Galline ovaiole: le Regioni chiedono di aiutare gli allevatori

Un percorso che accompagni gli allevatori di galline ovaiole nella ”difficile e onerosa fase di adeguamento, entro il 31 dicembre 2011, degli allevamenti con le piu’ ampie e attrezzate ‘gabbie modificate’ previste dalle due direttive dell’Unione Europea per garantire un maggior benessere agli animali”. E’ la richiesta contenuta in un documento che l’assessore regionale all’Agricoltura dell’Emilia Romagna, Tiberio Rabboni, e i colleghi delle altre Regioni hanno assunto nella riunione del Comitato tecnico permanente in materia di agricoltura e che porteranno all’esame della Conferenza Stato-Regioni. Fermi restando i termini del 31 dicembre 2011, le Regioni propongono al ministro dell’Agricoltura di varare – in accordo con il ministro della Salute e le stesse amministrazioni regionali – un programma di adeguamento degli allevamenti, fattibile e sostenibile da un punto di vista economico, e di garantire il proseguo dell’attivita’ a tutti gli allevatori che dimostrino di aver intrapreso gli interventi strutturali richiesti. In questo senso la richiesta e’ di salvaguardare, nel quadro delle sanzioni e sospensioni previste, gli allevatori che dimostrano di avere gia’ avviato la trasformazione degli allevamenti e che si impegnano a terminarla in tempi ristretti e certi, pur non riuscendo – non per propria volonta’ – a rispettare il termine di fine 2011. ”La proposta delle Regioni – ha spiegato Rabboni – trova le sue motivazioni nelle oggettive difficolta’ degli allevatori a rispettare la scadenza del 31 dicembre 2011, dato che il numero delle gabbie modificate da introdurre e’ particolarmente elevato e la richiesta non puo’ essere soddisfatta dalle poche ditte fornitrici presenti sul mercato. Inoltre il cambiamento delle gabbie impone delle variazioni strutturali degli allevamenti che, il piu’ delle volte, richiedono iter autorizzativi che – pur con tutta la collaborazione degli enti competenti – allungano necessariamente i tempi di realizzazione delle trasformazioni”. Attualmente si stima che solo il 15% circa degli allevamenti abbia portato a termine le modifiche previste. In questa situazione il rischio paventato dalle Regioni e’ che, oltre a quello di possibili contenziosi giudiziari, molte aziende siano costrette a chiudere con pesanti conseguenze economiche e sociali. (ANSA).

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