Grana Padano: da imitazioni danni per un miliardo di euro

grana padano
Nei negozi e nei supermercati è in continua crescita la presenza di prodotti che per aspetto, presentazione e packaging sembrano uguali a quelli DOP, ma che – secondo i responsabili del Consorzio per la Tutela del Grana Padano che su questo tema hanno organizzato un convegno nell’ambito di Tuttofood in Fiera a Milano – nulla hanno a che vedere con il livello qualitativo degli stessi. La confusione causata dai generi alimentari ‘similari’, di ignota provenienza e in vendita sugli scaffali al fianco di eccellenze come Grana Padano, penalizza in maniera pesante i consumatori, il made in Italy e le aziende produttrici. Il danno stimato solo per il Grana Padano, vale 1 miliardo di euro, 700 milioni all’estero e 300 milioni in Italia., il 35% di tutto il fatturato al consumo. Lo ha detto Nicola Cesare Baldrighi, presidente del Consorzio Grana Padano.
“Abbiamo bisogno di regole per smetterla di confondere il consumatore con questi similari – ha spiegato Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano. “Si tratta di prodotti, che purtroppo legalmente ma in maniera sleale, si presentano senza indicare da dove provengono, prevalentemente dai paesi dell’est, vengono mescolati negli scaffali assieme al ‘parmigiano reggiano e al grana padano e sfruttano l’esigenza di risparmio delle famiglie italiane che sono in difficoltà. I formaggi cosiddetti ‘similari’ sono prodotti sia da aziende italiane che delocalizzano e sia da aziende straniere. “Ma quasi sempre – ha spiegato Berni – a dare l’avviamento o a istruire le maestranze sono casari italiani”. Questi prodotti utilizzano nomi di italian sounding che possono tratte in inganno i consumatori meno attenti. “Nomi di fantasia, con il Gran davanti dicendo che vorrebbe dire ‘grande’ perché proviene da forme di 40 chili, mentre Gran viene percepito come l’abbreviativo di Grana nome che ovviamente non può essere utilizzato. Quindi Grangusto, Grancolore, Gransapore ecc…”. “Il Dop è un patrimonio dell’Italia e della nostra regione e a questi ‘similari’ non vogliamo concedere nessuno spazio”, ha detto da parte l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Fava -. La partita si gioca sul tema dell’etichettatura sul quale abbiamo fatto battaglia negli anni scorsi in Parlamento Europeo. La Ue, d’altra parte non sta dimostrando grande sensibilità perché è evidente che questa nostra esigenza è contro gli interessi della grande distribuzione organizzata che ha interesse a omologare il prodotto e a fare una rincorsa verso il basso. Noi, invece, vogliamo giocare la partita sul piano della qualità”.

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