Freddo e neve secondo tradizione: ecco i giorni della merla

campagna neveE’ in arrivo la neve con il brusco calo delle temperature previsto per i giorni della merla di fine gennaio, che la tradizione popolare considera i più freddi dell’anno. La morsa del gelo proveniente dall’Artico è arrivata, preparando il terreno ad una settimana di vero inverno, che però si concluderà verso il week end con venti di Scirocco che faranno gradualmente innalzare le temperature. Da oggi è previsto l’arrivo di una nuova perturbazione che porterà un peggioramento su Nordest e regioni centro meridionali, con piogge e nuovi acquazzoni. La neve dovrebbe arrivare già ‘questa sera a quote basse sull’Emilia e sulle Alpi, e nella notte fino in pianura su Bologna, parte del Veneto, Lombardia orientale e in Trentino Alto Adige. Le nevicate più importanti sono attese sul bolognese, copiosissime sull’Appennino tosco-emiliano-romagnolo oltre i 100m, e su quello marchigiano a 200m”. E dopo una breve tregua martedì sera, tra mercoledì e giovedì la neve in pianura potrebbe cadere fino a quote pianeggianti su gran parte del Nord. La neve continuerà a cadere giovedì sulle Alpi e sull’Emilia e sarà proprio l’Emilia occidentale e in particolare il piacentino ad avere il carico nevoso più copioso. E Coldiretti lancia l’allarme gelo per verdure e ortaggi con il brusco abbassamento della temperatura. La discesa della colonnina di mercurio avviene dopo che i primi venti giorni di gennaio in Italia hanno fatto registrare una temperatura massima superiore di circa 3 gradi a quella media del periodo. A rischio ci sono le coltivazioni invernali in campo come cavoli, verze, cicorie, carciofi, radicchio e broccoli. L’arrivo del maltempo preoccupa i territori colpiti dalle violente manifestazioni temporalesche che hanno provocato frane e alluvioni, a partire dalla Provincia di Modena dove – sottolinea la Coldiretti – i vigneti di Lambrusco doc e le pere Igp devono tornare all’asciutto per scongiurare l’asfissia delle radici e la morte delle piante e si sta lavorando per ripulire case, magazzini, macchinari e stalle dal fango.
I cosiddetti giorni della merla sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio (29, 30 e 31) oppure gli ultimi due giorni di gennaio e il primo di febbraio. Sempre secondo la tradizione sarebbero i tre giorni più freddi dell’anno. L’origine della locuzione “i giorni della merla (o Merla)” non è ben chiara. Sebastiano Pauli espone due ipotesi: « “I giorni della Merla” in significazione di giorni freddissimi. L’origine del quel dettato dicon esser questo: dovendosi far passare oltre Po un Cannone di prima portata, nomato la Merla, s’aspettò l’occasione di questi giorni: ne’ quali, essendo il Fiume tutto gelato, poté quella macchina esser tratta sopra di quello, che sostenendola diè il comodo di farla giugnere all’altra riva. Altri altrimenti contano: esservi stato, cioè un tempo fa, una Nobile Signora di Caravaggio, nominata de Merli, la quale dovendo traghettare il Po per andare a Marito, non lo poté fare se non in questi giorni, ne’ quali passò sovra il fiume gelato.[1] »
Secondo altre fonti la locuzione deriverebbe da una leggenda secondo la quale, per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi pulcini, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il 1º febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri.
Si noti che se alcune leggende parlano di una merla, nella realtà questi uccelli presentano un forte dimorfismo sessuale nella livrea, che è bruna (becco incluso) nelle femmine, mentre è nera brillante (con becco giallo-arancione) nel maschio.
Secondo una versione più elaborata della leggenda, una merla, con uno splendido candido piumaggio, era regolarmente strapazzata da gennaio, mese freddo e ombroso, che si divertiva ad aspettare che lei uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo. Stanca delle continue persecuzioni, la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese, e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di gennaio, che allora aveva solo ventotto giorni. L’ultimo giorno del mese, la merla, pensando di aver ingannato il cattivo gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo. Gennaio se ne risentì così tanto che chiese in prestito tre giorni a febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia. La merla si rifugiò alla chetichella in un camino e lì restò al riparo per tre giorni. Quando la merla uscì, era sì salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo, e così essa rimase per sempre con le piume nere.
Come in tutte le leggende, esiste un fondo di verità: infatti nel calendario romano il mese di gennaio aveva solo ventinove giorni.
Sempre secondo la leggenda, se i giorni della merla sono freddi, la primavera sarà bella; se sono caldi, la primavera arriverà in ritardo. Un tempo, i contadini del Friuli osservavano le condizioni meteorologiche dei tre giorni della merla e, sulla base di esse, facevano le previsioni sul tempo dei mesi di gennaio, febbraio e marzo. Se il 29 era molto freddo e soleggiato anche, l’ormai passato gennaio, era stato per la maggior parte dei giorni freddo ma soleggiato, se il 30 era piovoso e più mite, anche la maggior parte del mese di febbraio sarà piovoso e le temperature saranno più miti.
In Romagna si racconta di una merla bianca che aveva atteso tutto l’inverno al caldo del suo nido fin quando, gli ultimi tre giorni di gennaio, un bel sole si alzava nel cielo.
La merla, convinta fosse arrvata la primavera uscì dal suo nido ma fu accolta da un freddo glaciale (Una variante della leggenda dice che gennaio, per dispetto, fece in modo diventasse così freddo) talmente intenso che la merla, per non morire, fu costretta a ripararsi all’interno di un camino fumante.
La merla si salvò ma rimase per sempre nera, ed ecco perché oggi sono neri.
Una leggenda che varia da posto a posto. Una cosa è però in comune a tutti: la data. I tre ultimi giorni di gennaio, considerati i più freddi sono una specie di cartina di tornasole, perché in base a come si presenta il tempo in questi tre giorni, gli esperti sapranno come sarà il clima dell’anno. Certamente durante l’inverno c’è qualche altro giorno più freddo, ma la tradizione non si è spenta. A Bonorva, per esempio, dicono che gennaio abbia chiesto due giorni a febbraio, perché gennaio era solo di 29 giorni, con due giorni in prestito li avrebbero uniti al 29 e si sarebbe potuto capire il clima del resto dell’anno. Specie in caso di neve di questi tre giorni, era e tuttora è una credenza a cui molti contadini si affidano, che la primavera arriverà un po’ in anticipo e sarà mite. Se in questi tre giorni non sarà freddissimo, il freddo durerà anche in primavera.
In altri paesi si osserva il clima dei giorni dedicati a “su Barbutu” (S. Antonio Abate) il 17 gennaio e de su culi nutu il 20 gennaio (S. Sebastiano) per pronosticare l’andamento del tempo. Un’altra festa per le previsioni del tempo è il 2 febbraio: La Candelora. A sa Candelora, si no proet, s’ilgerru ch’est fora, ma si proet o faghet bentu, baranta dies de malu tempus, cioè: se per la Candelora, non piove, siamo fuori dall’inverno, ma se piove o tira vento, seguiranno altri quaranta giorni di brutto tempo.

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