Gli storni distruggono i vigneti. La denuncia della Cia sulla mancata deroga
- lunedì, 8 febbraio 2010, 12:48
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Una direttiva comunitaria sulla conservazione degli uccelli selvatici ammette ugualmente lo storno tra le specie cacciabili in molte nazioni Ue, tranne che per l’Italia, Paese più di altri a rischio per via delle produzioni frutticole che sono appetite dal volatile. “L’Italia nel 2009 – lamenta la Cia dell’Emilia Romagna – non ha infatti richiesto in occasione dell’aggiornamento decennale della direttiva e con adeguata motivazione l’inserimento dello sturnus vulgaris nelle specie cacciabili, accorgimento richiesto e concesso invece da nazioni come ad esempio Ungheria, Romania e Bulgaria che, come il Belpaese, hanno produzioni viticole e frutticole importanti”.
Sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 26 gennaio scorso, infatti (L. 20/7) è stato pubblicato l’atto di aggiornamento della Direttiva Ue 79/409 concernente la conservazione degli uccelli selvatici.
“Il provvedimento – spiega la nota della Cia – anche in considerazione della recente entrata nella Ue di molti Paesi dell’ex Europa orientale, ha subito alcune modificazioni e aggiornamenti anche per quanto attiene le specie di uccelli come lo storno (sturnus vulgaris), un uccello gregario che nei Paesi nordici è protetto perché non costituisce un problema in quanto non esistono coltivazioni di vite e olivo che esistono nel sud Europa. Cogliendo l’opportunità della periodica revisione della Direttiva (di norma ogni 10 anni) molti Paesi dell’Europa sud orientale, compresa l’Ungheria, la Romania e la Bulgaria – precisa la Confederazione – si sono attivati chiedendo e ottenendo l’inserimento dei storno e tortora dal collare nell’elenco delle specie cacciabili dal 2010, così come è stato precedentemente concesso a Spagna, Francia e Grecia. L’unica nazione che non ha ottenuto niente per il semplice fatto che nulla ha chiesto è l’Italia, pur avendo la certezza che la richiesta sarebbe stata accolta, non potendosi negare all’Italia quello che è stato concesso a tutti i Paesi che hanno estesi vigneti, frutteti e oliveti”.
L’unica certezza ora è che continuerà la lunga e complicata procedura delle ‘deroghe’ e di conseguenza il teatrino dei ricorsi e controricorsi al Tar e al Consiglio di Stato contro le delibere che ogni Regione continuerà a prendere per rendere cacciabile lo storno. “L’unico risultato – conclude la Cia – sarà un incremento di costi per Regioni e Province e di tanto lavoro per avvocati e soprattutto resteranno beffati gli agricoltori che dovranno continuare a subire i danni dagli storni”.
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