Gennaio, mese di santi e di proverbi

“L’ Epifania tutte le feste le porta via, poi arriva San Benedetto che ne riporta un bel sacchetto! ” San Severino, 8 gennaio, dalla barba bianca, di neve ne porta una gamba , A San Maur (15 gennaio) una fred dal diàvol, a sant’ Antoni (17 Gennaio) una fred dal demoni . Ed e’ proprio Sant’Antonio a mietere una serie infinita di detti popolari: Sant’Antonio, gran freddura, Sant’ Antonio dalla barba bianca se non piove la neve non manca, S. Antonio dalla barba bianca, se non nevica non si mangia San Lorenzo gran caldura, l’uno e l’altro poco dura. ,per San Bastiano (20 gennaio), sali il monte e guarda il piano; se vedi molto, spera poco; se vedi poco, spera assai. , Per San Sebastiano un’ora abbiamo. San Fabian e Sebastian i ven via cun la viöla in man Sant’Agnese (21 gennaio), il freddo è per le siepi. A san Vincenzo (22 gennaio) l’inverno mette i denti- San Vincenz de la gran fredüra, San Lorenz de la gran caldüra: vün e l’ alter poch el düra , Se per San Paolo (25 gennaio) è sereno, abbondanza avremo , De le calendule e de le crescendule no me ne cüre, basta che’ l dé de San Paol no’ l sé scüre
sant’antonio abate e san sebastiano sono chiamati i mercanti della neve perchè se nel loro giorno fa bel tempo e splende il sole ne approfittano e vanno al mercato a comperare la neve da spargere sulla terra nei giorni successivise non piove a santa emerenziana il grano è a rischio. dove cade, la neve può fioccare fino al 23 del mese io giorno di sant’antonio (17) inizia il tempo del carnevale che durerà fino al martedì grasso: in questo giorno si benedicono gli animali e a volte anche delle gallette di farina da appendere nelle stalle nei cortili e nei pollai.
la sera del 16 è meglio non intrattenersi nelle stalle perchè gli animali parlano tra loro e non bisogna disturbarli nel giorno di san paolo (25) se fa serenno saranno buoni raccolti, se piove o nevica sarà carestia, se tira forte vento sarà guerra tra i popoli se fa tempo scuro le calende dal 26 dicembre all’epifania non valgono più gli ultimi tre giorni di gennaio sono chiamati i giorni della merla e si dice che siano i più freddi dell’inverno una leggenda racconta che la merla (un tempo bianca come la neve), si rallegrò che gennaio stava per finire e quindi sarebbe passato il freddo gennaio la sentì e per dispetto intensificò il freddo per proteggersi dal freddo intenso quindi la merla si infilò in un camino e per la fuliggine le sue penne diventarono nere e lo rimasero per sempre verso la primavera. In antico, come ben ricorderanno i nonni, nelle parlate trevigiane la primavera era la vèrta, quella che i Furlani chiamano la viarte. Vèrta e viarie stanno per “apertura”, apertura della buona stagione dopo i rigori dell’inverno. Già nel mese di gennaio se ne preannunciava e se ne desiderava l’arrivo.
Così i proverbi, che sono il distillato della sapienza popolare:
– San Bas-ciàn co’ ‘la viòla in man (S. Sebastiano, 20 gennaio);
– Da Santa Agnése èl frét fruzha pa’e zhiése, ma se ‘e zhiése no’ ‘le è fate él va su pa’e culate (A Sant’Agnese, 21 genn., il freddo razzola per le siepi, ma se le siepi non sono fatte va su per le coscie).
Verso la fine di gennaio anche il ghiaccio comincia a sciogliersi:
– Da San Pòl èl iazh èl se ronpe èl òs del còl (Alla conversione di San Paolo, 25 genn., il ghiaccio si rompe l’osso del collo).
E infatti:
– San Paolo ciaro e zheriola scura, del inverno no se à pì paura (zherio’la, candelora, 2 febbraio).

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