Floricoltura soffre, pesa la concorrenza sleale


Fiore italiano sempre più “appassito”: il comparto floricolo del nostro Paese, come più in generale dell’Europa, sta facendo i conti con costi di produzione in crescita, prezzi in “caduta libera” e soprattutto invasione del mercato da parte di concorrenti extra Ue, avvantaggiati dalla manodopera a basso prezzo e dal taglio dei dazi. Questo il quadro delineato oggi a Bruxelles dal presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia), Giuseppe Politi, nel corso di una sessione della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, presieduta da Paolo De Castro. La sessione, fa sapere la Cia, sarebbe stata sollecitata dall’associazione agricola a causa della “dimensione preoccupante della crisi, che richiede pronti e efficaci interventi per evitare un tracollo”. Negli ultimi cinque anni la produzione di fiori recisi nel nostro Paese (che conta circa 36 mila aziende per 100.000 addetti) sarebbe diminuita, secondo dati Cia, di oltre un quarto (meno 26%). Calo a cui si deve aggiungere la perdita di più di mille ettari di superfici, in particolar modo di serre. Il fiore più colpito dalla crisi sarebbe la rosa, la cui produzione, denuncia l’associazione, si sarebbe dimezzata a fronte di un aumento del 30% dei costi. Il trend negativo sarebbe iniziato già nel 2007, con un calo consistente di produzione in tutta Europa e con aziende costrette a chiudere a causa della concorrenza straniera. “La perdita di competitività del fiore europeo – ha precisato Politi – deriva dalle migliori condizioni climatiche dei paesi terzi, ma anche e soprattutto dal bassissimo costo della manodopera che, in alcuni paesi africani, è addirittura 15 volte inferiore a quello delle aziende in Europa. Ecco perché la maggioranza dell’import di fiori recisi proviene proprio dal Kenya, Colombia ed Ecuador”. A ciò si devono aggiungere accordi commerciali e azzeramento dei dazi di cui usufruirebbero Kenya, Etiopia, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia e Costarica. Per Politi non si tratterebbe di un problema di concorrenza tra Paesi ricchi e poveri, ma tra piccole e medie imprese e grandi produttori. Il presidente ha infatti denunciato la presenza sul mercato di grandi imprese europee che producono in Paesi in via di sviluppo per poi rivendere i fiori, con le già citate agevolazioni, sul mercato Ue. La Cia ha dunque sollecitato interventi di sostegno al settore dal governo italiano e di regolamentazione dei flussi di import dei fiori dall’Unione europea. (ANSA).

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