Fisco: Fiper, da avanzi ristoranti biogas e non aumenti Tares

ristorante apertoGli avanzi dei ristoranti anzichè essere tassati come rifiuti e subire l’aumento della Tares, che ha raggiunto per alcune attività la soglia degli 8.500\14.000 euro con importi in molti casi raddoppiati o triplicati rispetto al 2013, potrebbero essere una risorsa per produrre energia rinnovabile e ricavi . Per questo, i gestori degli impianti a biogas attraverso Fiper (Federazione Italiana dei Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili), stanno sollecitando a più riprese il Ministero dell’Ambiente da circa due anni affinché realizzi il Decreto Attuativo relativo alla caratterizzazione dei sottoprodotti da impiegare a fini energetici. “I ristoratori non sanno – spiega Walter Righini, presidente della Fiper – che gli avanzi di ristorazione sono stati annoverati quali sottoprodotti per la produzione di energia rinnovabile dal decreto DM 6 luglio 2012 – Tabella 1A . Quindi anziché smaltire un rifiuto, questi sottoprodotti potrebbero essere utilizzati nella produzione di biogas e produrre energia”. Righini cita il caso della “vicina Svizzera, dove a Pontresina, un impianto di biogas vive e svolge una importante azione per tutta la comunità ritirando e utilizzando gli scarti alimentari dei ristoranti, catering e alberghi nei comuni di Pontresina e S.Moritz. E’ una filiera già avviata su micro scala, che necessita di un’attenta selezione, gestione e organizzazione logistica di questo tipo di biomasse con conseguente riduzione dei costi per ristoratori e effetti positivi per l’ambiente e ritorni economici sul territorio”. I numeri parlano chiaro, spiega Righini portando ad esempio la regione Lombardia dove “gli avanzi della sola ristorazione pubblica (scuole, ospedali, case di riposo, enti pubblici dotati di mensa), secondo i dati pubblicati dal Politecnico di Milano nel progetto Bioregione, si aggirano intorno alle 20.000 tonnellate annue, corrispondenti a 1-2 milioni di metri cubi di biogas producibile in un anno, ovvero circa 5-10 milioni di kWh di energia primaria”. Così, a livello nazionale, “con l’indotto turistico del Bel Paese”, sarebbero rilevanti i “benefici che questa filiera potrebbe arrecare a livello economico e ambientale, limitando tra l’altro l’occupazione delle aree agricole per le produzioni no food”. (ANSA)

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