Ferrara: produzione in calo

Il campo dei melloniQuesta torrida estate ha messo a dura prova la produzione agricola ferrarese, ma non è la prima volta che succede tanto il presidente di Cia Ferrara, Stefano Calderoni, propone nuove forme assicurative per garantire agli agricoltori comunque un reddito aziendale, in annate difficili come questa. All’agricoltura ferrarese ormai il caldo torrido di giugno e luglio, i danni li ha fatti e ben poco piogge o abbassamento delle temperature, ora possono salvare, mentre la frutta – per le temperature elevate che ha creato stress vegetativi – non sta avendo un normale accrescimento.
I primi dati, fa sapere una nota della confederazione italiana agricoltori, dicono che le rese in campagna, per un prodotto importante come il pomodoro, sono a meno 15 % e l’elevata qualità non compensa appieno il calo. Problemi maggiori nelle aree sabbiose e torbose che hanno risentito maggiormente del calore con cali di produzione pomodoro che arrivano al 30% in certi casi, anche le stime su mele e pere ferraresi indicano un segno negativo. Stessa situazione per la patata con cali produttivi che sfiorano, in alcune aziende, il 40%.
“Ormai non possiamo più parlare di “emergenza caldo” o “emergenza pioggia” – afferma ancora Calderoni – l’andamento meteorologico che è sempre stato un fattore determinante per la produzione agricola, ora è diventato un dato ordinario. Ecco allora che serve un profondo cambiamento negli strumenti a tutela. Non basta proteggere le produzioni solo dai fattori atmosferici diviene quanto mai urgente difendere l’intero reddito agricolo.” in poche parole se nel 2015, a parità di superficie e investimento, l’azienda non ha gli stessi ricavi agricoli del 2014 la differenza viene colmata dall’assicurazione. Solo così si elimina il rischio dato dall’andamento climatico, produttivo e soprattutto dei mercati, diventati davvero troppo volatili e imprevedibili. Certo nel nostro paese queste forme assicurative, che guardano al modello americano, dovranno tenere conto di alcuni fattori come la dimensione aziendale più piccola rispetto a quella americana e dovranno avere dei costi sostenibili per le imprese, attraverso le agevolazioni pubbliche. Si tratta di un vero e proprio cambiamento culturale perché la capacità imprenditoriale e l’innovazione non sono sufficienti se il reddito diventa dipendente da fattori esterni sempre più imponderabili, se l’agricoltura è un bene comune lo devono essere anche gli agricoltori che coltivano la terra.”
E adesso l’attesa e’ protesa su mele e pere.

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