Genova e la guerra del latte con Lactalis-Parmalat

bovini latte 3Il latte divide. E Genova scopre che per questo alimento possono sorgere contrapposizioni e boicottaggi. E’ quello che capita ai prodotti di Lactalis-Parmalat che molti genovesi non acquistano più perché la multinazionale, che aveva rilevato il marchio Latte Oro della ex centrale del latte di Genova, ha deciso di non rifornirsi più dagli allevatori delle valli genovesi. Il 31 di marzo è scaduto il contratto. Niente rinnovo, se non a 25 cent a litro. Improponibile per i costi che devono sostenere gli allevatori. Così il latte dalle stalle è finito nelle fogne, fino a quanto, attraverso la mediazione della Regione Liguria, non è stato trovato un accordo con il Caseificio Pugliese di Lauriano (Torino) che comprerà il latte genovese fino a settembre. Una soluzione tampone, una boccata d’ossigeno per gli allevatori in attesta della risoluzione strutturale del problema. Da sempre Genova è legata al Latte Oro. Nei tempi della vertenza che ha portato all’arrivo di Parmalat era stato anche coniato un motto: “Cresciuti a Latte Oro, uccisi dal latte Parmalat”. Anche per questo l’atteggiamento di Lactalis-Parmalat ha reso questo prodotto indigeribile. In rete è partita l’idea del boicottaggio che sugli scaffali pare cominci a lasciare il segno. Dalla parte degli allevatori si è schierato anche don Porcile, parroco a Sturla. Il ‘don’ ha voluto superare il boicottaggio e dopo aver preso contatti con alcuni allevatori domani davanti alla sua chiesa venderà i formaggi prodotti con il latte genovese. “E’ un modo per sostenere gli allevatori”. L’iniziativa di don Porcile è stata benedetta anche dall’ arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco. Ma c’è un’altra parte di Genova che condanna queste iniziative, sono coloro che vedono a rischio l’occupazione di chi lavora a Genova per Lactalis-Parmalat. E anche questo movimento nasce in rete e prende di mira proprio don Porcile che riceve critiche sulla sua bacheca facebook. A lanciare l’allarme sono in particolare loro, i reduci della centrale del latte di Genova. “Ci mettiamo la faccia. Orgogliosi collaboratori di Latte Oro. Siamo genovesi e lavoriamo ogni giorno con passione per portare sulle vostre tavole il latte fresco ORO. 100% italiano. Garantito”. Sarebbero in 100 a rischiare il posto se il boicottaggio sarà duro. E a don Porcile arrivano anche questi post: “Scuse pubbliche per quei lavoratori che rischiano il posto di lavoro”, o “Spero che quando qualcuno della distribuzione Parmalat perderà il lavoro si potrà rivolgere a lei e ai suoi parrocchiani per pagare le bollette e mangiare. Ci pensi state giocando con la pelle di 100 famiglie”. Intanto ha riscosso successo una iniziativa delle associazioni dei consumatori che ha portato nella centrale piazza De Ferrari un camioncino per distribuire il latte genovese a 50 cent a litro, con ricavato da destinare all’Unicef. In poco più di un’ora sono stati venduti 400 litri di latte con i genovesi che hanno fatto la fila. Tra questi anche il sindaco Marco Doria. “Sono qui per salvare il latte genovese, ma non voglio parlare di boicottaggio. Bisogna creare una rete per tutelare i nostri produttori e renderli capaci di affrontare le regole del mercato, brutali, ma che non si possono ignorare”. In piazza anche il governatore Giovanni Toti che ha bevuto latte da una bottiglia, senza alcun riferimento al boicottaggio. “Bisogna rendere questo latte, che è un’eccellenza una ricchezza per il territorio. Serve un marchio di qualità”.
(di Paolo Mori – ANSA)

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