Francia: ‘no a pesticidi’, viticoltore rischia prigione

grappoli trisDice no ai pesticidi e rischia il carcere: è la crociata di un viticoltore francese di vini biologici pronto a tutto pur di non “avvelenare inutilmente” – dice lui – le proprie terre con un insetticida usato per contrastare la flavescenza dorata, malattia contagiosa e mortale per la vigna, reso obbligatorio da una norma locale. Emmanuel Giboulot, 51 anni, produttore della Borgogna, che coltiva 10 ettari di vitigni Chardonnay e Pinot noir sulla Cote de Beune e la Haute-Cote de Nuit, è comparso oggi davanti al tribunale di Digione. Secondo la legge, rischia una pena fino a sei mesi di prigione e 30.000 euro di multa. Intanto, una petizione e una pagina Facebook sono state create in solidarietà del viticoltore e diverse associazioni ecologiste hanno chiamato a manifestare di fronte al tribunale. “Non volevo utilizzare prodotti chimici sui miei appezzamenti che la mia famiglia coltiva in modo biologico dal 1970 – spiega questa sorta di ‘Robin Hood’ dell’agricoltura bio – Sono alla sbarra per aver rifiutato di avvelenare le mie proprie terre”. Tutto comincia nel 2013 quando una circolare della prefettura di Digione impone il trattamento “dell’insieme dei vigneti della Cote d’Or” con un pesticida contro la cicalina, un insetto che può provocare la flavescenza dorata. Ma la contaminazione non è provata, c’è solo il sospetto che alcune piante siano colpite. Il vettore di questa malattia giunse in Francia nel 1949, in Armagnac, nel sud-ovest, dilagando poi negli ultimi dieci anni, osserva Denis Thiery, dell’Istituto nazionale di ricerca agronomica di Bordeaux: “Oggi quasi tutti i vigneti francesi sono contagiati eccetto quelli di Jura, Champagne e Alsazia”. Inoltre, prosegue, la metà dei vigneti francesi viene trattata obbligatoriamente contro la flavescenza secondo le disposizioni nazionali e europee. Per l’avvocato di Giboulot, Benoit Busson, “in assenza di una vera emergenza” sanitaria ed essendo le terre in questione “al di fuori del perimetro a rischio” flavescenza, solo una circolare ministeriale avrebbe potuto obbligarlo a utilizzare i pesticidi. Per lui, il reato non sussiste. L’accusa ha invece chiesto oggi al prefetto una multa di 1.000 euro contro il ‘viticoltore bio’ per avere “commesso un infrazione penale non rispettando per scelta ideologica la circolare del prefetto”. La sentenza dovrebbe arrivare nelle prossime settimane. “Ho rifiutato di fare questo trattamento sistematico perchè non c’era la conferma di ceppi malati nel dipartimento – si difende Giboulot – Non ho mai detto che non bisogna usare i pesticidi. Solo bisogna usarli se necessario”. Il viticoltore è diventato un eroe della causa ecologista: un comitato di sostegno formato tra gli altri dal partito Europe-Ecologie-Les Verts e da Greenpeace ha chiesto di fare cadere tutte le incriminazioni giudiziarie verso i viticoltori “che fanno la scelta coraggiosa di promuovere altri approcci agricoli”. Una pagina Facebook di solidarietà a Giboulot conta oltre 100.000 ‘Mi Piace’. Mentre la petizione in sua difesa ha raccolto quasi 500.000 firme. (di Aurora Bergamini – ANSA)

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