Gli storni distruggono i vigneti. La denuncia della Cia sulla mancata deroga


Una direttiva comunitaria sulla conservazione degli uccelli selvatici ammette ugualmente lo storno tra le specie cacciabili in molte nazioni Ue, tranne che per l’Italia, Paese più di altri a rischio per via delle produzioni frutticole che sono appetite dal volatile. “L’Italia nel 2009 – lamenta la Cia dell’Emilia Romagna – non ha infatti richiesto in occasione dell’aggiornamento decennale della direttiva e con adeguata motivazione l’inserimento dello sturnus vulgaris nelle specie cacciabili, accorgimento richiesto e concesso invece da nazioni come ad esempio Ungheria, Romania e Bulgaria che, come il Belpaese, hanno produzioni viticole e frutticole importanti”.
Sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 26 gennaio scorso, infatti (L. 20/7) è stato pubblicato l’atto di aggiornamento della Direttiva Ue 79/409 concernente la conservazione degli uccelli selvatici.
“Il provvedimento – spiega la nota della Cia – anche in considerazione della recente entrata nella Ue di molti Paesi dell’ex Europa orientale, ha subito alcune modificazioni e aggiornamenti anche per quanto attiene le specie di uccelli come lo storno (sturnus vulgaris), un uccello gregario che nei Paesi nordici è protetto perché non costituisce un problema in quanto non esistono coltivazioni di vite e olivo che esistono nel sud Europa. Cogliendo l’opportunità della periodica revisione della Direttiva (di norma ogni 10 anni) molti Paesi dell’Europa sud orientale, compresa l’Ungheria, la Romania e la Bulgaria – precisa la Confederazione – si sono attivati chiedendo e ottenendo l’inserimento dei storno e tortora dal collare nell’elenco delle specie cacciabili dal 2010, così come è stato precedentemente concesso a Spagna, Francia e Grecia. L’unica nazione che non ha ottenuto niente per il semplice fatto che nulla ha chiesto è l’Italia, pur avendo la certezza che la richiesta sarebbe stata accolta, non potendosi negare all’Italia quello che è stato concesso a tutti i Paesi che hanno estesi vigneti, frutteti e oliveti”.
L’unica certezza ora è che continuerà la lunga e complicata procedura delle ‘deroghe’ e di conseguenza il teatrino dei ricorsi e controricorsi al Tar e al Consiglio di Stato contro le delibere che ogni Regione continuerà a prendere per rendere cacciabile lo storno. “L’unico risultato – conclude la Cia – sarà un incremento di costi per Regioni e Province e di tanto lavoro per avvocati e soprattutto resteranno beffati gli agricoltori che dovranno continuare a subire i danni dagli storni”.

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