produzione di farine di frumento tenero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/grano-trebbiatura.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/grano-trebbiatura-300x225.jpg" alt="" title="grano trebbiatura" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-17925" /></a><br />
La recente evoluzione dei mercati cerealicoli internazionali, e del frumento tenero in particolare, sta determinando pesanti difficolta&#8217; e sofferenze nel settore molitorio italiano&#8221;. Lo denuncia Italmopa &#8211; Associazione Industriali Mugnai d&#8217;Italia, aderente a Federalimentare e a Confindustria &#8211; in rappresentanza dell&#8217;Industria italiana della prima trasformazione del grano per la produzione di farine di frumento tenero e semole di frumento duro. &#8220;Gli incrementi delle quotazioni, superiori al 40%, costatati nel corso delle ultime settimane sui mercati del frumento tenero &#8211; riconducibili sia agli esiti quantitativi dei raccolti internazionali situatisi complessivamente su livelli soddisfacenti ma inferiori alle iniziali aspettative, sia alla amplificazione del fenomeno da parte dei mercati telematici &#8211; hanno influito pesantemente sui margini operativi dell&#8217;Industria molitoria tenuto conto dell&#8217;incidenza del costo del materia prima frumento tenero &#8211; che puo&#8217; raggiungere l&#8217;80% &#8211; sui ricavi&#8221;. &#8220;Tale situazione&#8221; precisa Umberto Sacco, Presidente Italmopa, &#8220;viene ulteriormente aggravata da atteggiamenti di ritenzione, costatati sia nel settore del frumento tenero che nel settore del frumento duro, da parte dei detentori della materia prima, atteggiamenti che, oltretutto, compromettono il corretto e continuo approvvigionamento dell&#8217;Industria. L&#8217;estrema volatilita&#8217; delle quotazioni non giova ne&#8217; al mondo agricolo che non individua un reddito certo al fine di orientare le proprie scelte colturali, ne&#8217; al mondo dell&#8217;industria che, a sua volta, ha bisogno di programmare il proprio approvvigionamento e le proprie vendite&#8221;. La fluidita&#8217; del mercato interno, per un&#8217;Industria molitoria che deve approvvigionarsi in continuo, costituisce, come piu&#8217; volte sottolineato da Italmopa, l&#8217;elemento di maggiore rilevanza e la condizione necessaria per un efficiente funzionamento del mercato e deve pertanto essere risolta con la massima efficacia e senza inutili polemiche tra gli interlocutori, nell&#8217;interesse non solo dell&#8217;industria della trasformazione e dei consumatori ma di tutta la filiera frumento&#8221;. (AGI) </p>
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		<title>Voucher lavoro agricolo: al primo posto il Friuli Venezia Giulia</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Si confermano gli importanti risultati conseguiti dal Fvg nella vendita dei voucher, i buoni lavoro introdotti per facilitare la regolarizzazione delle prestazioni di lavoro occasionale accessorio. Nell&#8217;agosto scorso i voucher venduti in Fvg sono stati 77.126, corrispondente al 15,9 per cento di quelli complessivi a livello nazionale. Un risultato, questo, che colloca la nostra regione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/vendemmia-cassone.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/vendemmia-cassone.jpg" alt="" title="vendemmia cassone" width="240" height="180" class="alignleft size-full wp-image-17921" /></a><br />
Si confermano gli importanti risultati conseguiti dal Fvg nella vendita dei voucher, i buoni lavoro introdotti per facilitare la regolarizzazione delle prestazioni di lavoro occasionale accessorio. Nell&#8217;agosto scorso i voucher venduti in Fvg sono stati 77.126, corrispondente al 15,9 per cento di quelli complessivi a livello nazionale. Un risultato, questo, che colloca la nostra regione al primo posto tra le regioni italiane, seguita da Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige. &#8221;Il dato del mese di agosto 2010 &#8211; sottolinea l&#8217;assessore regionale al Lavoro, Angela Brandi &#8211; rappresenta un nuovo record: e&#8217; il primo mese che supera ampiamente la soglia dei 75 mila voucher venduti e il confronto con il mese di agosto 2009 fa registrare un incremento del 53,3 per cento; se analizziamo il numero di voucher venduti in rapporto alla popolazione residente, la nostra Regione conferma il proprio primato assoluto su tutte le altre regioni con 62,5 voucher ogni mille abitanti&#8221;. Sul piano provinciale al primo posto si conferma la provincia di Udine con 53.966 voucher, seguita da Pordenone con 11.672, da Trieste con 8.151 e infine da Gorizia con 3.337 voucher venduti. Tra le diverse categorie di vendita dei voucher al primo posto troviamo i giovani studenti sotto i 25 anni, i pensionati, i percettori di sostegno al reddito con 25.424 voucher venduti; al secondo posto i servizi con 21.624, seguiti dal comparto del commercio e turismo con 16.667; al quarto posto si colloca l&#8217;agricoltura con 9.080 voucher seguita, a una certa distanza, dal lavoro domestico con 4.331 voucher venduti. Negli ultimi 14 mesi (luglio 2009 agosto 2010) nella nostra regione sono stati venduti 603.264 voucher, con due mesi che hanno superato la soglia di vendita dei 60mila: luglio e agosto 2010. (AGI) </p>
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		<title>Vendemmia, il punto in Emilia-Romagna</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:08:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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La vendemmia delle uve precoci è iniziata il 23 agosto in Romagna, mentre in questi giorni sta cominciando la raccolta anche per i vigneti dell’area emiliana. In tutta la regione si registra un ritardo sull’annata 2009 che va dai 10 ai 15 giorni, legato principalmente al perdurare di temperature inferiori alla media nei mesi primaverili, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/vendemmia3.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/vendemmia3-300x200.jpg" alt="" title="vendemmia3" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-17918" /></a><br />
La vendemmia delle uve precoci è iniziata il 23 agosto in Romagna, mentre in questi giorni sta cominciando la raccolta anche per i vigneti dell’area emiliana. In tutta la regione si registra un ritardo sull’annata 2009 che va dai 10 ai 15 giorni, legato principalmente al perdurare di temperature inferiori alla media nei mesi primaverili, dopo un inverno tra i più ricchi di precipitazioni degli ultimi anni. </p>
<p>In Romagna si stanno ora vendemmiando le uve Chardonnay e il Pinot Bianco, nella seconda settimana di settembre si comincia a raccogliere l’Albana per chiudere poi nell’ultima decade di settembre con Trebbiano e Sangiovese. Nel modenese e nel reggiano è iniziata la raccolta dell’Ancellotta, mentre bisognerà attendere ancora un paio di settimane perché il più precoce tra i Lambruschi, il Salamino, abbia raggiunto la giusta maturazione. Si continuerà poi con il Lambrusco di Sorbara per concludere, ai primi di Ottobre, con il Lambrusco Grasparossa. Spostandosi verso Ovest, nella collina parmense e piacentina, in questi giorni si è cominciata la vendemmia delle uve per base spumante, cui seguiranno i bianchi e infine i vitigni a bacca rossa.</p>
<p>Nell’insieme della regione, Assoenologi prevede un calo in quantità intorno al 5%, da imputarsi principalmente alle grandinate che lo scorso giugno hanno interessato alcune zone della  Romagna e in parte agli espianti che sono stati effettuati utilizzando i contributi dell’OCM vino. In Emilia si stimano quantitativi complessivi costanti, che si dovrebbero attestare intorno ai 3.150.000 ettolitri di vino.</p>
<p>Nell’area modenese si prevedono quantitativi stabili, con un calo del 10-15% per le uve Ancellotta compensato da un aumento previsto del 5% per il Lambrusco Salamino e Grasparossa e del 10-15% per il Sorbara, mentre il Presidente del Consorzio Vini Reggiani Giorgio Gianotti stima per il 2010 un lieve aumento nelle quantità di vino prodotte nella provincia. Per quanto riguarda gli altri vitigni emiliani, dalla Malvasia parmense e piacentina alla Bonarda al Pignoletto dei Colli Bolognesi, i quantitativi si prevedono pressoché stabili rispetto allo scorso anno.</p>
<p>Nell’insieme la sanità delle uve è ottima sia in Emilia che in Romagna, caratterizzata da una gradazione media leggermente più bassa rispetto anni precedenti ed elevati livelli di acidità.  Gli attacchi di Botrytis e altre malattie sono stati decisamente contenuti. Alla luce dell’andamento climatico attuale e delle previsioni per le prossime settimane, decisive per la concentrazione degli zuccheri nelle uve, il 2010 si prefigura, in tutta la regione, come una grande annata soprattutto per i vini bianchi e per i Lambruschi, che saranno freschi, eleganti, dotati di ottima acidità, aromaticità e fragranza anche grazie all’escursione termica tra il giorno e la notte registrata negli ultimi giorni. Il grado alcolico e la concentrazione dei vini non sarà quest’anno eccessiva.</p>
<p>Per passare dalle stime ai fatti, sarà cruciale il mese di settembre. Se sarà soleggiato, ventilato e privo di piogge persistenti la qualità si confermerà molto buona, permettendo di giudicare il 2010 un’ottima annata.</p>
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		<title>Prezzi agricoli alla produzione in crescita</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Aumentano dell&#8217;8,9% a luglio in media e su base annua i prezzi alla produzione agricola che rimangono tuttavia ben al di sotto dei costi in molti settori, per effetto delle forti riduzioni che si sono verificate nei mesi precedenti. E&#8217; quanto emerge da una analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Ismea relativi al mese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/Aziende-Agricole-1.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/Aziende-Agricole-1-300x236.jpg" alt="" title="Aziende Agricole 1" width="300" height="236" class="alignleft size-medium wp-image-17915" /></a><br />
Aumentano dell&#8217;8,9% a luglio in media e su base annua i prezzi alla produzione agricola che rimangono tuttavia ben al di sotto dei costi in molti settori, per effetto delle forti riduzioni che si sono verificate nei mesi precedenti. E&#8217; quanto emerge da una analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Ismea relativi al mese di luglio, in occasione della diffusione dei dati Istat sui prezzi alla produzione dei prodotti industriali. A luglio, rispetto allo scorso anno &#8211; precisa la Coldiretti &#8211; si segnala un aumento del 12% nelle coltivazioni che riguarda tutte le produzioni ad eccezione dei cereali, che si riducono dell&#8217;1%, e delle colture industriali, che perdono il 7%. Per gli allevamenti &#8211; continua la Coldiretti &#8211; l&#8217;aumento è stato del 6% con incrementi maggiori per i lattiero caseari, mentre i suini cedono il 3% come i bovini e bufalini. &#8221;Nonostante i segnali incoraggianti, durante l&#8217;estate &#8211; continua la Coldiretti &#8211; si sono manifestati gravi crisi in settori chiave dell&#8217;economia agricola, dalla pastorizia alla raccolta del pomodoro destinato alla trasformazione industriale, anche per effetto delle inefficienze, delle furbizie e delle speculazioni lungo la filiera agroalimentare che porta a sottopagare la produzione agricola&#8221;. A questo proposito la Coldiretti ricorda che &#8216;&#8217;sta promuovendo un progetto per una filiera agricola tutta italiana con l&#8217;obiettivo di tagliare le intermediazioni e arrivare ad offrire in Italia e all&#8217;estero prodotti alimentari al 100% italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo, attraverso la rete di Consorzi Agrari delle cooperative e delle imprese agricole&#8221;. (ANSA)</p>
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		<title>Cia, situazione ancora difficile per l’agricoltura</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Agricoltura &#8216;in rosso&#8217; anche nel 2010. E&#8217; quanto emerge dalle prime stime della Cia sull&#8217;annata agraria, elaborate sulla base degli ultimi dati dell&#8217;Ismea, che evidenziano un calo della produzione e del valore aggiunto, prezzi all&#8217;origine in frenata, costi in crescita, e redditi degli agricoltori ancora in discesa. In calo anche i consumi alimentari per cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/agricoltura-generica2.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/agricoltura-generica2-300x200.jpg" alt="" title="agricoltura generica2" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-17912" /></a><br />
Agricoltura &#8216;in rosso&#8217; anche nel 2010. E&#8217; quanto emerge dalle prime stime della Cia sull&#8217;annata agraria, elaborate sulla base degli ultimi dati dell&#8217;Ismea, che evidenziano un calo della produzione e del valore aggiunto, prezzi all&#8217;origine in frenata, costi in crescita, e redditi degli agricoltori ancora in discesa. In calo anche i consumi alimentari per cui la Confederazione italiana agricoltori prevede a fine anno una diminuzione tra l&#8217;1 e il 2%. &#8221;Non si dovrebbero toccare i livelli negativi del 2009, ma anche il 2010 rischia di diventare &#8216;un anno da dimenticare&#8217; per l&#8217;agricoltura italiana&#8221;, precisa in una nota la Cia che stima &#8221;un calo della produzione del 2%, determinato soprattutto dalle coltivazioni (-3%), del valore aggiunto del 2,5-3% e dei prezzi all&#8217;origine del 3-4% (-14% nel 2009), a fronte di costi (produttivi, contributivi e burocrati) in ulteriore crescita tra il 2-3% (+12% nel 2009). Il risultato sarebbe un taglio dei redditi degli agricoltori tra il 5-7%: decisamente meno drastico &#8211; precisa la Cia &#8211; rispetto ai precedenti dodici mesi, quando la flessione era stata di circa il 21%&#8221;. In crescita, invece, le previsioni sull&#8217;export (+3,3% in valore) mentre l&#8217;import e&#8217; in rallentamento. Pertanto le stime della Cia danno &#8221;una notevole riduzione del disavanzo della bilancia commerciale agroalimentare: -24% in volume e -10% in valore&#8221;. Per quanto riguarda invece i consumi alimentari domestici, &#8216;&#8217;si dovrebbe avere a fine anno una diminuzione tra l&#8217;1 e il 2%&#8221;. Dopo il lieve incremento tendenziale del primo trimestre 2010 (+0,8%), le stime dell&#8217;Ismea &#8211; ribadisce la Cia &#8211; indicano per il periodo aprile-giugno una battuta d&#8217;arresto (-0,6%). Cio&#8217; fa prevedere per il primo semestre 2010 consumi domestici stabili, mentre la spesa continua a diminuire a causa anche della riduzione dei prezzi al consumo (-2,8% la variazione media riferita al primo semestre del 2010). Ma le dinamiche di acquisto risultano molto differenti da settore a settore. &#8221;La stagnazione dei consumi domestici nei primi sei mesi del 2010 riguarderebbe di fatto &#8211; sottolinea la Cia &#8211; solo alcuni dei principali aggregati: derivati dei cereali, carni suine e salumi, frutta e agrumi. Appaiono in flessione, invece, i consumi di prodotti ittici, vini e spumanti e carni bovine, mentre risulterebbero in crescita latte e derivati, ortaggi e patate, olio di oliva e carni avicole. Tra i derivati del frumento (+0,2% nel primo semestre 2010), continua la flessione dei consumi domestici di pasta (-3,6%) e pane (-2,4%), nonostante il calo dei prezzi nel primo caso e l&#8217;ulteriore crescita dei prezzi nel secondo caso. La frutta fresca ha invece registrato un calo dei volumi di acquisto (-1,5% nei primi sei mesi) e la concomitante riduzione dei prezzi medi al consumo ha provocato un&#8217;accentuata flessione della spesa (-11,5%)&#8221;. (ANSA)</p>
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		<title>Orecchiette pugliesi: origini e condimenti</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 12:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[cime di rapa]]></category>
		<category><![CDATA[enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[gastronomia puglia]]></category>
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		<category><![CDATA[ricette regionali]]></category>
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		<description><![CDATA[Le orecchiette sono un famosissimo formato di pasta e rappresentano il simbolo gastronomico della regione Puglia. Lavorate rigorosamente a mano, sono rotonde e concave, con il centro più sottile del bordo e con la superficie ruvida, (simili appunto a delle piccole orecchie) e con le dimensioni di circa 3/4 di un dito pollice.La loro forma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/orecchiette.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/orecchiette.jpg" alt="" title="orecchiette" width="240" height="180" class="alignleft size-full wp-image-17909" /></a>Le orecchiette sono un famosissimo formato di pasta e rappresentano il simbolo gastronomico della regione Puglia. Lavorate rigorosamente a mano, sono rotonde e concave, con il centro più sottile del bordo e con la superficie ruvida, (simili appunto a delle piccole orecchie) e con le dimensioni di circa 3/4 di un dito pollice.La loro forma particolare abbinata alla superficie rugosa, fa si che ogni condimento vi si adatti in maniera impeccabile, anche se, l’accompagnamento perfetto per le orecchiette, sono da sempre le cime di rapa. Mentre nel Salento la ricetta tipica è quella che le vede insieme a sugo di pomodoro (con o senza spezzatino di carne o polpette o brasciole) e ricotta forte di pecora.Nel tarantino è ancora in uso il sinonimo &#8220;chiancarelle&#8221; o recchted. Ne esiste anche una versione realizzata senza la forma di cupola, meglio conosciuta come &#8220;strascinate&#8221;. In tutte le varianti, si realizzano utilizzando esclusivamente farina di grano duro, acqua e sale. A Cisternino (BR) le orecchiette si realizzano con farina di grano tenero poco raffinato, sono più grandi e assumono una forma diversa, con nervature interne profonde, molto simile ad un padiglione auricolare e vengono definite &#8220;Recch&#8217; d&#8217;privt&#8221; &#8211; ovvero &#8220;Orecchie del prete&#8221;. La ricetta classica contadina dei giorni di festa prevede il condimento con ragu&#8217; di coniglio.<br />
Per preparare le orecchiette per quattro persone servono: 400 grammi di farina di grano duro, acqua tiepida e sale. Impastare per almeno una decina di minuti, lasciare riposare per una mezz&#8217;ora. Prelevare un pezzetto di pasta e filarlo fino a trasformarlo in un lungo bastoncino e tagliarlo a pezzetti piccoli .Con la punta arrotondata di un coltello , schiacciare il pezzettino di pasta cosi’ da ridurlo a un dischetto di pasta e poi rovesciarla all’indietro come se si volesse avvolgere di pasta la punta del dito. Pingere poi con il pollice cosi’ da ottenere la tipica gobba. Lasciarle ad asciugare per qualche ora prima di cuocerle.<br />
Ricetta per  quattro persone:<br />
500 gr di orecchiette<br />
salsa di pomodoro<br />
2 peperoni gialli<br />
olio extravergine d&#8217;oliva<br />
pecorino grattuggiato<br />
peperoncino<br />
basilico<br />
sale<br />
pepe<br />
Tagliate a fettine i peperoni e fateli rosolare nell&#8217;olio, versate la salsa di pomodoro (precedentemente cotta), il sale, il pepe, il peperoncino e il basilico. Fate cuocere per circa 5 minuti.Preparate le orecchiette al dente, scolatele e mescolatele con il condimento, aggiungendo una spruzzata di pecorino.<br />
storia: Per quanto riguarda le origini delle orecchiette, sembra abbastanza evidente la loro natalità Pugliese: secondo il parere di molti esperti, le odierne orecchiette deriverebbero dalle “lixulae”,un tipo di pasta dalla forma rotonda con il centro concavo ottenuta con farina, acqua e formaggio, che veniva preparata nell’antica Roma e di cui ci lascia testimonianza anche il grande storico Varrone.<br />
La cosa certa è che le orecchiette presero così tanto piede che nel corso degli anni diventarono un piatto molto ricercato ed amato, come testimonia un documento  risalente alla fine del ‘500, e ritrovato negli archivi della chiesa di San Nicola di Bari , con il quale un padre donava il panificio alla figlia e nell’atto notarile si poteva leggere che la cosa più importante lasciata in dote matrimoniale era l’abilità della figlia a preparare le “recchietedde”.<br />
C’e’ chi sostiene invece che le vere origini delle orecchiette non sono da ricercarsi in Puglia, ma nella zona provenzale francese, dove fin dal lontano Medioevo si produceva una pasta simile utilizzando il grano duro del sud della Francia:  una pasta molto spessa e a forma di dischi, incavata al centro mediante la pressione del dito pollice,  forma che ne facilitava l&#8217;essiccazione, e quindi la conservazione per fronteggiare i periodi di carestia. Sembra anche che ne venissero imbarcate grandi quantità sulle navi che si accingevano ad affrontare lunghi viaggi. In seguito, sarebbero state diffuse in tutta la Basilicata e la Puglia con il loro nome attuale dagli Angioini, dinastia che nel Duecento dominava le terre delle regioni. Insigni studiosi di enogastronomia hanno dimostrato che le orecchiette avrebbero avuto origine nel territorio di Sannicandro di Bari, durante la dominazione normanno-sveva, tra il XII e il XIII secolo. Secondo il professor Sada, un&#8217;interessante caratteristica delle orecchiette, legata al particolare atteggiamento di protezione nei confronti della comunità israelitica locale da parte dei normanno-svevi, è la loro probabile derivazione da alcune ricette della tradizione ebraica, come le orecchie di Haman &#8211; l&#8217;antagonista del libro di Esther &#8211; che ritroviamo, ad esempio, in alcuni dolci sefarditi oppure nelle croisettes, un tipo di pasta preparato nelle vallate occitane del Piemonte, lontana parente delle orecchiette di Sannicandro anche nella probabile influenza mediorientale.</p>
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