Giornata mondiale del mais: Confagri, in Italia il comparto è frenato

mais 1“Guardiamo con interesse all’intesa tra le regioni Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte e Friuli per utilizzare la produzione di mais non commercializzabile per usi zootecnici e alimentari, perché contaminato dalle aflatossine, al fine di creare biogas. E’ una prima risposta concreta, anche se in ritardo, ad un problema concreto e drammatico per i produttori; c’è però da dire che c’è una perdita di valore che va dagli 8 ai 10 euro al quintale e che realisticamente non risolverà completamente il problema, assorbendo solo il 30% della quantità di mais interessata”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi intervenendo a Cremona al workshop sulla “Giornata mondiale del mais”, occasione importante per fare il punto sulla produzione.
“Pure in questo campo riscontriamo che i tempi di reazione delle Istituzioni nazionali e comunitarie ai problemi non sono compatibili con le esigenze del mondo produttivo – ha osservato Guidi -. Il primo allarme aflatossine è stato raccolto ad inizio agosto, riscontrando la presenza estesa di muffe sulle spighe di mais. Ora si conta un milione di tonnellate di mais non utilizzabile a fini alimentari. Non accettiamo che i maiscoltori vengano lasciati da soli ad accollarsi i danni di un’annata che si è aperta in perdita a causa della siccità e che rischia di chiudersi in profondo rosso a causa delle aflatossine”.
“Contributi irrisori, risposte parziali, prevenzione inesistente, questa è la situazione – ha poi rilevato il presidente di Confagricoltura -. Ci sono però troppi problemi per questa coltura, con le molteplici limitazioni in essere (dalla direttiva nitrati al divieto dei concianti, al rischio micotossine). E che accadrà domani? Quali risposte ed indicazioni si daranno ai produttori per la prossima campagna?”
“A livello mondiale cresce la produzione di mais, con nuovi record produttivi – ha concluso il presidente Guidi -. In Europa ed in Italia andremo in controtendenza; aspettiamoci meno mais e più oleaginose e bietole con tutte le conseguenze del caso”.

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