Finto bio in Tv: Vernocchi, caso isolato non screditi la filiera

biologico 2“Comportamenti isolati ed episodici non devono far danno alla filiera biologica che è uno dei vanti del nostro agroalimentare, né screditare le forme di vendita diretta dei prodotti agroalimentari”. Questo il commento del Presidente del Settore Ortofrutticolo di Fedagri-Confcooperative Davide Vernocchi in riferimento alla vicenda messa in luce da un recente servizio del programma televisivo Le Iene relativa ad un produttore di un mercato a chilometro zero che vendeva verdure presentate come biologiche ma che in realtà non lo erano.
“Nel comportamento del produttore sono riscontrabili – spiega Vernocchi – gli estremi della truffa sui quali sarà poi compito della magistratura indagare. Il sistema globale di produzione biologica è certificato ed è contraddistinto da un apposito logo comunitario che dà piena garanzia ai consumatori. Pur riconoscendo i meriti del servizio televisivo di inchiesta, è quindi opportuno porre la massima attenzione ad evitare che arrivino all’opinione pubblica messaggi generalizzati, che scaturiscono da informazioni parziali e riconducibili a casi isolati.
“In Italia operano – ricorda Vernocchi – oltre 42.000 produttori biologici che hanno deciso di produrre seguendo un rigido disciplinare, sostenendo per questo dei costi e sottoponendosi ad una serie di controlli severi e frequenti. Ai consumatori che scelgono di acquistare prodotti biologici il consiglio è quello di stare sempre attenti ai bollini di certificazione”.
“Altro messaggio che vorremmo trasmettere ai consumatori – continua Vernocchi – è quello relativo all’affidabilità e alla sicurezza delle forme di vendita diretta dei prodotti agroalimentari. Secondo quanto contenuto nell’ultimo Rapporto Nomisma-Agrinsieme, oltre un terzo della vendita diretta in Italia è realizzato dalle cooperative agroalimentari che in virtù del loro stretto legame con il territorio, garantiscono la qualità e l’origine dei prodotti”.
“Va quindi assolutamente evitato – conclude Vernocchi – che la messa in onda del servizio abbia come conseguenza quella di gettare discredito anche sui tanti agricoltori che praticano la vendita diretta. Occorrerebbe piuttosto che vengano realizzati maggiori controlli su quelle modalità di commercializzazione dei prodotti agroalimentari non organizzate e che non passano per i circuiti distributivi tradizionali. La vendita di alimenti lungo le strade, talvolta all’ingresso delle città, in luoghi non autorizzati, non rispetta spesso le più elementari norme di igiene e non garantisce la salubrità dei prodotti, oltre a rappresentare anche una forma di concorrenza sleale”.

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