Gli agricoltori continuano a soffrire e gli italiani riducono i consumi alimentari

Anche il 2010 sara’ ”un anno nero” per l’agricoltura italiana. Lo prevede la Cia-Confederazione italiana agricoltura che, nel corso della Quarta Conferenza Economica di Lecce, ha diffuso le prime stime dell’annata agraria in corso sulla base delle ultime analisi Ismea. Nel 2010 si prevede un calo della produzione (-2,1%) e del valore aggiunto (-2,5-3%), prezzi all’origine in frenata (-4/5%) e costi (produttivi, contributivi e burocratici) in ulteriore crescita (+4,5%), mentre i redditi degli agricoltori dovrebbero subire un nuovo ”taglio” (tra il 6 e il 7%) rispetto al 2009, quando si e’ avuta una flessione di circa il 21%. Unico dato positivo e’ l’export in crescita (+3,3% in valore) e import in lieve rallentamento: e cosi’ il disavanzo della bilancia commerciale agroalimentare dovrebbe ridursi notevolmente (-24% in volume e -10% in valore). Il calo produttivo – sottolinea la Cia – e’ dovuto soprattutto dalla contrazione delle coltivazioni (-3,2%). In discesa dovrebbero risultare, in particolare, il comparto dei cereali e quello ortofrutticolo. Male infine i consumi alimentari domestici che dovrebbero rimanere al palo (+0,1%).
Le prospettive per il futuro non sono rosee, ma anche nei mesi passati la crisi si e’ fatta sentire sulla tavola degli italiani che oggi – afferma la Cia sulla base delle rilevazioni territoriali delle sue strutture e dei dati Istat e Ismea – riempiono il carrello con maggiore consapevolezza e attenzione al prezzo e con l’obiettivo di spendere al meglio le risorse disponibili. Dall’indagine risulta infatti che la spesa per i consumi alimentari e’ diminuita del 3% (al Centro -4%). Quattro famiglie su dieci sono state costrette a ‘tagliare’ gli acquisti, mentre 6 su 10 hanno modificato il menu’. Il 36% è stato obbligato a scegliere prodotti di qualita’ inferiore. Il 32% ormai compra solo ‘promozioni’ nei ‘discount’. Per quanto riguarda i ‘tagli’: il 41,4% delle famiglie italiane ha ridotto gli acquisti di frutta e verdura, il 37% quelli di pane e il 38,5% quelli di carne bovina. Nella ripartizione geografica si nota che al Nord il 32% delle famiglie ha limitato gli acquisti (il 39% ha ridotto le ‘voci’ pane e pesce). Al Centro la percentuale di chi ha tagliato i consumi sale al 37% (il 38% ha ridotto il pane, il 46% il pesce, il 42% la carne bovina); mentre nelle regioni meridionali si arriva al 51% (il 38% ha ridotto il pane e il 56% la carne bovina). Per riempire il carrello alimentare ogni famiglia italiana ha speso in media al mese 461 euro. Una spesa – che rappresenta il 18,9% di quella totale e raggiunge complessivamente i 146 miliardi di euro l’anno – assai diversificata per aree geografiche: al Nord – afferma la Cia – e’ stata pari a 455 euro, al Centro a 472 euro, al Sud a 463 euro.

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