Gli italiani non vogliono rinunciare alle “telline”

Le telline devono essere ‘salvate’, impossibile farne a meno nella tradizione gastronomica nazionale. A pensarla cosi’ e’ il 30% degli italiani, secondo un sondaggio on line condotto dalla Federcoopesca-Confcooperative per capire a quali specie i consumatori non vorrebbero rinunciare, a seguito delle nuove norme comunitarie per la pesca entrate in vigore il primo giugno scorso. Tra pesci e molluschi, sono una decina i prodotti che piu’ di altri risentiranno delle variazioni imposte da Bruxelles su larghezza delle maglie, attrezzature e distanza minima dalla costa. Dopo le telline, al secondo posto gli italiani vorrebbero ‘salvare’ le vongole con il 19%, seppie e calamaretti ex aequo con il 17% e i bianchetti con il 14%; seguono rossetti, cannolicchi, latterini, cicerelli e zerri. Certo e’ che oggi, ad oltre un mese da questa data, il mercato delle telline e’ fermo ma il prodotto non scarseggia, con prezzi che stanno tenendo senza avere subito alcuna temuta impennata. ”Di telline ce ne sono sul mercato a dispetto di altre produzioni che invece sono scese anche del 10%, in particolare pesci come i naselli – afferma all’ANSA Claudio Brinati, presidente di Federcoopesca Lazio – Oggi la produzione media giornaliera di telline e’ di 25-20 kg a barca. Quanto ai prezzi, oscillano tra i 9-12 euro all’ingrosso e dai 14 euro in su al dettaglio”. Un equilibrio che secondo Brinati si deve alla gestione oculata della produzione delle telline grazie all’esperienza dei consorzi. A parte le fluttuazioni cicliche annuali o i problemi legati ai ripascimenti degli arenili, le telline sono presenze costanti lungo molte coste italiane, ma la regione leder per la produzione e’ il Lazio con circa 80 tonnellate l’anno, effettuata da 50 piccole imbarcazioni. E Brinati del resto di questo bivalve e’ un esperto, visto che ha partecipato con Slow food alla stesura delle linee guida per la definizione di un disciplinare della Tellina del litorale romano, uno dei presidi dell’associazione che nel Lazio ha anche l’anguilla di laghi della Tuscia. Si tratta di norme di tutela del prodotto, che riguardano area di produzione, metodologia di pesca, caratteristiche e confezionamento.(ANSA).

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