Floricoltura e Florovivaismo: la fotografia dell’ Asproflor

giardinoAlla cura, alla vendita e alle coltivazioni di fiori e piante all’aria aperta o in colture protette si dedicano oltre 47.400 imprese italiane che generano un giro d’affari di oltre 4 miliardi di euro, rappresentando il 7% dell’intera PLV agricola e occupando circa 150.000 addetti per la gran parte a tempo indeterminato.
Il solo comparto florovivaistico fattura 3 miliardi di euro, lo stesso fatturato del vino: le importazioni riguardano esclusivamente prodotti dall’Olanda.
In Piemonte ci sono circa 900 aziende florovivaistiche che coltivano una superficie di 700 ettari, di cui 180 ha in serra calda e 520 ha in pieno campo.
La provincia con la più alta concentrazione di aziende florovivaistiche in Piemonte è quella torinese con circa 280 aziende che rappresentano il 35% dell’intera produzione regionale, costituendo così la nona provincia italiana per produzione florovivaistica.
Se consideriamo invece l’intera filiera del fiore e della pianta (ovvero le aziende che sono collegate direttamente al florovivaismo come grossisti, distributori, manutentori ecc.), la provincia di Torino si colloca al quarto posto in Italia con 1658 imprese, dopo Imperia, Roma e Napoli.
La figura del manutentore tipo è uomo tra i 40 e 59 anni, uno su sette è nato fuori italia: il 21% è romeno, il 18% è albanese ed il 10% è marocchino.

LO SCENARIO COMPETITIVO
Il florovivaismo è un segmento dell’agricoltura molto particolare: difficilmente assimilabile agli altri settori e con peculiarità diverse fra il settore del fiore reciso (torinese), piante in vaso stagionali (astigiano, torinese, alessandrino) e piante da vivaio (biellese, cuneese). Molte però sono le criticità comuni: intanto si tratta di un settore che non ha mai avuto bisogno di ricorrere a sostegni comunitari legati ad una OCM specifica, nè per i produttori, nè per sostenere le esportazioni, nè finanziamenti specifici per migliorare l’organizzazione dell’offerta e la commercializzazione.
A partire dagli anni ‘90, molti Paesi in via di sviluppo sono diventati produttori nel settore
florovivaistico. Oggi questi Paesi sono circa 80: ciò determina una maggiore disponibilità di fiori e piante e, con essa, aumenta la competizione verso il mercato finale. Inoltre, questi stati sono distinti da condizioni favorevoli dal punto di vista climatico, bassi costi di manodopera e politiche di sostegno, sia dei governi locali, sia della Comunità Europea che favorisce ed incentiva le collaborazioni fra aziende europee e Paesi in via di sviluppo.
I maggiori mercati nei quali viene riversata la produzione globale sono quelli degli stati più ricchi quali l’area Ue e gli Stati Uniti.
Siamo quindi di fronte ad un mercato comunitario saturo, con una contrazione dei consumi dovuti anche alla crisi economica in corso.
In questo quadro operano i nostri produttori, i quali incontrano enormi difficoltà, in quanto la competizione avviene sostanzialmente sul fronte prezzi.
Si può quindi sostenere che è in atto una forte competizione fra il nostro modello di produzione, composto generalmente di piccole/medie aziende a conduzione prettamente familiare, ed un modello extraeuropeo con le multinazionali che investono in florovivaismo nei Paesi emergenti: una competizione che si gioca quasi esclusivamente sul prezzo e che non può che vederci perdenti.
Per aiutare le nostre imprese florovivaistiche sarebbe utile:
– accrescere la dimensione, investire in innovazione del processo produttivo;
– investire in tecnologia per abbattere i costi di produzione energetici e manodopera (va supportata la ricerca di produzioni innovative con maggiore sinergia tra ricerca pubblica e privata per non disperdere risorse ed avere progetti utili alle imprese e al mercato);
– investire in promozione (l’Italia ha recentemente vinto un bando europeo triennale, per la promozione, con un budget di 2.734.000,00 € con una ATS associazione temporanea di scopo.
Tre cooperative Flormercati, Conaflor e Florasi’, insieme al Ministero delle politiche agricole, stanno lavorando per promuovere il prodotto florovivaistico con fiere e attività promozionali
lungo la filiera).

PROGRAMMAZIONE DELLE PRODUZIONI
Il florovivaismo orienta la sua programmazione rispondendo alle esigenze del mercato. Di fronte a scenari sempre in movimento, le aziende devono avere una eguale, veloce, capacità di seguire le sue esigenze.
Oggi c’e’ una forte flessione del fiore reciso (rose, lillium, ecc.) troppo esposto al mercato globale: di conseguenza, si assiste a una inevitabile riconversione alle piante in vaso sia stagionali che da vivaio con inevitabili picchi di sovrapproduzione.
L’esigenza fondamentale è, quindi, quella di produrre articoli meno soggetti alla concorrenza e, quindi, legati al territorio investendo in qualità.

PROBLEMI CHE GRAVANO SUL COMPARTO
Il nostro mondo è gravato recentemente da una continua crescita dei costi di produzione e burocratici In primis vanno ricordati quelli energetici, con il costo del gasolio aumentato del 120% in appena due anni passando da 0,49 cent/lt del 2010 a 1.10 cent/lt dell’inverno 2012; ma vanno calcolati gli accresciuti prezzi dei concimi e fitofarmaci, i costi connessi allo smaltimento rifiuti, il costo del lavoro, l’Imu sui beni funzionali alla produzione serre e capannoni, gli adempimenti burocratici per il conseguimento delle abilitazione all’uso di mezzi da lavoro, i costi di trattori, piattaforme, gru, ecc. Uno scenario di rincari ai quali si contrappone il costante calo dei prezzi relativi alle produzioni florovivaistiche, (il prezzo di vendita di una viola alla fine degli Anni ‘80 era di 500 lire, oggi (2013) la stessa viola vale 25 cent.): ciò per via del mercato globale e del surplus di produzione.
Inoltre non si riesce a raggiunge una produttività sufficiente, a causa delle dimensioni aziendali ridotte.
Grosse difficoltà si riscontrano ultimamente per l’accesso al credito e al finanziamento delle aziende con un accorciamento sensibile dei tempi degli affidamenti e dei rientri, passati da un periodo medio lungo a un breve termine, i quali non consentono investimenti importanti.
Le aziende scontano inoltre un progressivo invecchiamento dei titolari e uno scarso ricambio generazionale, dovuto ai fortissimi capitali da investire per creare imprese ex novo.

RAFFORZARE IL POTERE CONTRATTUALE
La dimensione delle aziende del settore è limitata con produzioni altrettanto limitate: diventa quindi fondamentale cercare di concentrare l’offerta.
Oltre a favorire l’associazionismo economico, sarebbe quindi importante per la nostra realtà la creazione di un mercato moderno, che:
– metta a disposizione l’offerta per più tempo, che offra garanzie al credito;
– si relazioni con altre realtà mercatali nazionali ed internazionali;
– svolga adeguata azione promozionale all’interno della filiera diventando il tessuto connettivo tra imprese, operatori commerciali istituzioni pubbliche e private ecc. per progetti di ampio respiro.
Promuovere e favorire, dunque. E l’unico strumento utile -con una discreta dote finanziaria attualmente disponibile per l’aggregazione del prodotto- sono le O.P. oggi scarsamente utilizzate.

POTENZIALITA’ ED OPPORTUNITA A COSTO E A KM ZERO
La promozione e il forte sviluppo del CONCORSO COMUNI FIORITI, con una media di 150 iscrizioni annuali, ideato e promosso dall’ASPROFLOR, potrebbe avere – se capito e veicolato da tutta la struttura – un impatto sulle aziende del territorio tutt’altro che irrilevante. Basti questo semplice esempio: 8000 Comuni italiani decidono di abbellire n. 3 rotonde con 2000 vasetti di fioritura e 300 arbusti, totale piante consumate 48.000.000 di fioriture e 7.200.00 arbusti.
Solo per il Piemonte invece con 1.206 Comuni la ricaduta per le aziende piemontesi sarebbe di 7.236.000 vasi di fioritura e 1.085.400 vasi di arbusti. Una buona boccata di ossigeno a sforzo zero, ma siamo nel campo delle ipotesi, purtroppo.

MULTIFUNZIONALITA’
Anche il nostro settore deve guardare sempre più alla multifunzionalità per affrontare i picchi di stagionalità, mirando ad esempio alla produzione di energia verde: in questo caso è da ricordare l’opportunità del “conto termico” entrato in vigore ai primi di febbraio 2013 per la produzione di calore ed elettricità da biomasse, produzione di ossigeno per bilanciare la CO2, opere a verde per il contenimento dei danni da erosione, ecc.

PROGETTUALITA’ DI FILIERA E DI DISTRETTO
Va ricordato che gli strumenti che si creano possono essere ottimi: tuttavia, difficilmente riescono a dare risultati se non conosciuti ed utilizzati come si deve.
Le esperienze che si stanno realizzando con i distretti di settore sono state utili prevalentemente sul piano dei rapporti e della programmazione, ricercando soluzioni condivise con tutti gli attori della filiera: questo approccio ha dato qualche risultato su temi come la ricerca, la logistica, la difesa del territorio, ma non risolve il problema centrale, ovvero quello della commercializzazione. Va rilevato che essi sono dotati in ogni caso di scarse o nulle risorse finanziarie.

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