Giallo pesce spada: Italia blocca pesca ma manca decisione UE

E’ giallo sulla pesca al pesce spada, il cui divieto dovrebbe partire domani: una partita che sta uscendo dal mare per trasformarsi in una guerra di carte bollate. Le attività sono bloccate a partire da domani 1 ottobre fino al 30 novembre in base ad una raccomandazione Iccat, l’organizzazione mondiale di pesca per i grandi migratori dell’atlantico, recepita e resa obbligatoria dalla Ue fino allo scorso anno. Il ministero delle Politiche agricole ha disposto una circolare che impone ai pescatori il fermo biologico, ma è proprio sulla validità di questo provvedimento che da Bruxelles interviene il vicepresidente della Commissione Pesca del Parlamento europeo, Guido Milana, secondo il quale l’Italia doveva ricorrere ad un decreto per colmare il vuoto giuridico dovuto al mancato recepimento da parte comunitaria della raccomandazione Iccat per il 2010, che anno per anno deve essere rinnovata. Una posizione che trova d’accordo le associazioni cooperative di categoria, che riconoscono a Milana il merito di far esplodere le mille contraddizioni che si sono accavallate su questa partita complessa e delicata. E in attesa dei chiarimenti di ordine giuridico se la Ue debba o meno adottare un atto di recepimento come negli anni passati, le associazioni fanno notare come il vuoto legislativo sul fermo 2010 ha lasciato un pericoloso margine di discrezionalità ai singoli Stati. Francia, Spagna e Grecia hanno già adottato autonomi provvedimenti di blocco ma non Malta e la Croazia, con evidenti disparità di trattamento tra le flotte europee, che rischiano non solo di turbare gli equilibri sui mercati, ma anche di esasperare tensioni per un segmento già in forte crisi e, soprattutto, di avere effetti controproducenti sulla tutela delle risorse. Rilanciando le pressanti sollecitazioni della Commissione pesca del Parlamento europeo, le associazioni chiedono certezze per gli operatori, incalzando la Commissaria Damanaki per un chiarimento che consenta un’uniformità di intervento in tutto il Mediterraneo. “La mancata risposta da parte comunitaria rischia di compromettere la buona volontà dimostrata dal nostro Governo nell’adozione di un provvedimento di blocco volto alla tutela delle risorse, che – concludono le associazioni – sarà comunque indispensabile accompagnare con misure socioeconomiche in modo da compensare i mancati redditi e tutelare lavoro e risorse”.

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