Gli emiliani: “Ecco perché abbiamo paura dei fenomeni naturali”

Il rischio idrogeologico tra l’Appennino di Parma e quello di Modena, passando per Reggio, così come percepito dalle persone. E’ quanto emerge da un’indagine della Swg condotta per l’Associazione nazionale bonifiche, irrigazioni e miglioramenti fondiari (Anbi) su un campione di 800 intervistati a fine gennaio.
“In uno degli Appennini più fragili d’Italia e nei territori tra i più urbanizzati, queste risposte sono l’indice di un nuovo modo di percepire, in maniera collaborativa, il rapporto tra i consorziati e la bonifica”. Sono le parole di Marino Zani, presidente del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale che commenta così i primi numeri dell’indagine che fotografa la situazione di un territorio in crescente pericolo, dove 3 italiani su 4 sostengono che il Paese si trova a dover fronteggiare una crescente emergenza ambientale. Al Nord, al primo posto tra le emergenze spiccano l’urbanizzazione e la cementificazione “che aggravano i problemi di gestione delle acque che su asfalto e cemento corrono molto più velocemente e pericolosamente”, spiega Marino Zani, per cui si pone il problema di tutelare maggiormente aree industriali e zone urbanizzate. Disboscamento
(58%), abusivismo edilizio (52%), cementificazione dei letti dei fiumi (38%), costruzione incontrollata di infrastrutture (32%), sono – secondo la popolazione – alcune delle cause alla base dei problemi di carattere idrogeologico (frane, smottamenti, inondazioni). E non a caso il 75% degli intervistati ritiene che siano in aumento le emergenze ambientali: l’84% teme per le calamità naturali. Circa 6 italiani su 10 si sono trovati almeno una volta a dover affrontare qualche disastro legato a fenomeni naturali e il 43% della popolazione ha dovuto affrontare alluvioni, esondazioni o frane/smottamenti, i cui danni se non evitati potevano essere senz’altro limitati intraprendendo un’opportuna e generica opera di prevenzione e manutenzione, ovvero attraverso una specifica e dedicata attenzione agli alvei dei fiumi, agli argini e una generale cura territoriale.
“Una situazione che, purtroppo, in alcune zone dell’Appennino è nota e che ora ci impegna per i prossimi anni di mandato”, analizza Ivan Bertolini, che, lunedì 14 febbraio 2011 è stato nominato vicepresidente del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale. “Gli Emiliano Romagnoli sono in testa, col 55% delle risposte, nel richiedere a gran voce un attento e costante monitoraggio territoriale finalizzato ad un’attività di prevenzione e manutenzione, così come richiedono le regioni Toscana, Lombardia e Veneto”.
“E fa piacere – rileva Tristano Mussini, l’altro vicepresidente – che ben l’88% dei cittadini (secondo dato nazionale, preceduto solo dal Veneto, col 92%) che ha sentito parlare dei Consorzi di Bonifica e, addirittura il 98% di questi ritiene che abbiano un ruolo importante”.
“E come noto – aggiunge Mussini – non c’è più distinzione tra aree urbane e aree agricole: il 54% degli intervistati ritiene che il ruolo dei Consorzi di Bonifica è egualmente importante in entrambe. E da questo sondaggio ci è riconosciuta la conoscenza del nostro ruolo sullo scolo delle acque (70%), meno le attività in montagna. Lavoreremo per comunicarle. Ma non sembrano esserci dubbi sull’importanza del doppio ruolo a cui sono chiamati i consorzi: limitare i danni provocati dai fenomeni alluvionali (93%) e nel rimettere in sicurezza idrogeologica i territori colpiti (92%)”.

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