Ditelo coi fiori : di moda nonostante la crisi

Continua il trend di crescita della superficie investita a florovivaismo in Veneto, che nel 2009 supera i 3.220 ettari con un incremento di circa il 7% rispetto al 2008; negli ultimi cinque anni la superficie è aumentata del 30%. È questo il dato più significativo che emerge dalle analisi che gli esperti di Veneto Agricoltura hanno effettuato sugli ultimi dati aggiornati forniti dal Servizio Fitosanitario Regionale.Il numero di aziende venete attive nel settore è leggermente cresciuto, portandosi a 1.743 unità (+1,5%); ne consegue che è aumentata anche la superficie media che ogni azienda ha destinato a colture florovivaistiche, passata da 1,3 ha/azienda nel 2002 a 1,8 ha/azienda nel 2009.
Tuttavia, oltre il 50% è costituito ancora da piccoli produttori (894 aziende), la cui quota sul totale è in aumento rispetto al 2005 (+5%). Sono invece 828 le aziende iscritti al Registro Ufficiale dei Produttori (RUP), anch’esse in aumento negli ultimi cinque anni.
Per contro, diminuiscono le aziende (425) in possesso del passaporto necessario per la commercializzazione ad altri soggetti professionalmente impegnati nel settore vivaistico, in calo del 4% rispetto al 2005.In ripresa le aziende che hanno ottenuto la certificazione di Conformità Agricola Comunitaria (CAC) necessaria per la commercializzazione europea: nel 2009 erano 207 (+2,5%), in prevalenza dotate della CAC frutticola (85 aziende), e in misura minore della CAC orticola (45) od ornamentale (41 aziende).Una particolarità riguarda il tipo di autorizzazione rilasciata alle aziende: stabile negli ultimi cinque anni quelle autorizzate come “produttori” (1.664, il 95% del totale). In crescita le aziende autorizzate come “vivaista” (1.107 aziende), ma soprattutto quelle che hanno ottenuto anche l’autorizzazione come Realizzatori di Aree Verdi (RAV). Nel 2009 erano ormai 696, in aumento del 14% rispetto al 2005, a significare che l’attività di servizio è evidentemente remunerativa e di interesse per le imprese di settore.Se nel 2008 la produzione florovivaistica, influenzata dall’andamento climatico negativo, aveva registrato una flessione, nel 2009 è andata meglio: sono stati prodotti circa 1,38 miliardi di pezzi (+2,5%), un livello comunque ancora inferiore a quello del 2007.

Il materiale vivaistico (si considera tale il prodotto venduto ad altri operatori professionali, cioè altre aziende vivaistiche o agricole), continua a rappresentare la quota principale della produzione veneta (76%), mentre il prodotto finito, venduto a dettaglianti, grossisti o consumatori finali, costituisce il 18% del totale. Il rimanente 6% è costituito da materiale di base da coltivare (gemme, portainnesti e talee).Per quanto riguarda la provenienza del materiale da coltivare, trova conferma la pratica dell’autoproduzione del materiale di base pari al 42% in quantità. Aumentano gli approvvigionamenti a livello nazionale (17% del totale rispetto al 15% del 2008), mentre diminuiscono le importazioni dagli altri paesi dell’Unione Europea (23% rispetto al 26% del 2008). Nel complesso, rispetto a cinque anni fa, si riduce la dipendenza delle aziende venete dalle forniture provenienti da fuori regione: nel 2009 circa il 55% del materiale di partenza proveniva da dentro i confini regionali. Su questo però pesa la quota, rilevante, di autoproduzione, che se da una parte risponde al tentativo di risparmiare sui fattori della produzione, dall’altra può rappresentare una scarsa propensione all’innovazione.Nella scelta dei canali di commercializzazione, torna ad aumentare la quota di vendite ad altri vivaisti e aziende agricole, che costituisce il 78% delle vendite, a scapito degli altri canali di vendita: a privati e hobbisti (9,5%), a dettaglianti (6,7) o a grossisti (6,1%).Continua a ridursi l’area di commercializzazione dei prodotti, veicolati per circa il 63% entro i confini regionali: in leggero aumento le vendite a livello locale (36%) a scapito di quelle realizzate entro i confini regionali (27%) e soprattutto delle vendite veicolate a livello nazionale (33%) ed estero (3%).

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