Ferrarini (Assica), 6 priorita’ per made in Italy

Lisa_Ferrarini“Il difficilissimo 2012 che abbiamo alle spalle e i primi preoccupanti dati del 2013, confermano che il futuro del settore passa necessariamente dalla capacita’ di crescere all’estero, in particolare sui mercati extra-UE”.
Lo ha sottolineato Lisa Ferrarini, Presidente di ASSICA, nel corso della sua relazione all’Assemblea nazionale. “Agire rapidamente e’ fondamentale, perche’ il tempo non e’ una variabile indipendente: mentre le nostre aziende attendono i necessari provvedimenti i concorrenti europei e internazionali guadagnano posizioni difficilmente recuperabili in futuro”. La Ferrarini – rieletta Presidente ASSICA, nel corso dell’Assemblea privata di ieri – ha lanciato le 6 priorita’ per l’Export alimentare. 1. La prima richiesta riguarda la necessita’ di superare le barriere tariffarie e non tariffarie. Molto spesso i Governi di Paesi terzi utilizzano le misure veterinarie per introdurre barriere commerciali. In questo contesto – ha spiegato Assica – abbiamo purtroppo in Italia alcune Regioni (Calabria, Campania e Sardegna), in cui il livello di sicurezza veterinaria non e’ all’altezza di quello delle aree ad alta vocazione e dei nostri partner comunitari.
Questo crea confusione in chi ci guarda da lontano e deve acquistare i nostri prodotti.
Nel settore dei salumi e della carne suina, le perdite commerciali dovute alle barriere veterinarie e tariffarie esistenti si possono prudenzialmente stimare in 250 milioni di Euro.Non e’ piu’ tollerabile che alcuni produttori di queste Regioni, che sommate rappresentano il 4% della suinicoltura italiana, blocchino di fatto lo sviluppo di un intero settore.
I Ministeri competenti, a partire da quello della Salute, si stanno impegnando da anni. Ma oggi questa deve diventare una priorita’ di primo livello sia per lo Stato centrale sia per le Regioni coinvolte.
2. Concludere accordi di libero scambio (eliminare i dazi) Il nostro Paese e’ deficitario di materie prime, ma ha una grande industria di trasformazione che esporta in tutto il mondo.
Tra un anno, l’Italia sara’ di nuovo alla presidenza di turno dell’Ue, dove si stanno discutendo importanti accordi bilaterali di libero scambio con le principali economie mondiali, a partire dagli USA. Con lo stallo dei negoziati multilaterali di Doha, infatti, l’approccio bilaterale appare oggi come l’unico perseguibile.
Dobbiamo essere in prima fila per liberalizzare i mercati internazionali, senza cadere in tentazioni protezionistiche.
3. Creare una Cabina di regia per l’Export Il supporto all’esportazione e l’azione per il superamento delle barriere tariffarie e non tariffarie dovrebbe avvenire con una gestione integrata delle competenze dei diversi Ministeri (Ministero degli Esteri, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero della Salute, Agenzia ICE, Camere di Commercio, ecc.) attraverso una cabina di regia, presso la Presidenza del Consiglio, effettiva ed efficace. Un’azione di questo tipo, che non si riduca all’ennesimo “tavolo” di coordinamento formale, permetterebbe una maggiore capacita’ del nostro Paese di far valere le proprie esigenze nelle trattative bilaterali e – soprattutto – multilaterali. In questo modo, si ridurrebbe il vero e proprio “spread strategico” tra le nostre possibilita’ esortative e quelle, ben superiori, dei Paesi del nord Europa.
4. Coordinare le azioni di promozione, dall’ICE alle Fiere Quanto spende l’Italia per la promozione internazionale dei propri prodotti? Conosciamo il budget (troppo limitato) dell’ICE. Ma quanto spendono Regioni, Province, Camere di Commercio, Ministeri? Forse il problema in Italia non e’ solo “quanto” ma anche “come” spendiamo i soldi. Dando una coerenza strategica ai mille rivoli della nostra spesa potremmo ottenere, con gli stessi soldi, un’efficacia maggiore. Allo stesso modo, occorre superare i provincialismi fieristici che caratterizzano l’Italia. Servono al Paese poche, grandi fiere capaci di proiettare nel mondo il “Sistema Italia”.
5. Strutturare linee di credito adeguate per le imprese che esportano: Occorre offrire alle imprese che esportano finanziamenti e coperture assicurative a tassi competitivi.
Il target a cui tendere, dal punto di vista finanziario, e’ quello della Banca Pubblica Tedesca KFW-Ipex Bang, l’Export Bank di Berlino (costola della loro CDP), che eroga importi annui nell’ordine dei 60 miliardi di euro.
6. Qualificare la nostra presenza all’estero: dai Desk anticontraffazione all’Addetto commerciale agroalimentare Sull’esempio di quanto gia’ fatto da altri Paesi come gli USA e il Regno Unito, riteniamo d’importanza strategica – conclude Assica – la creazione, presso alcune Ambasciate italiane in Paesi chiave, della figura di Addetto commerciale agroalimentare che abbia competenza su macro aree geografiche.(AGI)

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